Trump non รจ eterno
Per il suo rancore nei confronti di Meloni e il Papa, conviene comportarsi come ha fatto Leone XIV che non ha risposto alle provocazioni
29/06/2026
di Mario Pinzi

Non mi stancherò mai di ripeterlo: L’Italia, grazie al proprio risparmio privato, dispone di circa 12.000, miliardi di euro.
Una cifra tale da consentire, almeno teoricamente, di coprire il debito dello Stato per ben quattro volte.
Gli Stati Uniti, al contrario, sono gravati da un’enorme massa di debiti e non possono contare sullo stesso livello di risparmio privato.
Una differenza che, a mio avviso, non dovrebbe mai essere sottovalutata.
Fatta questa necessaria premessa, possiamo analizzare lo scontro diplomatico emerso tra Donald Trump e Giorgia Meloni, nato dal mancato allineamento della presidente del Consiglio alle richieste avanzate dal presidente americano riguardo alla guerra con l’Iran.
Una richiesta che molti hanno giudicato legittima e che a mio parere, ha portato la Meloni a commettere quello che considero il secondo errore più significativo dalla nascita del suo governo.
Il primo, come ho già sottolineato in passato, è stato quello relativo al referendum sulla giustizia.
Tuttavia, osservando gli sviluppi successivi, emerge un elemento interessante.
Sembra infatti che la presidente del Consiglio, cosi come Leone XIV, il primo Pontefice americano, abbia scelto di non rispondere alle provocazioni provenienti dagli Stati Uniti.
Allo stesso modo, il governo italiano pare avere deciso di archiviare l’incidente senza alimentare ulteriori tensioni.
Una scelta che, personalmente, ritengo saggia e prudente.
Va inoltre evidenziato un aspetto spesso trascurato in modo sbagliato.
Negli Stati Uniti, il Made in Italy continua a rappresentare un marchio capace di conquistare il desiderio dei consumatori, mentre la Cina, attraverso i meccanismi della globalizzazione, stà esercitando una posizione crescente che rischia di mettere in crisi interi settori industriali europei.
In questo contesto, il mercato americano assume un valore ancora più rilevante.
Negli ultimi anni, infatti, l’export italiano verso gli Stai Uniti è cresciuto di circa il 20%, un dato che merita attenzione e che non può essere ignorato.
Grazie a questa crescita, l’Italia ha superato il Giappone, conquistando il quarto posto tra le nazioni esportatrici di prodotti di qualità nel mondo.
Un risultato significativo, soprattutto se si considera che nessun altro mercato ha garantito risultati altrettanto coerenti e tangibili.
Gli Stati Uniti, del resto, restano un’economia fondata sui consumi.
Per sostenere questo modello, gli stipendi devono mantenersi elevati e, in un sistema di questa natura, Trump conta molto meno di quanto spesso si creda.
Nel frattempo, il quadro internazionale si è ulteriormente complicato.
La guerra in Iran, il rapimento del presidente venezuelano Nicolás Maduro (il 3 gennaio 2026) e il conflitto tra Putin e Zalensky, hanno contribuito a rafforzare il ruolo degli Stai Uniti come punto di riferimento per l’approvvigionamento energetico e l’acquisto di petrolio.
Da questa nuova posizione di forza emerge, secondo alcuni osservatori, che Trump, stia cercando di affrontare l’enorme mole di debiti accumulati negli anni, e privi di una adeguata copertura.
Lo scontro tra Trump e Meloni ha avuto una vasta eco mediatica, ma ha anche contribuito a riaccendere il dibattito su una questione strategica: perché gli Stati Uniti non intervengono con maggiore rapidità nella liberazione dello Stretto di Hormuz, passaggio cruciale attraverso cui transita una quota rilevante del petrolio mondiale.
Alla luce di questa verità, all’Italia non conviene litigare con “bullo del cortile” che presto non ci sarà più, mentre tornerebbe utile litigare con i servi europei messi nei posti di comando dalla globalizzazione per diventare i padroni della Bce e cambiare questa bislacca Unione…
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