L’industria cresce e Il turismo cerca personale
Il fatturato imprenditoriale cresce del 4,4% e il settore turistico cerca 50mila lavoratori
01/06/2026
di Roberto Baresi

Il settore manifatturiero torna a dare segnali positivi, ma dietro i numeri si muove un equilibrio fragile, quasi sospeso.
A spingere la crescita non è una vera accelerazione della produzione, bensì l’aumento dei prezzi alimentato dai conflitti ancora aperti in Medio Oriente.
Su base annua, il fatturato del Made in Italy registra un incremento del 4% in valore e del 2% in volume.
Anche il comparto dei servizi mostra una crescita: +4,6% in valore e +1,6% nei volumi.
Numeri che, a prima vista, sembrano raccontare un’economia in ripartenza.
Ma osservando più da vicino il quadro, emerge una realtà diversa.
Secondo l’Istat, infatti, gran parte di questa crescita deriva proprio dall’aumento dei prezzi causato dalle tensioni geopolitiche, mentre i volumi continuano sostanzialmente a restare fermi.
È una crescita che avanza lentamente, quasi trattenuta, senza quella spinta produttiva capace di trasformare i dati in un vero slancio economico.
Scenario completamente diverso, invece, nel settore turistico, dove il mercato stagionale vive una fase di forte espansione.
I lavoratori stagionali hanno ormai superato quota 500mila e sono oltre 50mila i posti immediatamente accessibili per la stagione in corso.
Secondo le stime di Assolavoro DataLab, che rappresenta l’85% del comparto delle agenzie dedicate al lavoro stagionale, questo settore continua a essere una risorsa fondamentale, soprattutto per molti studenti che cercano di integrare le risorse economiche garantite da famiglie spesso divise o segnate da difficoltà quotidiane.
Le figure più richieste sono commessi, camerieri, cassieri, guardiani notturni, animatori, bagnini, istruttori e cuochi.
Complessivamente, per la stagione 2026, si parla di circa 500mila opportunità di lavoro: un esercito silenzioso che ogni estate rimette in moto alberghi, ristoranti, stabilimenti e città turistiche.
Anche il settore automobilistico europeo sembra mostrare segnali di risveglio.
Le consegne sono tornate a crescere e il mercato prova lentamente a riaccendere i motori dopo anni complessi.
Le immatricolazioni hanno raggiunto quota 1.152.315 veicoli, con un aumento del 7% rispetto allo stesso mese del 2025.
Dall’inizio dell’anno, le auto vendute sono state 4.672.775, in crescita del 4,8% rispetto al primo quadrimestre dell’anno precedente.
Da gennaio 2026, inoltre, le immatricolazioni hanno toccato quota 740.496 unità, confermando un andamento progressivamente positivo.
In questo contesto, il gruppo italo-francese Stellantis, sembra tornare lentamente in salita, passando da una quota del 15,5% al 15,8%.
I dati confermano così un quadro europeo moderatamente positivo: una crescita ancora prudente, ma pur sempre una crescita.
Nel frattempo avanzano anche le auto elettriche cinesi, che registrano un aumento del 37%, trainate soprattutto da prezzi più competitivi e accessibili.
Resta però un elemento centrale da considerare: gran parte di queste crescite è sostenuta dagli incentivi statali introdotti per evitare nuove perdite occupazionali.
Una crescita, quindi, che appare in parte artificiale, costruita per mantenere in equilibrio il sistema più che per effetto di una reale espansione strutturale del mercato.
Tra i principali mercati europei, il risultato migliore nel primo quadrimestre appartiene proprio all’Italia, con 639.736 immatricolazioni e una crescita del 9,8% rispetto allo stesso periodo del 2025.
E, ancora una volta, sullo sfondo emerge un nome italiano: Antonio Filosa, è lui che, passo dopo passo, stà riportando l’ex gruppo Nazionale fuori dalle sabbie mobili, cercando di trasformare una lenta ripresa in qualcosa di più concreto e duraturo…
(riproduzione riservata)

