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L’immortalità blocca lo sviluppo

L’IA porta l’essere umano verso il trapianto degli organi per raggiungere l’immortalità e in questo modo regrediremo fino all’età delle caverne


25/05/2026

di Mario Sutter


Secondo alcune teorie scientifiche, il trapianto continuo degli organi potrebbe un giorno prolungare la vita fino a sfiorare l’immortalità.
Un’ipotesi che, dietro il fascino della conquista definitiva contro la morte, nasconde però un’ombra inquietante: se l’uomo smettesse di lasciare spazio alle nuove generazioni, finirebbe per rubare il futuro ai propri figli e ciò che oggi viene presentato come progresso potrebbe trasformarsi nel modo più rapido per avviare la regressione dell’umanità.
Molti scienziati prevedono che già entro questo secolo l’aspettativa di vita possa superare i duecento anni ma, proprio questa prospettiva, apparentemente straordinaria, potrebbe diventare la strada maestra verso un disastro sociale senza precedenti.
Questa non è soltanto una previsione teorica e un processo già iniziato.
Oggi una coppia fatica a restare unita per più di quindici anni e immaginare rapporti umani costretti a durare quattro volte tanto, anche per ragioni economiche e sociali, significa aprire la porta a tensioni enormi.
In un simile scenario, il nuovo grande business rischierebbe di diventare la costruzione di penitenziari, luoghi destinati a contenere il collasso psicologico e sociale di società sempre più fragili.
Di fronte a un possibile pericolo di questa portata, c’è solo da augurarsi che chi uscirà vincitore dalle guerre in corso abbia la lucidità di comprendere il problema e il coraggio di imporre regole capaci di impedirne la nascita prima che sia troppo tardi.
Ma mentre il futuro incombe, il mondo deve fare i conti con le tensioni già esistenti nel nuovo assetto geopolitico globale e uno dei nodi più delicati resta il trasporto dell’energia, oggi ostacolato da un punto strategico e pericoloso: lo stretto di Hormuz.
Spingere Mosca tra le braccia del Dragone è stata una delle più grandi follie strategiche commesse dall’Occidente.
Un errore nato da un’Europa piegata alla logica della globalizzazione e guidata, secondo questa visione, da leader incapaci di comprendere la portata del rischio che stavano creando: consegnare Putin alla Cina.
Alla luce di ciò che sta accadendo, assume un peso enorme il nuovo asse tra Pechino e Mosca, deciso a trasportare energia attraverso corridoi terrestri, aggirando Hormuz e riducendo la vulnerabilità marittima.
Ed è qui che la strategia cinese diventa più chiara.
La Cina parla di pace, non perché rinunci alla potenza, ma perché il suo progetto si fonda sulla pazienza.
Senza clamore, senza fretta, il Dragone punta a impossessarsi del controllo del trasporto energetico terrestre garantito dalla Russia.
Pechino ha bisogno di Mosca per mantenere intatta la propria macchina produttiva globale e questa necessità sarebbe stata compresa da Trump e non dai leader europei.
Nel primo trimestre del 2026, le forniture di petrolio russo verso la Cina sono cresciute del 35%, raggiungendo circa 31 milioni di tonnellate. E tutto lascia pensare che Putin abbia fretta di consolidare definitivamente un accordo capace di dirottare verso Oriente i volumi energetici che un tempo alimentavano l’Europa.
Il nuovo ordine mondiale che Trump starebbe cercando di costruire appare quindi complesso, fragile e tutt’altro che scontato.
Ma mentre le grandi potenze si muovono come placche tettoniche sotto la superficie della storia, l’Europa sembra ancora incapace di comprendere fino in fondo i pericoli che il futuro sta preparando…

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