La siccità in Italia è un Falso problema
Il responsabile economico di Coldiretti si è dimenticato che l’Italia è circondata dal mare e a Genova esiste il gruppo più importante d’Europa che fabbrica macchinari per la desalazione dell’acqua di mare
02/11/2026
di Mario Sutter

La siccità minaccia l’agricoltura italiana, ma perché non utilizziamo l’acqua del mare?
Lorenzo Bazzana, responsabile economico di Coldiretti, nell’intervista rilasciata alla collega Emanuela Meucci di Moneta, lancia un allarme che non può essere ignorato: tra siccità e alluvioni, l’agricoltura Made in Italy, uno dei pilastri dell’economia nazionale, con un valore di 80,1 miliardi di euro, rischia di finire in ginocchio.
Per evitare il disastro, sostiene Bazzana, sono necessari interventi significativi, capaci di affrontare alla radice un problema che minaccia imprese, produzioni e intere filiere agroalimentari.
Tutto giusto, ma leggendo la sua lunga intervista, c’è un particolare che mi ha sorpreso più di ogni altra cosa: non ho trovato alcun accenno alla possibilità di desalinizzare l’acqua del mare, una risorsa di cui l’Italia dispone in abbondanza.
Ed è proprio da questa assenza che nasce la mia riflessione.
Bazzana sottolinea come il cambiamento climatico stia modificando profondamente le condizioni in cui operano le imprese agricole.
La siccità, ormai, non è più un’emergenza occasionale, ma un problema strutturale con cui gli agricoltori devono fare i conti.
Un’affermazione che merita attenzione, ma tuttavia desidero ricordare che il clima terrestre non è mai rimasto immobile.
Nel corso della sua lunghissima storia, il pianeta ha attraversato continue fluttuazioni, determinate da cause naturali, esiste, però, una differenza fondamentale tra i cambiamenti climatici del passato e quelli che stiamo vivendo oggi: “la velocità dell’attuale riscaldamento e il ruolo determinante delle attività umane rappresentano elementi distintivi della fase che stiamo attraversando”.
In passato, il clima è stato influenzato soprattutto da fattori astronomici e geologici, dove circa 56 milioni di anni fa, la terra attraversò uno dei periodi di intenso riscaldamento della propria storia.
Un riferimento che invita a considerare quanto sia complessa l’evoluzione climatica del nostro pianeta, pur senza dimenticare le caratteristiche specifiche del cambiamento attuale, è quindi comprensibile che il clima modifichi le condizioni nelle quali lavorano le imprese agricole.
Ed è altrettanto evidente che la siccità rappresenti una questione strutturale, che non può essere sottovalutata né affrontata con interventi marginali.
Ma è proprio qui che sorge una domanda: “Dobbiamo davvero rassegnarci alla mancanza d’acqua, quando l’Italia è circondata dal mare?”
Le temperature elevate e la scarsità di precipitazioni stanno mettendo sotto pressione coltivazioni e allevamenti, eppure, anziché concentrarci esclusivamente sugli effetti della siccità, dovremmo interrogarci sulle soluzioni tecnologiche che potrebbero contribuire a contrastarla.
Leggere che anche l’Unione europea stia prendendo atto di come la siccità non riguardi più soltanto il Sud Europa, ma rappresenti una minaccia per l’intero continente, lascia senza parole.
Mi dispiace essere polemico, ma ciò che sorprende maggiormente è vedere come Bruxelles sembri aver trascurato una delle questioni strategiche per il futuro economico europeo: “garantire alle imprese l’accesso alle materie prime indispensabili per produrre e l’acqua è una di queste”.
Senza acqua non c’è agricoltura, senza agricoltura non c’è una filiera agroalimentare solida, e senza una filiera solida, la ricchezza che questo settore genera per il nostro Paese rischia di essere compromessa.
L’acqua non è soltanto una risorsa naturale: è una materia prima essenziale per l’economia.
La situazione appare particolarmente critica nel bacino padano, dove si concentra una quota rilevante della produzione agroalimentare nazionale.
Tra le colture maggiormente esposte al rischio figurano il riso, il mais, il pomodoro e i foraggi.
La scarsità idrica sta inoltre creando difficoltà in numerose aree del Paese, con ripercussioni sulle produzioni ortofrutticole e le alte temperature provocano scottature che danneggiano frutta, meloni, angurie e ortaggi, compromettendo qualità e quantità dei raccolti.
Il problema non riguarda soltanto i campi, anche gli allevamenti devono fare i conti con il caldo, che sottopone gli animali a condizioni di stress e può determinare una riduzione della produzione di latte, una conseguenza che si ripercuote inevitabilmente anche sulla filiera lattiero-casearia e sulla produzione dei formaggi.
Di fronte a questo scenario, l’interrogativo può essere soltanto come sopravvivere alla prossima siccità, ma dobbiamo anche chiederci come costruire un sistema capace di affrontare il futuro.
Ed è qui che entra in gioco la desalinizzazione dell’acqua marina.
Desidero evidenziare un dato: “Un impianto di desalinizzazione con una capacità di 4.000 litri al giorno può costare indicativamente dai 30.000 ai 100.000 euro”.
Naturalmente, il prezzo varia in funzione della tecnologia, della qualità dell’impianto e delle caratteristiche dell'acqua da trattare.
Per aumentare la capacità produttiva, l'investimento cresce, ma la questione merita di essere valutata alla luce dei potenziali benefici.
Di fronte a perdite agricole che possono raggiungere dimensioni enormi, investire nella produzione di acqua potrebbe rappresentare una scelta strategica.
Naturalmente, occorre considerare anche i costi energetici, la manutenzione, le infrastrutture necessarie e la gestione della salamoia residua, ma sono proprio questi gli aspetti che una seria analisi economica dovrebbe mettere a confronto con i danni provocati dalla siccità.
Perché continuare a considerare l’acqua una risorsa che può soltanto mancare, quando esistono tecnologie per ricavarla dal mare?
Non sono un esperto e non sostengo che la desalinizzazione sia una soluzione semplice, adatta indistintamente a ogni esigenza agricola.
Sostengo che, in un Paese circondato dal mare, debba essere valutata con maggiore attenzione, soprattutto nelle aree in cui la scarsità idrica mette a rischio produzioni e occupazione.
E allora concludo con una domanda rivolta a Lorenzo Bazzana, responsabile economico di Coldiretti che può sembrare provocatoria, ma nasce da una considerazione concreta: “Se la siccità minaccia uno dei pilastri dell’economia italiana e il mare rappresenta una risorsa potenzialmente utilizzabile, perché non affrontare il problema anche attraverso la desalinizzazione dell’acqua marina???”
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