Trump e l’assurdo attacco alla Meloni
L’America non ha compreso che senza l’Italia il potere del mondo passerà nelle mani di Cina e Russia
29/06/2026
di Roberto Baresi

Le esternazioni di Trump, culminate nell’affermazione secondo cui Giorgia Meloni avrebbe addirittura implorato una foto con lui, appartengono a una dimensione così grottesca e poco dignitosa da rendere quasi superfluo ogni commento.
Molti osservatori avevano sperato in un ritorno di pace, ma a guardare oltre la superficie, la realtà sembra raccontare una storia diversa.
Le tensioni non sono affatto scomparse e il rapporto tra Roma e Washington continua a muoversi su un terreno fragile e complesso.
È proprio in questo scenario che per Meloni si apre una sfida decisiva: dimostrare la propria capacità di guidare l’Italia fuori dalle sabbie mobili nelle quali, da troppo tempo, si trova stretta tra le dinamiche americane ed europee.
Il 2027 non è un orizzonte lontano.
È già alle porte e il tempo delle dichiarazioni deve lasciare spazio a quello delle riforme concrete.
Riforme capaci di restituire forza e prospettive alla media borghesia, autentico pilastro della stabilità sociale e unica vera barriera contro tutti i “Trump di turno” che, in forme diverse, possono emergere nelle democrazie moderne.
Tra il rapporto con il Papa, le tensioni internazionali e gli attacchi provenienti da Trump, la presidente del Consiglio si trova davanti a un passaggio cruciale.
Se queste provocazioni verranno trasformate in un’occasione per costruire una risposta economica intelligente e lungimirante, il risultato potrebbe andare ben oltre una semplice vittoria politica.
Potrebbe consolidare una leadership destinata a lasciare un segno profondo nelle istituzioni della Repubblica e, con un mandato pienamente legittimato dal consenso, contribuire a ridefinire il ruolo dell’Italia all’interno di un’Europa che molti giudicano confusa e contraddittorio.
Palazzo Chigi e Casa Bianca sono destinati a trovare un punto d’equilibrio.
La collaborazione tra Italia e Stati Uniti resta una necessità strategica per entrambe le nazioni, ma è arrivato il momento di mettere le carte sul tavolo.
L’Italia possiede una tradizione storica, diplomatica e geopolitica che affonda le proprie radici nell’eredità dell’Impero Romano, una capacità di visione e di mediazione che pochi Paesi possono vantare.
Per questo motivo, gli Stati Uniti non possono pretendere di dettare unilateralmente le regole del gioco né alimentare narrazioni fondate su affermazioni discutibili.
Cara Meloni, l’attacco di Trump dovrebbe essere accolto con un sorriso, ma quel sorriso deve essere accompagnato da un programma di riforme coraggioso e concrete, molte delle quali sono state più volte suggerite dalla nostra testata e considerate essenziali per la rinascita della media borghesia.
Tra queste: “eliminare gli enormi sprechi dello Stato, riducendo la pressione fiscale sulle imprese che scelgono di aumentare in modo significativo gli stipendi dei propri dipendenti; riportare progressivamente il debito pubblico nelle mani degli italiani, affinché gli interessi passivi possano generare ricchezza per i cittadini che detengono oltre 12.000 miliardi di euro di risparmi privati; tornare a valorizzare due percorsi formativi complementari: la laurea accademica e la laurea del saper fare, riconoscendo pari dignità alla conoscenza teorica e alle competenze pratiche; accogliere gli immigrati nel rispetto della dignità umana, garantendo a ogni persona ospitata la possibilità di avere un lavoro e un tetto sotto cui vivere; promuovere un grande movimento educativo dedicato alle coppie e alle famiglie, orientato a rafforzare l’unità familiare e a trasmettere valori solidi alle nuove generazioni.
E qui mi fermo, per non appesantire il discorso.
Le proposte possibili sarebbero molte altre e potrebbero contribuire a un risanamento ancora più profondo e strutturale del Paese, ma il tempo stringe.
Non basta riaffermare il ruolo dell’Italia nei confronti dell’America; occorre farlo anche all’interno dell’Europa.
Serve chiarezza, serve determinazione e serve velocità, perché la sensazione diffusa è che il Paese stia accumulando tensioni sempre più difficili da contenere.
Quando una nazione arriva a questo punto, rimandare non è più un’opzione…
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