Cultura

“La profezia delle pagine perdute”: l’atteso seguito delle avventure di Ignazio da Toledo, un astuto mercante di libri che…

Torna sugli scaffali, dispensando cultura e fantasia, Marcello Simoni, un autore da un milione e mezzo di copie capace di trasformare in avventure i frutti delle sue approfondite ricerche


12/07/2021

di MASSIMO MISTERO


Subito alcuni “crediti” per Marcello Simoni, una delle penne più intriganti nel campo del romanzo storico: il puntiglioso lavoro di ricerca per regalare credibilità alle sue opere (che peraltro non manca di puntualizzare nella ricca nota finale di ogni suo romanzo); l’abilità di catturare, attraverso una scrittura semplice quanto ben congegnata, l’attenzione del lettore; il merito di scovare storie mai banali in bilico fra realtà e fantasia, capaci comunque di rispettare con cura il contesto epocale. Infine, e questo con la scrittura c’entra come i cavoli a merenda, il piacere di sentirlo parlare all’insegna di un incontenibile eloquio: basta infatti offrirgli una briciola di spunto e fermarlo risulta impresa quasi impossibile. Per la gioia, in questo caso, di chi presenta le sue opere e di lo ascolta. 
Marcello Simoni, si diceva, per il quale scrivere è il mestiere più bello del mondo. Una penna che, nonostante il successo incassato - è stato tradotto in diciotto Paesi con un venduto di oltre un milione e mezzo di copie - non si è mai montato la testa. Nemmeno quando a tesserne gli elogi sono campioni d’incasso come l’americano Glen Cooper (“Pochi come lui riescono a infondere vita e poesia alla scrittura. Un autore imperdibile per chi ama i romanzi storici”). Di fatto un numero uno che, a sorpresa, non manca peraltro di incuriosire quando assicura di detestare i personaggi positivi, quelli che fanno sempre la cosa giusta. 
Lui che torna sugli scaffali, per i tipi della Newton Compton, con La profezia delle pagine perdute (pagg. 350, euro 9,90), l’atteso seguito della saga che narra le avventure di Ignazio da Toledo, l’astuto protagonista che aveva debuttato nel 2011 ne Il mercante di libri maledetti, romanzo per oltre un anno in testa alle classifiche dei libri più venduti e che l’anno successivo si sarebbe aggiudicato il 60° Premio Bancarella. 
Una figura che strada facendo ha intrigato, attraverso le sue divaganti avventure, chissà quanti lettori, tenendo banco ne La Biblioteca perduta dell’alchimista e Il labirinto ai confini del mondo per poi, dopo averlo lasciato a lungo in panchina, rimetterlo in pista nel 2020 ne Il segreto del mercante di libri. Un personaggio peraltro ripreso “con il cuore” e che ha accompagnato l’autore in uno dei periodi, quella della pandemia, più “ombrosi degli ultimi anni”. 
Ferma restando una amara sorpresa per i fan del nostro mercante: Ignazio da Toledo sarebbe infatti morto. O almeno questo è ciò che racconta Uberto, suo figlio, quando, nel luglio del 1232, raggiunge la corte di Sicilia nella speranza di riabbracciare la famiglia. Palermo, tuttavia, sarà per lui l’inizio di un nuovo incubo, e non solo la città dalle “bellezze aggrovigliate” che tutti conoscono. Non altrettanto si può infatti dire “dei monaci verginiani che per un certo periodo tennero banco presso lo splendido monastero di San Giovanni degli Eremiti. Una congregazione di orientamento benedettino che, in cambio di imperitura fedeltà, sollevò la dinastia normanna dal vincolo di sottomissione al papato”. 
Ma torniamo a Uberto. Se di sua madre si sono perse le tracce, sua moglie e sua figlia sono tenute prigioniere in un luogo segreto. Il loro carceriere è Michele Scoto, astrologo personale dell’imperatore Federico II, convinto che il mercante gli abbia sottratto e nascosto un libro misterioso, la rarissima Prophetia Merlini
Di fatto Uberto ignora che le sue disavventure siano intrecciate a quelle di un uomo senza passato che sta navigando su una nave di pirati barbareschi lungo le coste dell’Africa settentrionale e del mar Rosso. Il suo nome è Al-Qalam e, obbedendo gli ordini di un crudele capitano, è alla disperata ricerca di un tesoro inestimabile e leggendario, un tesoro donato in tempi remotissimi da re Salomone alla Regina di Saba. 
Mentre Al-Qalam lotta per ritrovare la sua identità e Uberto per salvare la madre, Sibilla (che strada facendo assisterà anche a un omicidio attraverso la fessura di un’anta) tenta con ogni mezzo di ricongiungersi alla famiglia e di sfuggire all’acerrimo nemico di Ignazio da Toledo, lo spietato frate domenicano Pedro González. 
In buona sostanza, con un tesoro in ballo e una corsa contro il tempo per salvarsi da nemici vecchi e nuovi, la storia volerà via veloce, impregnata dei molti (e curiosi) enigmi con i quali l’autore si è divertito a infarcire il romanzo. “In primis - tiene a precisare - quello relativo all’alfabeto cifrato di Beda il Venerabile. Alfabeto basato sulla dattilonomia numerica, facilmente verificabile nel Liber de loquela per gestum digitorum, del quale esistono alcune interpretazioni grafiche…”. 
Per la cronaca Marcello Simoni è nato a Comacchio il 27 giugno 1975, località dove tuttora vive con la moglie Giorgia (“Colei che mi ha seguito nei passi più importanti della mia vita”) e i tre cani Stinco, D’Artagnan e Aramis. Luogo dove peraltro ama disintossicarsi dalla frenesia delle tante presentazioni coltivando un orticello e un giardino. 
Lui che - repetita iuvant - dopo essersi laureato aveva lavorato come “malpagato” archeologo, nonché come bibliotecario presso il Seminario arcivescovile di Ferrara; lui che ha pubblicato otto saggi storici, con particolare attenzione all’Abbazia di Pomposa e ai suoi affreschi medievali; lui che si definisce estroverso sul lavoro ma scarso frequentatore dei salotti; lui che si dedica alla scrittura su base oraria impiegatizia; lui che confessa il suo debole dichiarato per scrittori come Valerio Evangelisti, Jean-Christophe Grangé e Fred Vargas, ma con input importanti legati anche ai nomi di Giulio Verne, Arthur Conan Doyle, Emilio Salgari e Edgar Allan Poe.

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