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Senza saggezza non c’è salvezza

Stefania Craxi ha il coraggio di affermare che questa Europa non funziona e sono necessarie riforme radicali immediate


01/06/2026

di Ezio Parenti


In un mondo attraversato dai conflitti, mentre gli equilibri internazionali si incrinano e le grandi potenze ridefiniscono il proprio ruolo, l’Europa non può più permettersi lentezze, esitazioni o divisioni.
Deve muoversi, deve ritrovare il coraggio di competere, di scegliere, di esistere davvero come forza autonoma nello scenario globale.
È un’affermazione che condivido profondamente.
Ma a questo pensiero di Stefania Craxi, sento il bisogno di aggiungere alcune convinzioni personali, maturate osservando ciò che accade intorno a noi: se l’Europa vuole rinascere, deve smettere di essere soltanto un grande spazio governato dalla globalizzazione e diventare una potenza industriale, solida, strategica, capace di difendere le proprie imprese e il proprio futuro.
Per riuscirci, serve un’unione diversa.
Un’Europa non guidata da uomini piegati agli interessi della globalizzazione, ma da una classe dirigente capace di mettere al centro il lavoro, la produzione, la tutela delle economie nazionali e una visione comune di crescita reale.
La Craxi richiama con forza il tema di un debito comune europeo.
Un passaggio che potrebbe diventare possibile soltanto attraverso una trasformazione profonda: un risparmio privato europeo del 10% sugli incassi dei cittadini, stipendi uniformati tra le categorie professionali, identiche quote fiscali e il trasferimento del debito pubblico dagli ingranaggi della finanza speculativa alle famiglie, come l’Italia ha saputo fare per decenni prima dell’Unione Europea.
Quando la Craxi afferma che nessuno si salva da solo, coglie una verità assoluta.
Ma perché questa trasformazione possa davvero nascere, prima occorre liberare Bruxelles da chi ha servito una visione senz’anima della globalizzazione e riportare al centro dell’Unione la saggezza del passato, quella che costruiva pensando alle generazioni future e non ai vantaggi immediati.
Senza questo primo passo non cambierà nulla.
E davanti a ciò che sta accadendo nel mondo, il tempo delle analisi infinite è terminato.
È arrivato il momento delle decisioni, perché oggi la scelta è semplice e brutale: o si cambia, o si muore.
La Craxi domanda: “Perché attardarsi?”
La mia risposta è amara, ma sincera: “Perché non ci sono più uomini come tuo padre.”
L’Italia guidata dalla Meloni, dopo la sconfitta referendaria, sembra aver smarrito quel coraggio necessario per gettare il cuore oltre l’ostacolo.
Eppure il tempo stringe.
Gli eventi internazionali corrono più veloci delle diplomazie, più veloci delle paure, più veloci delle indecisioni.
Ed è questo il vero paradosso: il buon governo di questi anni stava costruendo le basi per una trasformazione autentica, ma il mondo è cambiato troppo in fretta e oggi non basta più amministrare, serve visione, serve forza, serve il coraggio di agire davvero per cambiare questa triste Europa prima che sia troppo tardi…

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