L’impero del lusso è in crisi
Quasi tutti i marchi leader sono in serie difficoltà con perdite che oscillano tra il 30-50% rispetto al 2025
28/09/2026
di Mario Sutter

Per i beni di lusso, la nuova stagione si presenta pesante e la sensazione è che i grandi marchi non abbiano ancora compreso fino in fondo le vere ragioni di questa trasformazione.
Quello che si respira, infatti, è qualcosa di molto più profondo di una semplice crisi di mercato.
È come se, sotto la superficie, si stesse consumando un cambiamento epocale nel comportamento dei consumatori.
Chi compra lusso sembra avere sempre meno interesse per il semplice prestigio del marchio e sempre più voglia di acquistare un prodotto di classe, capace di possedere un valore concreto, riconoscibile e destinato a durare nel tempo.
Forse è un desiderio nuovo, o forse, più semplicemente, è un desiderio antico che ritorna.
In ogni caso, se questa trasformazione dovesse consolidarsi, potrebbe segnare l'inizio di una nuova era per l'intero settore.
Poi c'è la Cina, un mercato enorme, decisivo, ma anche capace di trasformarsi rapidamente in un problema quando un marchio non riesce più a interpretarne le richieste e i cambiamenti.
Il primo grande nome del lusso a subire quella che appare come una vera aggressione commerciale è stato quello di Bernard Arnault, con Louis Vuitton, che ha perso il 30% delle vendite, è in questo scenario si apre anche un capitolo particolarmente delicato per gli investitori di Borsa, che vedono assottigliarsi il proprio tesoretto, con perdite che superano il 36%.
Bernard Arnault ha 77 anni e i suoi cinque figli lavorano nell'azienda che ha costruito.
Saranno loro, dunque, a dover imboccare un nuovo cammino verso il successo, ma l'avventura non sarà semplice, perché mentre il lusso cerca di ritrovare la propria identità, una nuova forza sta entrando prepotentemente nel mondo della moda: l'intelligenza artificiale.
Quando l'IA sarà in grado di intervenire sempre più profondamente nella progettazione, nella creatività e nella produzione, differenziarsi diventerà inevitabilmente più complicato.
Arnault, inoltre, ha già perso la sua posizione tra i primi dieci uomini più ricchi del mondo e Bloomberg indica oggi il suo patrimonio in 143 miliardi di dollari, ma anche quella cifra ha iniziato una lieve discesa.
La sua guerra commerciale iniziata in Medio Oriente che lo ha sicuramente danneggiato, ma l'intelligenza artificiale potrebbe rappresentare una sfida ancora più profonda della Cina e superare questo nuovo ostacolo non sarà semplice.
A Dubai, intanto, le vendite dei brand del lusso sono calate del 50%, un dato che rappresenta un segnale preoccupante per tutti i grandi marchi del settore.
Personalmente sono convinto che l'impero del lusso dovrà cambiare la propria offerta, inserendo nelle proprie realizzazioni qualcosa di più: un valore concreto, tangibile, capace di durare nel tempo e che il consumatore possa percepire come realmente importante.
Il mondo sta cambiando e in questo disordine globale anche i grandi patrimoni sembrano chiudersi a riccio frenati dall'incertezza.
Sembra che diversi marchi del lusso abbiano accumulato debiti fiscali preoccupanti e Arnault, in particolare, sembra possedere 22 miliardi di arretrati con il governo francese.
Il mondo sta vivendo un periodo difficilissimo e i grandi patrimoni sono sotto pressione.
Il consumo dei ricchi ha subito una brusca frenata e i grandi marchi si trovano oggi ad affrontare contemporaneamente la trasformazione dei mercati, la pressione fiscale, la Cina e una nuova rivoluzione tecnologica.
Poi c'è l'intelligenza artificiale, una forza capace di cambiare in profondità persino il concetto stesso di esclusività e allora la domanda diventa inevitabile.
Quanto sarà difficile, per l'impero del lusso, tornare alle glorie del passato?
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