Prima pagina

Iran: il paradosso di una potenza petrolifera che rischia di restare senza acqua

La ricchezza energetica non basta: tra siccità, agricoltura intensiva e politiche idriche discutibili, l’Iran affronta una delle crisi d’acqua più gravi del Medio Oriente


09/03/2026

di Marco Ricci


L’Iran è uno dei Paesi più ricchi di petrolio del pianeta, ma sta affrontando una crisi sempre più grave per una risorsa molto più essenziale: l’acqua potabile. È il paradosso di una nazione che possiede immense riserve energetiche ma rischia di non avere abbastanza acqua per la propria popolazione.
Secondo diversi studi e rapporti internazionali, l’Iran sta vivendo una vera e propria emergenza idrica. Le riserve d’acqua si stanno riducendo rapidamente a causa di una combinazione di fattori: cambiamento climatico, siccità prolungata, gestione inefficiente delle risorse e un uso agricolo estremamente intensivo. Oggi l’agricoltura consuma circa il 90% delle risorse idriche del Paese, spesso con sistemi di irrigazione molto inefficienti.
Il risultato è un progressivo prosciugamento delle falde acquifere e dei bacini naturali. Negli ultimi decenni l’Iran ha perso enormi quantità di acqua sotterranea: si stima che circa il 70% delle riserve di falda sia stato sfruttato o degradato negli ultimi cinquant’anni.
La situazione è ormai visibile anche nelle grandi città. A Teheran, capitale con oltre 9 milioni di abitanti, i livelli dei bacini idrici stanno diminuendo rapidamente e le autorità stanno valutando misure straordinarie come razionamenti e trasferimenti di acqua da altre regioni.
In alcune zone del Paese i cittadini segnalano interruzioni quotidiane nella distribuzione, mentre il governo invita la popolazione a ridurre drasticamente i consumi.
Questo scenario appare ancora più sorprendente se confrontato con la ricchezza energetica dell’Iran. Il Paese possiede alcune delle più grandi riserve di petrolio e gas al mondo, che rappresentano il pilastro della sua economia e della sua influenza geopolitica.
Ma mentre il petrolio continua a essere esportato e a generare entrate strategiche, l’acqua – una risorsa vitale ma meno visibile – si sta esaurendo. Gli esperti parlano ormai apertamente di “bancarotta idrica”, cioè una situazione in cui la domanda supera stabilmente la disponibilità di acqua rinnovabile.
Negli ultimi decenni l’Iran ha costruito centinaia di dighe e ha incentivato la produzione agricola per raggiungere l’autosufficienza alimentare. Tuttavia queste politiche hanno spesso avuto effetti opposti: molte dighe hanno alterato i corsi dei fiumi e accelerato la perdita di zone umide e falde sotterranee.
In parallelo, il Paese utilizza circa l’83% delle sue risorse idriche rinnovabili, più del doppio del limite considerato sostenibile a livello internazionale.
Gli analisti avvertono che la crisi dell’acqua potrebbe avere conseguenze profonde. Oltre ai problemi agricoli ed economici, la scarsità idrica è sempre più legata a tensioni sociali, migrazioni interne e conflitti regionali per il controllo dei fiumi e delle dighe.
In altre parole, l’Iran potrebbe trovarsi di fronte a una realtà inquietante: un Paese ricchissimo di petrolio ma sempre più povero di acqua.
E mentre il greggio continua a scorrere nei mercati globali, la vera sfida del futuro potrebbe essere molto più semplice – e molto più urgente: garantire un bicchiere d’acqua a ogni cittadino.

(riproduzione riservata)