La globalizzazione ha creato l’egocentrismo
Con la distruzione della famiglia è nata la solitudine che ci costringe a pensare solo a noi stessi e con questa aggressione è iniziata la devastazione della collettività
15/06/2026
di Mario Pinzi

Stiamo vivendo un’epoca attraversata da crisi profonde, ma tra tutte ce n’è una che appare più silenziosa e, forse proprio per questo, più pericolosa: la progressiva distruzione della famiglia.
Per secoli la famiglia non è stata soltanto il luogo in cui si educavano le nuove generazioni, è stata anche il pilastro che ha sostenuto la stabilità economica della società, alimentando quella cultura del risparmio che ha contribuito a rendere il nostro Paese uno dei più ricchi del mondo.
Ancora oggi il risparmio privato degli italiani supera i 12 mila miliardi di euro, una cifra che, teoricamente, sarebbe sufficiente a coprire più volte il debito dello Stato.
L’essere umano, per sua natura, possiede una componente istintiva che lo porta a cercare la propria realizzazione personale, tuttavia, per lungo tempo, questo impulso è stato equilibrato dall’unione familiare, che aveva il compito di formare individui capaci non solo di vivere per se stessi, ma anche di contribuire al bene della collettività.
Secondo questa visione, il punto di rottura sarebbe arrivato con la globalizzazione, che avrebbe progressivamente indebolito i legami tradizionali fino a sostituirsi a essi come principale forza capace di influenzare il destino delle persone.
Attraverso la separazione sempre più marcata tra gli individui e i loro ruoli relazionali, si sarebbe sviluppata una forma di egocentrismo crescente, nella quale l’“io” ha iniziato a occupare il posto che un tempo apparteneva al “noi”.
Quando l’adorazione di se stessi supera ogni misura, la collettività si indebolisce.
Le nuove generazioni, immerse in quella che viene definita filosofia globalista, avrebbero così intrapreso una concezione della vita in cui l’individuo diventa il centro assoluto di ogni cosa, dimenticando una verità considerata essenziale:
“L’uomo e la donna sono stati creati per completarsi come l’acqua e la sete. Soli non siamo nulla, uniti siamo tutto.”
Da questa prospettiva, la filosofia globalista favorirebbe la nascita di un individualismo sempre più accentuato, capace di generare aspettative continue, richieste di attenzione costante e privilegi ritenuti eccessivi.
Un processo che, lentamente ma inesorabilmente, finirebbe per logorare il rapporto di coppia.
Chi ama esclusivamente se stesso, infatti, tende a pretendere attenzioni particolari e quando queste aspettative non vengono soddisfatte, può nascere un risentimento profondo che, nei casi più estremi, rischia di trasformarsi in comportamenti aggressivi e distruttivi.
In questa lettura, l’individualismo sfrenato prodotto dalla filosofia globalista non solo mina la stabilità della coppia, ma si pone anche in contrasto con quella che viene definita la dimensione creativa e originaria dell’esistenza umana.
Il paradosso è che questo nuovo modello culturale fa apparire le persone più sicure di sé, ma dietro quella sicurezza, però, si nasconderebbe spesso una fragilità profonda.
La critica non viene più accolta come occasione di crescita, ma percepita come un attacco personale, un’offesa da respingere a ogni costo, ed è proprio in questa fragilità nascosta che possono trovare origine reazioni sproporzionate e talvolta persino violente.
Così le coppie si sgretolano, il senso di appartenenza si dissolve e il posto della condivisione viene occupato dall’egoismo.
Ognuno pretende tutto, ma sempre meno persone sono disposte a donare qualcosa di sé agli altri.
Il messaggio spirituale richiamato dalla tradizione cristiana invita invece a una direzione opposta: non collocare il proprio io al centro dell’universo, perché una vita vissuta soltanto per se stessi rischia di lasciare dietro di sé un grande vuoto, e quando arriverà il momento dell’ultimo addio, ciò che resterà non saranno i successi personali né le attenzioni ricevute, ma l’amore che si è saputo donare.
Se avremo vissuto soltanto per noi stessi, nessuno sentirà davvero la mancanza della nostra presenza. Se invece avremo vissuto per gli altri, il ricordo del nostro passaggio continuerà a vivere nei cuori di chi abbiamo amato.
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