Agenti AI, tutti li vogliono. Ma attenzione ai rischi se non si sa come governarli
28/09/2026

Gli agenti AI possono ormai ricevere un obiettivo, pianificare le attività necessarie, utilizzare strumenti e compiere azioni con un crescente grado di autonomia. Una capacità che apre nuove possibilità per le imprese, ma pone anche questioni concrete: quali attività possono, ma soprattutto devono, essere affidate a questi sistemi? Dove deve rimanere indispensabile la supervisione umana? Come se ne misurano affidabilità, risultati e costi?
Il divario tra annuncio e realtà è già evidente nei numeri. Secondo lo studio “The State Of Agentic AI” di Forrester, tre aziende su quattro dichiarano di stare adottando l’AI agentica, ma solo una minoranza ha sistemi realmente operativi in produzione su larga scala, al di là dei chatbot; più della metà delle organizzazioni segnala ancora problemi di dispersione e controllo degli agenti anche dopo avere introdotto policy di sicurezza dedicate, e per il 49% dei responsabili sicurezza interpellati dalla stessa Forrester l’AI agentica è oggi una fonte di preoccupazione. Un contesto che spiega perché la vera sfida per le imprese non sia adottare gli agenti prima degli altri, ma costruire le competenze necessarie per governarli, stabilendo confini, responsabilità e forme di controllo.
A rendere concreta l’urgenza di queste domande è anche il recente caso degli agenti sperimentali che, durante attività di ricerca, hanno aggirato alcune barriere di sicurezza e trovato il modo di comunicare tra loro nel corso di attività condotte sulla piattaforma Hugging Face. Un episodio che mostra come sistemi progettati per raggiungere un obiettivo possano individuare percorsi non previsti e riporta al centro i temi della sicurezza, della tracciabilità e del presidio umano.
È da questo scenario che prende le mosse “AI Adoption nella tua azienda. Agenti AI, automazione e controllo per trasformare la tecnologia in valore”, l’incontro promosso da Lefebvre Giuffrè in collaborazione con Eudata, in programma il 1° ottobre 2026, dalle 18.00 alle 20.00, presso il Digital Hub Lefebvre Giuffrè di via Monte Rosa 91, a Milano. Rivolto a imprenditori, manager, responsabili IT e professionisti coinvolti nei processi di trasformazione aziendale, l’appuntamento offrirà una lettura strategica e operativa del paradigma agentico: dalle opportunità di efficienza ai rischi per sicurezza e governance, fino alle scelte organizzative legate al controllo umano, ai costi, alla sostenibilità e all’indipendenza tecnologica.
La distinzione non è accademica. Secondo una stima di Gartner del giugno 2025, oltre il 40% dei progetti di AI agentica sarà cancellato entro la fine del 2027, per costi fuori controllo, valore di business poco chiaro o presidi di rischio inadeguati. La società di ricerca segnala inoltre che, su migliaia di soluzioni presentate sul mercato come “agenti AI”, meno di 130 vengono considerate realmente tali: la maggior parte sono chatbot, RPA o assistenti già esistenti semplicemente rietichettati, il cosiddetto agent washing. La differenza però esiste, ed è sostanziale: un vero agente AI non si limita a elaborare una domanda e produrre una risposta, ma scompone un obiettivo in più attività, sceglie quali strumenti utilizzare, interagisce con dati e applicazioni ed esegue direttamente un processo. Sempre secondo Gartner, entro il 2028 il 33% delle applicazioni software enterprise integrerà funzioni agentiche (contro meno dell’1% nel 2024) e il 15% delle decisioni operative quotidiane sarà preso in autonomia dagli agenti, oggi vicino allo zero: un passaggio dal “rispondere” all’“agire” che richiede alle aziende non soltanto investimenti tecnologici, ma nuove competenze e modelli di adozione consapevoli.
Il cambio di paradigma passa anche da qui. Un’automazione tradizionale esegue esattamente le istruzioni per cui è stata programmata e si blocca davanti a un’eccezione non prevista; un agente AI, ricevuto un obiettivo, sceglie autonomamente il percorso per raggiungerlo e si adatta quando qualcosa non va come previsto. Non significa però che il futuro sia “agent-first”, con agenti autonomi lasciati liberi di fare tutto: le architetture più solide che stanno emergendo integrano ragionamento agentico e workflow deterministici dentro piattaforme orchestrate e governate, non sistemi isolati lasciati a sé stessi. È qui, più che nella tecnologia in sé, che si gioca la partita delle competenze.
Ad aprire i lavori sarà Elisa Bettini, Business Line Training Director di Lefebvre Giuffrè. «L’intelligenza artificiale sta entrando in una fase nella quale conoscere gli strumenti non è più sufficiente: occorre comprendere come inserirli nei processi, valutarne l’impatto e governarne le conseguenze», dichiara Bettini «Come punto di riferimento per la formazione e l’aggiornamento dei professionisti e delle imprese, vogliamo contribuire a costruire le competenze necessarie per trasformare l’innovazione in valore concreto, mantenendo al centro responsabilità, controllo e consapevolezza».
Seguirà l’intervento di Sandro Parisi, CEO e Founder di Eudata, dal titolo “Perché gli agenti AI e come adottarli consapevolmente”, dedicato al paradigma agentico, alle sue applicazioni e alle condizioni necessarie per introdurlo concretamente all’interno delle organizzazioni. «Il tema dell'adozione agentica è molto più profondo di come viene presentato da chi propone soluzioni a scaffale. Le aziende spesso non sanno da che parte girarsi, e finiscono per fare scelte che si rivelano fallimentari», osserva Parisi. «Adottare gli agenti richiede una competenza ampia, che tocca almeno quattro mestieri diversi: capire l'esigenza di business, scegliere modelli e architetture, conoscere i limiti della compliance, fare i conti per vedere se il business case sta in piedi. Sembra troppo, ma la conoscenza oggi ce la danno gli strumenti e il lavoro di squadra. Quella che scarseggia è la capacità di comporre quelle competenze, scegliere e portare a terra.»
Accanto all’analisi dello scenario tecnologico, l’incontro porterà il punto di vista di chi è chiamato a tradurre le potenzialità della GenAI in scelte operative attraverso la testimonianza di Generalfinance, società quotata su Euronext Milan e specializzata nel factoring. A presentare la case history sarà Matteo Pizzicoli, Chief Information & Operating Officer di Generalfinance, con l’intervento “Dall’automazione agentica al governo operativo della GenAI”. Il settore finanziario rappresenta un osservatorio particolarmente significativo per valutare le applicazioni degli agenti AI, perché combina processi ad alta intensità di dati e documenti, esigenze di efficienza, controlli rigorosi e decisioni che richiedono tracciabilità e presidio umano. L’intervento affronterà il passaggio dall’automazione dei processi alla gestione operativa dell’intelligenza artificiale generativa, analizzandone le potenzialità in termini di efficienza insieme alla necessità di mantenere adeguati controlli sulle attività e sulle decisioni. Tra i temi anche i costi, la sostenibilità dei modelli e l’indipendenza tecnologica.
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