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La spina nel fianco della Schlein: pure Prodi smonta la svolta dei "giovani disertori"

Il padrone di casa dell'Ulivo liquida con ironia le posizioni emerse alla Festa dell'Unità e mette a nudo le debolezze della linea Schlein sulla politica estera


21/09/2026

di Marco Ricci


In un Partito Democratico da tempo sospeso sul filo del rasoio tra le spinte atlantiste della sua storia e le sirene di un pacifismo sempre più spinto, bastava una scintilla per provocare il cortocircuito. La miccia si è accesa sul palcoscenico della Festa dell'Unità, dove le posizioni aperte sulla diserzione di fronte ai conflitti armati hanno fatto subito scattare l'allarme nella dirigenza del Nazareno. A mettere una pietra sopra la vicenda, trasformando una provocazione d'area giovanile in un vero e proprio scontro d'identità, è arrivato Romano Prodi. Interpellato sull'accaduto, il Professore non si è limitato a prenderne le distanze, ma ha letteralmente decostruito la narrazione, chiedendosi come una posizione di questo tipo possa conciliarsi con la politica di un partito di governo. Con il suo proverbiale acume analitico condito da un pizzico di sarcasmo, l'ex premier ed ex presidente della Commissione europea ha poi chiuso la questione liquidandola come un banale "errore di sbaglio", citando con ironia il celebre Topo Gigio.
Se la battuta è servita a sgonfiare il caso sul piano mediatico, il peso politico della bocciatura resta un macigno sui vertici Dem. Per il fondatore dell'Ulivo non si tratta infatti di una semplice intemperanza estiva, ma della spia di una pericolosa sgrammaticatura strategica che rischia di compromettere la credibilità internazionale della principale forza di opposizione. Le parole del padre nobile espongono in modo impietoso le fragilità della gestione di Elly Schlein, da sempre impegnata nel difficile bilanciamento tra l'anima riformista e la rincorsa ai movimenti pacifisti per evitare di cedere terreno al Movimento 5 Stelle. La censura prodiana ha evidenziato come l'idea della diserzione non sia mai stata discussa né approvata negli organi ufficiali, segnalando una spaccatura profonda tra le fughe in avanti di alcune componenti giovanili e la responsabilità istituzionale richiesta a un grande partito europeo. Quando persino la figura che ha inventato la sintesi del centrosinistra si vede costretta a intervenire per richiamare tutti al senso di realtà, il messaggio per la segreteria è inequivocabile: prima di candidarsi a guidare il Paese, il PD deve ritrovare una bussola chiara e coerente in politica estera.

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