L'Editoriale

Il nostro futuro va ridisegnato

Stà finendo il mondo della globalizzazione, ma farlo morire con le bombe è un grandissimo errore


09/03/2026

di Mario Pinzi


Desidero partire da una fotografia netta, quasi brutale, della figura che per decenni ha dominato l’Iran: la Guida Suprema, Ali Khamenei.
Un uomo che lascia dietro di sé un’eredità personale stimata in 200 miliardi di dollari, mentre una parte significativa della sua popolazione viveva nella povertà.
Questo è il paradosso che segna la sua storia.
In sostanza, la Guida Suprema iraniana era uno degli uomini più ricchi del pianeta. Un patrimonio immenso che ora passa al figlio Mojtaba Khamenei, mentre milioni di iraniani hanno continuato a lottare ogni giorno per sopravvivere.
È difficile provare commozione per la scomparsa di un santone che, mentre predicava austerità e rivoluzione religiosa, accumulava un impero economico di dimensioni gigantesche.
Dopo la caduta dello Scià nel 1979, quel giovane religioso iniziò a costruire, lentamente ma con determinazione, un sistema di potere che non era solo politico o religioso, ma anche finanziario.
Un impero che si estendeva ben oltre i confini dell’Iran.
Attraverso una rete di società e fondazioni collegate al potere religioso e politico, nacque un gigantesco conglomerato economico con interessi in quasi ogni settore dell’economia iraniana.
Ma non solo. Secondo diverse ricostruzioni, questo sistema si estendeva anche all’estero, con società di comodo e proprietà immobiliari di enorme valore nelle grandi capitali europee — Londra, Berlino, Madrid — simboli di un potere economico costruito nell’ombra.
Questa è la fotografia della Guida Suprema dell’Iran.
E proprio per questo motivo è difficile piangere la fine di un uomo che rappresentava un sistema capace di accumulare ricchezze colossali mentre il suo popolo affrontava inflazione, disoccupazione e povertà.
Detto questo, è necessario sottolineare anche un errore grave. L’errore di Donald Trump.
Eliminare un uomo lanciando missili significa accettare il rischio di colpire anche civili innocenti. E quei civili non sono il potere: sono spesso le prime vittime di quel potere.
Gli iraniani non sono il regime. Sono le persone che da anni ne subiscono le conseguenze.
Per questo l’operazione americana in Venezuela, con l’arresto di Nicolás Maduro, rappresenta un esempio molto diverso. Un’azione chirurgica, mirata, che ha colpito il leader senza trasformare l’intervento in una tragedia per la popolazione.
È una lezione che il mondo dovrebbe imparare. Se davvero si vuole eliminare un dittatore, oggi esistono strumenti più precisi e meno devastanti delle bombe.
Un intervento mirato, persino una semplice iniezione letale, potrebbe fermare un uomo senza distruggere città e senza uccidere innocenti.
Perché continuare a combattere guerre come nel secolo scorso significa accettare qualcosa che oggi non è più tollerabile: la morte collaterale di chi non c’entra nulla.
E oltre al costo umano, c’è quello economico. La guerra tradizionale ha già presentato il suo conto.
In pochi giorni, le principali Borse europee hanno perso 314 miliardi di euro di capitalizzazione.
Madrid ha chiuso a -2,7%, Francoforte a -2,6%, Parigi a -2,1%, Milano a -1,9%, e Londra a -1,2%.
Una montagna di ricchezza bruciata nel giro di poche ore.
I venti di guerra hanno avuto effetti immediati anche sull’energia.
Diversi impianti di petrolio e gas sono stati fermati. A Doha, la produzione di gas naturale liquefatto è stata sospesa e QatarEnergy ha bloccato temporaneamente parte delle attività legate al GNL.
E non bisogna dimenticare un dettaglio fondamentale: il Qatar è il secondo fornitore di gas naturale liquefatto per l’Italia, con circa il 24% delle forniture.
Questo significa che ogni escalation militare non colpisce solo i campi di battaglia.
Colpisce le economie, colpisce le famiglie e colpisce i cittadini di tutto il mondo.
Insomma, cari lettori, le guerre tradizionali hanno un costo insostenibile.
Costano troppo, distruggono ricchezza e, soprattutto, uccidono persone innocenti.
Per questo dovrebbero appartenere definitivamente al passato…

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