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Lo sfregio della globalizzazione

Un mussulmano in pieno centro di Milano decide di ferire il volto di una giovane ragazza e l’accoltellatore era stato rilasciato dalla polizia il giorno prima


13/07/2026

di Albero Alessandri


Il bravo ragazzo, rilasciato dalla polizia appena il giorno prima, incrocia lo sguardo di una ragazza di 22 anni seduta sulla banchina della metropolitana insieme ad alcuni amici.
Lei non lo ricambia, non gli presta attenzione e lui decide che quella mancata attenzione merita una punizione; così sceglie di sfregiarle il volto.
Prima di proseguire, desidero evidenziare un caso che nel nostro Paese sembra ormai essere diventato una norma incontestabile: “a uno spacciatore viene negato il permesso di soggiorno, ma il TAR glielo concede sostenendo che, in fondo, il poverino non sapesse come sopravvivere”.
Fatta questa precisazione, torniamo a quanto accaduto nel pieno centro di Milano.
Davanti a numerosi testimoni, l’extracomunitario infila la mano nella tasca dei pantaloni, estrae un coltello e, con violenza, decide di sfigurare la giovane per il semplice fatto di non essere stato guardato.
In pochi istanti la scena si trasforma in un incubo.
Il sangue schizza ovunque; gli amici della ragazza reagiscono d’istinto: si scagliano contro l’aggressore e iniziano a colpirlo, senza nemmeno pensare che potrebbero finire nei guai per aver reagito contro un povero extracomunitario.
Poco dopo arrivano i soccorsi; l’ambulanza si apre un varco tra la folla e, insieme ai sanitari, giunge anche la polizia; l’aggressore non oppone resistenza.
Rimane calmo; sa che verrà arrestato, ma è altrettanto convinto che quella privazione della libertà durerà poco; forse pochissimo.
Quali siano le ragioni profonde di una simile brutalità, capace di segnare per sempre la vita di una giovane donna, non è semplice stabilirlo.
Ciò che appare certo, però, è che questa violenza nasce anche da un modello di gestione dell’immigrazione che non rispetta la dignità umana.
La nostra testata è l’unica ad aver ribadito più volte quali dovrebbero essere i principi fondamentali dell’accoglienza: garantire a chi chiede asilo un lavoro e un tetto sopra la testa.
Senza queste condizioni minime di dignità, le persone dovrebbero essere rimandate nei Paesi da cui provengono e non aver adottato questo principio di buon senso significa assumersi la responsabilità personali delle conseguenze che ne derivano.
Per questo motivo, la colpa di quello che capita ricade, secondo la nostra analisi, sulle spalle sia del Governo sia dell’opposizione politica.
Per comprendere l’importanza di questa regola, basta osservare alcuni episodi avvenuti recentemente nel nostro Paese: una rapina in un bar di Modena conclusasi con la morte di una persona; un cinquantenne aggredito senza motivo nell’area di San Siro da un extracomunitario già stato in prigione in Gran Bretagna; due ragazze di 15 anni violentate a Rimini; una donna di 50 anni violentata e picchiata nell’ingresso del proprio palazzo a Bologna.
L’elenco potrebbe continuare a lungo, forse troppo a lungo.
Ma più dei singoli episodi, ciò che merita di essere evidenziato è la radice del problema che, a nostro avviso, alimenta queste squallide aggressioni: il mancato rispetto della dignità umana, che significa offrire a chi viene accolto un lavoro e un tetto sotto cui vivere.
Quando questo principio viene ignorato, chi consente l’ingresso delle persone senza garantire tali condizioni si assume inevitabilmente la responsabilità politica e morale delle conseguenze che ne derivano.
E forse è arrivato il momento di smettere di fingere che il problema non esista…

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