L'Editoriale

La sicurezza in politica non esiste

Con la perdita del referendum, la Meloni ha preso una spallata che le ha fatto perdere l’equilibrio e ora per salvarsi deve reagire lasciando tutti a bocca aperta


13/04/2026

di Mario Pinzi


Due settimane dopo il trionfo del NO, la destra è ancora ferma, come stordita.
Non si è ripresa. E, soprattutto, ho la netta sensazione che non abbia ancora davvero compreso il motivo della sconfitta.
L’ho già scritto, ma davanti a questo smarrimento sento il dovere di ripeterlo, con ancora più forza: non c’è mai stata una vera campagna capace di raccontare il valore del “SÌ”.
E mentre la politica resta sospesa, c’è una verità molto più dura che emerge, una verità che fa male anche solo pronunciarla: l’Italia è forse l’unico Paese al mondo dove la giustizia, troppo spesso, non esiste davvero.
Per capirlo non servono teorie. Basta una storia. Una sola.
Quella di Remo Semagiotto, europarlamentare veneto di Forza Italia.
Dieci anni. Dieci anni di umiliazioni, accuse, tormenti.
Poi l’assoluzione. Ma lui non c’era più. Il suo cuore ha ceduto prima.
Prima di poter sentire quelle parole. Prima di vedere restituita la sua dignità.
E allora resta una domanda, sospesa, pesante come un macigno: quanto vale una vita distrutta dall’ingiustizia?
Quanto dovrebbe ricevere la figlia che attribuisce la morte del padre al peso insostenibile di un’accusa ingiusta?
Milioni? No. Miliardi. Perché la vita è una sola e quando viene spezzata così, non esiste cifra che possa davvero compensarla.
Semagiotto è morto dopo undici anni di gogna.
Undici anni e il suo cuore si è fermato un attimo prima di poter vedere la verità riconosciuta.
È una tragedia che non lascia spazio alla neutralità, fa nascere rabbia.
Una rabbia feroce e non è un caso isolato: dal 1992 al 31 dicembre 2025, in Italia, 32.262 persone sono state arrestate ingiustamente.
Numeri che fanno tremare. E allora, dopo la vittoria del NO, diventa quasi inevitabile porsi una provocazione: chi risarcirà queste ingiustizie?
Chi si assumerà il peso delle scelte fatte?
Se avesse vinto il “SÌ”, i magistrati avrebbero dovuto rispondere dei propri errori.
Ora, con il “NO”, i cittadini continueranno a vivere in un sistema percepito come ingiusto, dove spesso ci si arrangia. Anche male.
E non possiamo stupirci se qualcuno, sentendosi senza tutela, cercherà di recuperare ciò che ha perso con mezzi sbagliati, evadendo il fisco.
Una deriva pericolosa, ma figlia di una sfiducia profonda, perché il principio dovrebbe essere chiaro: “un indagato è innocente fino al terzo grado di giudizio.
E quella innocenza, anche solo probabile, dovrebbe essere protetta, difesa è  preservata.
Invece, troppo spesso, viene calpestata e allora, chiarita l’ingiustizia, resta un ultimo appello, al Governo Meloni: “Serve qualcuno capace di raccontare, spiegare, scuotere. Un comunicatore vero, non solo un tecnico.
Serve una voce che spinga a tagliare gli sprechi dello Stato — sprechi enormi — e trasformarli in qualcosa di concreto: stipendi più alti, tasse più basse per le imprese.
Perché senza giustizia, senza fiducia, senza visione… non resta che il rumore di un Paese che si allontana da sé stesso….

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