Cultura

“La bulimia dei media”. Già, i media che non mediano ma informano e deformano, stimolano e deconcentrano

Nel suo ultimo libro il sociologo Franco Ferrarotti ci parla del loro ruolo nella società contemporanea: da protesi dell’uomo a macchine diaboliche 


05/07/2021

di Giambattista Pepi


Viviamo in un’epoca in cui media sono oramai parte integrante della vita di ogni individuo. Nel corso degli anni è cambiato profondamente il modo in cui ci rapportiamo al mondo che ci circonda, a partire dalla lettura delle notizie, alla divulgazione di eventi, alle relazioni interpersonali e alla vita in genere. Qual è oggi il ruolo dei media? I media non mediano. Informano e deformano. Stimolano e deconcentrano. Sono strumenti di conoscenza, ma anche di manipolazione. Inducono ad agire prima di pensare. Chi li governa? A chi appartengono? Sono onnipresenti e territoriali.Un potere tiranno.
Ce ne parla Franco Ferrarotti, uno dei più importanti sociologi italiani, nel libro La bulimia dei media (Armando editore, pagg. 148, euro 15,00). Ma ci pensate a come si è evoluta nel corso dei secoli la comunicazione tra gli individui e nelle comunità?  
Prima del ‘900 i media si basavano esclusivamente sull’utilizzo della
scrittura. Solo dopo l’anno mille, caratterizzato da un’imponente esplosione culturale, si ha una trasformazione dei supporti della scrittura passando, infatti, dall’utilizzo del papiro a quello della pergamena, sviluppatasi intorno al II secolo a.C. fino ad arrivare alla carta inventata nel Medioevo, periodo in cui i libri erano oggetti molto rari e costosi. Nel 1456 ci fu un’importante invenzione che consiste nella stampa a caratteri mobili di Gutenberg. Questa invenzione secondo molti teorici delle scienze della comunicazione è da considerarsi una rivoluzione di grande portata in quanto ha aperto una nuova epoca nell’ambito della comunicazione umana, toccando un momento fondamentale nell’evoluzione dei media. Si arriva, dunque, all’età delle rivoluzioni, periodo che ha inizio con la rivoluzione francese 1789 fino al 1848 come sostiene lo storico Hobsbawm. L’elemento che accompagna le rivoluzioni che caratterizzano questo periodo è proprio il libro, in cui si trattavano i temi che oggi ritroviamo nei giornali contemporanei. 
Verso la fine di questo periodo, intorno agli anni Trenta del 1800 nacque il primo giornale intenso in senso moderno nonostante il primo quotidiano conosciuto risale ai primi anni del Settecento. Si arriva finalmente al Novecento, il cosiddetto “secolo delle masse” in cui l’evoluzione dei media aumenta notevolmente il ritmo e i media di massa si impongono sempre più prepotentemente nella vita di ogni individuo sino ad arrivare ai giorni nostri. Con l’invenzione della radio i media fanno capolino nelle case della popolazione mondiale. Si arriva poi alla televisione, originariamente degli enormi scatoloni in grado di trasmettere contenuti visivi e sonori contemporaneamente a più utenti situati in luoghi diversi ed anche molto distanti tra loro. Si tratta di un potente strumento di comunicazione, in grado di controllare l’opinione pubblica.  
Tuttavia la più grande rivoluzione tecnologica e socio-culturale forse mai conosciuta fino ad ora è Internet. La sua origine risale agli anni Sessanta del Novecento e il suo scopo originario era garantire la sicurezza ed efficienza delle comunicazioni militari. Solo con il successivo avvento dell’interfaccia grafica divenne uno strumento di massa. Inizialmente tale risorsa poteva essere utilizzata unicamente attraverso un Computer, ma col passare del tempo è diventata accessibile anche ai dispositivi mobili. 
L’evoluzione dei media sarebbe quindi proseguita con l’avvento di Internet, che avrebbe profondamente cambiato la vita di ogni individuo. Non esiste, ahimè, atto quotidiano che non sia accompagnato da un click del mouse o da un touch su uno smarthphone. Internet ha creato una fitta rete di comunicazione che ricopre l’intero pianeta facendo si che una qualunque forma di notizia venisse trasmessa in modo istantaneo da un capo all’altro del pianeta e ciò l’ha reso un potentissimo strumento dal punto di vista economico politico e culturale. Ha, inoltre, apportato enormi cambiamenti sia nel settore della pubblicità creando nuove professioni legate al web marketing sia un interesse mondiale e nella comunicazione interpersonale rendendo la nostra vita sociale e lavorativa strettamente legata a tutto ciò che ci consente di usufruire di tale servizio. 
Di fatto i media hanno portato benefici all’uomo, alle sue relazioni interpersonali e tra comunità, perché l’informazione se è fondata, consente di compiere delle scelte consapevoli e responsabili che potremmo riassumere nella celebre frase dello statista Luigi Einaudi: “conoscere per deliberare”.  Purtroppo i media comportano anche costi e rischi. Uno dei quali, inutile nascondercelo, è che l’informazione, oltreché menzognera o infondata, può risultare fuorviante. In ogni caso, i mass media e coloro che direttamente o indirettamente li controllano, sono anche in grado di condizionare e influenzare non solo positivamente, ma sovente anche negativamente, i comportamenti di individui e intere comunità. Proprio per questo, e non a caso, il sottotitolo dell’opera di Ferrarotti, è: Da protesi dell’uomo a macchine diaboliche
Le sue considerazioni e riflessioni ci possono pertanto aiutare a saper fare un uso più critico dell’informazione da qualunque media ci giunga, in modo che noi come cittadini e fruitori dei mezzi di comunicazione e informazione, siamo in grado di saper distinguere e sceverare, la buona dalla cattiva comunicazione, come quando dopo la trebbiatura,si separa il frumento dalla pula. 
In questo modo facciamo del bene a noi stessi e alla società di cui facciamo parte, e nello stesso tempo, possiamo indurre gli stessi mass media ad agire con maggiore attenzione e senso di responsabilità, consapevoli di avere a che fare non con individui passivi che prendono per buono tutto ciò che viene loro trasmesso, ma individui attivi e attenti, che vogliono avere informazioni fondate, complete, chiare, utili che possono aiutarci a compiere ogni giorno con responsabilità le scelte che, di volta in volta, riteniamo più appropriate per la nostra vita e per le comunità in cui viviamo.

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