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Modena, Aindo: Serve svolta per salute mentale, IA può aiutare a prevenire


25/05/2026

Il dramma di Modena non è soltanto un tragico fatto di cronaca, ma il segnale di una difficoltà strutturale del sistema sanitario nell’intercettare e prevenire le situazioni di disagio psichico più estreme. Oggi i dati clinici esistono, ma nella maggior parte dei casi restano inutilizzabili per ricerca e sviluppo di modelli predittivi a causa dei vincoli legati alla protezione della privacy.
Aindo, azienda italiana specializzata in Intelligenza artificiale e dati sintetici, evidenzia il ruolo che le nuove tecnologie possono avere nel supportare ricerca, prevenzione e monitoraggio in ambito salute mentale. La società sviluppa sistemi capaci di creare dataset sintetici, ovvero copie artificiali dei database clinici reali che conservano il valore statistico e predittivo delle informazioni originali senza contenere dati personali riconducibili ai pazienti. Una tecnologia che consente di utilizzare grandi quantità di informazioni sanitarie in modo sicuro, accelerando la ricerca e addestrando modelli di Intelligenza artificiale in grado di riconoscere possibili “red flags” nel percorso clinico dei pazienti più fragili.
«Non possiamo continuare a intervenire solo quando il punto di rottura è già stato raggiunto», dichiara Daniele Panfilo, CEO e co-founder di Aindo. «La salute mentale ha bisogno di strumenti predittivi, monitoraggio proattivo e maggiore capacità di analisi dei dati. Oggi esistono tecnologie che permettono di farlo rispettando la privacy delle persone. I dati sintetici possono aiutare medici e ricercatori a individuare pattern ricorrenti, fattori di rischio e segnali precoci che troppo spesso emergono solo quando la situazione è già degenerata».
Per Aindo, il tema dell’accesso sicuro ai dati sanitari diventerà sempre più centrale anche in ambito psichiatrico, dove la possibilità di analizzare grandi moli di informazioni può contribuire allo sviluppo di nuovi strumenti di supporto clinico e prevenzione. «L’Intelligenza artificiale non deve sostituire i medici», conclude Panfilo, «ma può dare loro strumenti più avanzati per comprendere fenomeni complessi e intervenire prima che le fragilità si trasformino in emergenze».

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