La strategia Fdi va completamente cambiata
Il 2027 è molto vicino e per riconfermare la Meloni al potere occorre un concreto rilancio economico del Paese
30/03/2026
di Alberto Demedici

Dopo aver condotto una campagna referendaria disastrosa, si continua a collezionare errori su errori.
Con il rimpasto dei ministri, si dimostra panico e non saggezza, un comportamento che ha un solo pregio: Affossare la credibilità del Governo.
Affermata questa triste verità, cerchiamo di promuovere una soluzione che possa garantire una concreta vittoria, ottenendo in questo modo un riscatto di credibilità fondamentale per il futuro del Paese.
Personalmente, non so se la premier Meloni è seguita da uno stratega della comunicazione, se esiste, l’unica persona da cacciare era lui che ha dimostrato tutta la sua incapacità.
Comunque ora occorre leccarsi le ferite e rimediare l’enorme errore.
Per vincere le elezioni politiche del 2027, se l’incapace della comunicazione del Fdi non esiste, occorre assumere immediatamente una persona che oltre ad essere un bravo giornalista, deve essere anche un esperto di comunicazione strategica.
Cari lettori, provo a fornire alla premier Meloni, alcuni suggerimenti per vincere le elezioni politiche del 2027 che secondo la mia opinione, tutti gli sforzi del Governo dovrebbero essere concentrati nel risolvere i problemi economici delle famiglie italiane.
Dopo una campagna referendaria che ha lasciato più macerie che risultati, la sensazione è quella di un errore che non si arresta, ma si replica. Un passo falso dopo l’altro, come se la direzione fosse ormai smarrita.
Poi arriva il rimpasto. Non come gesto di lucidità, ma come riflesso di panico.
Non strategia, ma reazione. E in questo movimento convulso emerge un’unica, amara conseguenza: la credibilità del Governo affonda, colpo dopo colpo.
È qui che la realtà si impone.
Con questo nuovo scivolone, Giorgia Meloni sembra spalancare la strada alla vittoria delle sinistre nelle elezioni politiche del 2027, riconsegnando il Paese a quella globalizzazione che ha già eroso le fondamenta economiche dell’Occidente.
Il paradosso è potente.
Proprio mentre la Meloni guida il governo più longevo della storia repubblicana, rischia di distruggerlo dall’interno.
Purtroppo, invece di essere ricordata come una salvatrice, l’immagine che resta è quella di una leader che ha perso il controllo, travolta dalla propria ambizione.
Ma fermarsi alla critica non basta. Se questa è la diagnosi, allora serve una cura.
Prima, però, una domanda inevitabile: esiste una regia dietro questa comunicazione? Esiste uno stratega? Perché, se esiste, è lì che si annida uno degli errori più gravi.
Se non esiste, è un’assenza ancora più pesante.
Ora, però, è il momento di fare ciò che si fa dopo ogni sconfitta: leccarsi le ferite e soprattutto correggere la rotta.
Se l’obiettivo è vincere nel 2027, allora serve un cambio immediato. Serve una figura capace, non solo un giornalista, ma un vero esperto di comunicazione strategica.
Qualcuno che sappia trasformare il messaggio in visione, e la visione in consenso.
Perché la comunicazione senza risultati è solo rumore.
Tutti gli sforzi dovrebbero convergere su un punto chiaro: la vita reale delle famiglie italiane. Sanità fragile. Stipendi insufficienti. Un disagio che non si nasconde più.
Le azioni possibili esistono. E sono concrete.
Immaginare un raddoppio degli stipendi delle masse operaie, sostenuto da una riduzione significativa della pressione fiscale sull’industria manifatturiera.
Riportare il debito pubblico in patria, offrendo ai risparmiatori italiani — che detengono circa 12.000 miliardi — la possibilità di acquistarlo, redistribuendo così gli interessi e stimolando i consumi interni.
Investire nella sanità. E ricostruire il nucleo familiare come pilastro del futuro.
Non è un elenco esaustivo è una direzione.
E subito emerge l’obiezione più prevedibile: non ci sono le risorse.
Cari lettori, le risorse esistono.
Sono nascoste negli sprechi dello Stato. Sprechi enormi, strutturali, che continuano a drenare energia al sistema.
Non intervenire su questo significa accettare una sconfitta silenziosa.
Significa, in ultima analisi, consegnare il Paese — ancora una volta — nelle mani di chi viene visto come responsabile del declino: La globalizzazione.
Ricostituire le famiglie facendo comprendere che solo attraverso l’unione tra uomo e donna si può creare un futuro positivo per le nuove generazioni.
Non continuo per non annoiarvi, ma queste proposte sono concrete e fattibili.
Non farlo ci si auto punisce consegnando il Paese nelle mani dei servi della globalizzazione che ci hanno distrutti…
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