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La sconfitta deve far riflettere

La disfatta referendaria è giunta per non aver fatto una corretta campagna informativa e per le elezioni politiche non si possono commettere errori


30/03/2026

di Carlo Caruso


Giorgia Meloni, stà reagendo alla sconfitta, non da leader e la sua reazione impulsiva allontanando dei ministri che erano al suo fianco prima del voto, la fa apparire inadeguata al ruolo che ricopre.
Cara Meloni, l’unica persona da licenziare immediatamente è il responsabile della comunicazione del Fdi che ha sbagliato in modo clamoroso la campagna referendaria.
Questa è la prima cosa che un vero leader avrebbe dovuto fare e aver licenziato dei ministri dopo la sconfitta è un comportamento impulsivo, talmente errato, che non può essere commentato.
Con questi errori, non sarà facile affrontare il voto del 2027 e per vincere occorre fare delle vere riforme finalizzate all’economia.
Faccio un piccolo elenco: Aumento sostanzioso degli Stipendi dei lavoratori, riduzione concreta delle tasse per imprese--professioni, riduzione dei carburanti dimezzando l’importo destinato allo stato, ritorno in patria del debito statale per mettere nelle tasche degli italiani gli interessi passivi utili a far aumentare i consumi interni.
Con questo primo elenco, la domanda che sorge è la seguente: Dove prendiamo questi importi?
Queste somme, cari lettori, devono provenire dall’annullamento dagli sprechi Statali che sono enormi.
In questo modo l’Italia può risorgere e se l’Europa dovesse contrastare queste sagge iniziative, dovrà essere immediatamente abbandonata.
Purtroppo, l’errore della campagna referendaria, ci ha tolto la possibilità di fare queste modifiche economiche in tempi più lunghi, ma quando si commettono errori così disastrosi, si deve chinare il capo.
Ed è proprio in quella posizione che oggi si trova Giorgia Meloni.
La reazione alla sconfitta referendaria non ha avuto il passo fermo di chi guida, ma il gesto impulsivo di chi rincorre.
Allontanare ministri che fino al giorno prima erano al suo fianco non appare come una scelta strategica, ma come una crepa nella leadership.
Una crepa che lascia intravedere fragilità, più che visione.
Cara Meloni, se c’era una decisione da prendere immediatamente, era una sola: intervenire sulla comunicazione.
Il responsabile della campagna referendaria di Fratelli d'Italia ha commesso un errore evidente, clamoroso.
È da lì che un vero leader sarebbe partito. Freddo. Lucido. Inevitabile.
Licenziare ministri dopo una sconfitta non è solo una scelta discutibile, è un gesto che tradisce impulso.
E quando l’impulso prende il posto della strategia, il silenzio è spesso più eloquente di qualsiasi commento.
Guardando avanti, il 2027 non sarà una passeggiata.
Per vincere, non basteranno slogan o reazioni. Serviranno riforme vere. Concrete. Coraggiose.
Serve alzare gli stipendi in modo sostanziale. Serve ridurre davvero la pressione fiscale su imprese e professionisti. Serve intervenire sul costo dei carburanti, tagliando drasticamente la quota destinata allo Stato. Serve riportare il debito pubblico in patria, trasformando gli interessi passivi in risorse per gli italiani, capaci di alimentare consumi e crescita.
Ma allora la domanda diventa inevitabile: dove troviamo queste risorse?
La risposta è tanto semplice quanto scomoda: negli sprechi dello Stato.
Enormi. Stratificati. Troppo a lungo ignorati. È lì che si nasconde il margine per far ripartire davvero il Paese.
In questo scenario, l’Italia può rialzarsi. Può risorgere, e se l’Europa dovesse ostacolare queste scelte, allora il problema non sarebbe più interno, ma esterno.
E andrebbe affrontato senza esitazioni.
L’errore della campagna referendaria ha sottratto tempo prezioso. Ma quando si sbaglia in modo così evidente, non si cercano alibi: si abbassa la testa e si lavora il doppio.
Eppure, una carta forte esiste.
L’agenda del Presidente del Consiglio, intrecciata con il Piano Mattei, posiziona l’Italia in un punto strategico unico: quello di chi può garantire l’accesso alle materie prime fondamentali per il Made in Italy.
Quella strategia diplomatica non è un dettaglio è una linea di sopravvivenza e oggi più che mai va rafforzata. Senza esitazioni. Senza compromessi.
Nel frattempo, il mondo sta cambiando.
Il nuovo ordine internazionale promosso da Donald Trump contro la globalizzazione apre scenari che non possono essere ignorati.
Bisogna scegliere e scegliere significa anche avere il coraggio di non voltarsi indietro.
Se l’Europa non sarà pronta a seguire questa direzione, allora la decisione dovrà essere netta. Senza ripensamenti.
In sostanza l’agenda del Presidente del Consiglio, con in tasca il Piano Mattei, la mette nelle condizioni di essere l’unica leader che può acquistare le materie prime necessarie al nostro Made in Italy.
Non va dimenticato che l’iniziativa diplomatica basata sulla strategia Mattei ci stà salvando e ora va incentivata senza se e senza ma.
Il nuovo ordine mondiale promosso da Trump contro la globalizzazione, va afferrato senza ripensamenti e se l’Europa non condivide il nuovo approccio va abbandonata…

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