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Sinner si mette in tasca Roma

Jannik batte (6-4, 6-4) il norvegese Casper Ruud e si mette in tasca il sesto Masters 1.000 consecutivo. Il terzo sulla terra rossa dopo Monte Carlo e Madrid


25/05/2026

di Alberto Alessandri


A ventiquattro anni, Jannik Sinner è già il campione del mondo.
Ha conquistato tutti i Masters 1000 del circuito, abbattendo un primato che sembrava intoccabile, strappando lo scettro a Novak Djokovic.
Eppure, chi ha vissuto la finale di Roma dagli spalti racconta un inizio quasi surreale.
Sinner, entra in campo senza la solita ferocia negli occhi, con un atteggiamento spento, quasi svogliato.
I primi scambi sono incerti, il braccio appare contratto, i colpi imprecisi.
Arrivano errori insoliti per il suo tennis, e il break subito nei primi game accende un’ombra di preoccupazione sul Centrale.
Dall’altra parte della rete, Casper Ruud gioca una partita aggressiva e intelligente.
Spinge da fondo campo, toglie tempo all’azzurro, lo costringe a rincorrere e dal suo atteggiamento si capisce subito che batterlo non sarà semplice.
Poi, improvvisamente, qualcosa cambia.
Nel nono game del primo set, quando il match inizia a prendere una piega pericolosa, Sinner alza il livello.
Cambia ritmo, cambia intensità, cambia volto.
Con freddezza e precisione chirurgica strappa il servizio al norvegese, e da quel momento la partita prende un’altra direzione.
L’azzurro diventa inarrestabile.
Ogni colpo sembra più pesante, più profondo, più veloce, Roma lo sente, Roma lo accompagna e dopo ogni vincente, dagli spalti si alza un coro sempre più forte: “Olè Sinner!”; un canto continuo, travolgente, che accompagna il campione fino all’ultimo punto.
Sugli spalti arriva anche Sergio Mattarella, accolto da una lunga ovazione del pubblico romano e quando il match si avvicina alla conclusione, lo stadio trattiene il respiro.
L’ultimo colpo di Sinner è pura bellezza: un tiro magnifico, violentissimo e preciso, con la palla che atterra a pochi millimetri dalla riga.
La chiamata di “fuori” non arriva e per un istante il tempo sembra fermarsi.
Poi esplode il Centrale.
Dopo cinquant’anni, il trofeo di Roma torna finalmente nelle mani di un italiano.
Dal trionfo di Adriano Panatta nel 1976, nessuno era più riuscito nell’impresa e ora quel trofeo passa dalle braccia di Panatta a quelle di un altro grande campione italiano: Jannik Sinner.
Durante la premiazione, Mattarella e Panatta raggiungono il campo centrale. Sinner, raggiante, stringe il trofeo tra le mani e ringrazia entrambi per la loro presenza, visibilmente emozionato.
Pochi minuti dopo arriva anche il messaggio di Giorgia Meloni, che celebra il trionfo…

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