La sinistra italiana ostaggio del Manifesto di Ventotene
Un attacco diretto alla libertà e alla sovranità nazionale
31/03/2025
di Marco Ricci

Nel dibattito politico attuale, ritorna prepotentemente in discussione il cosiddetto Manifesto di Ventotene, un testo che per anni è stato presentato come pietra miliare nella costruzione europea. Tuttavia, se analizziamo attentamente alcuni passaggi fondamentali di questo documento, emerge chiaramente una visione estremamente pericolosa per la libertà individuale e per il principio stesso della sovranità nazionale.
In particolare, risulta preoccupante l'approccio proposto alla proprietà privata, che gli autori del Manifesto definiscono come qualcosa da abolire, limitare, correggere o estendere caso per caso, non sulla base di un principio chiaro e universale, ma in funzione delle circostanze e delle presunte necessità sociali. Tale visione, per sua stessa natura arbitraria e discrezionale, rappresenta una gravissima minaccia ai diritti fondamentali dell'individuo, aprendo la porta a ogni genere di abuso e di intervento autoritario nella vita economica e sociale dei cittadini.
Allo stesso modo, l'idea del Manifesto di superare la sovranità assoluta dello Stato-nazione attraverso la creazione di un'Europa federale, se analizzata con attenzione, svela la sua natura profondamente anti-democratica. Una struttura sovranazionale in grado di imporre decisioni sugli Stati membri equivale, di fatto, alla costruzione di un super-Stato che minaccia le libertà e l'autonomia democratica delle singole nazioni. Un'entità del genere rischia inevitabilmente di sfociare in una dittatura burocratica e centralista, lontanissima dai reali bisogni e aspirazioni dei popoli europei.
La storia insegna chiaramente che laddove il potere politico ed economico viene concentrato nelle mani di pochi burocrati, il passo verso l'autoritarismo diventa brevissimo. Per questo motivo, sarebbe fondamentale prendere le distanze da tali idee pericolose e promuovere una visione che valorizzi la proprietà privata come strumento essenziale per la libertà e la prosperità individuale, e che difenda strenuamente il principio della sovranità nazionale, garanzia ultima di democrazia e libertà.
Risulta inoltre doveroso ricordare che promuovere concezioni così apertamente ostili ai principi democratici dovrebbe essere considerato non soltanto discutibile dal punto di vista intellettuale, ma anche preoccupante sotto il profilo politico e giuridico. I promotori di simili proposte, che minacciano palesemente il tessuto democratico e capitalistico delle nostre società, andrebbero messi nelle condizioni di non nuocere, contrastando con decisione e fermezza ogni tentativo di imporre strutture sovranazionali invasive e sistemi economici dirigisti e autoritari.
La sinistra italiana ha assunto questo manifesto come propria guida ideologica, rendendosi quindi portatrice di un pensiero anti-democratico che mina gravemente le basi stesse della democrazia italiana. In questo contesto, i magistrati avrebbero il preciso compito di intervenire per fermare una fazione politica che diffonde idee così pericolose per la libertà e l'ordine democratico.
Difendere oggi la proprietà privata e l'autonomia dello Stato-nazione è un atto non solo di buon senso, ma anche di responsabilità politica e storica, per evitare che l'Europa cada di nuovo nella trappola di utopie pericolose che si sono già dimostrate tragicamente fallimentari.
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