Cultura

“Kate Marshall ha chiuso con il passato, ma il passato non ha chiuso con lei”

Fa di nuovo centro l’inglese Robert Bryndza, un autore da tre milioni di copie, con una nuova protagonista che non farà rimpiangere il suo personaggio di punta, la detective Erika Foster. Per il momento lasciata in panchina, ma a fronte di altre tre storie già pronte


16/03/2020

di Massimo Mistero


L’abbiamo imparato a conoscere, l’inglese Robert Bryndza, attraverso le storie (La donna di ghiaccio, La vittima perfetta e La ragazza nell’acqua) imbastite sulla detective Erika Foster, una donna tosta quanto determinata, disposta a mettere a rischio il suo lavoro e la sua incolumità pur di arrivare alla verità. Storie pubblicate in 29 Paesi (ad esempio in Brasile, Cina, Francia, Germania, Thailandia e Turchia), con un venduto al seguito sui tre milioni di copie. Ma non di soli brividi si nutrono questi lavori in quanto, a suo dire, è importante vedere il lato divertente delle situazioni, la qual cosa aiuta a superare i momenti difficili. 
Non a caso, dopo essersi laureato presso la prestigiosa Guilford School of Acting di Londra, Bryndza si sarebbe dedicato, oltre a partorire una commedia presentata all’International Theatre Festival di Edimburgo, ad alcune non proprio gratificanti esperienze come sceneggiatore in quel di Los Angeles. 
A seguire avrebbe dato voce a cinque commedie romantiche, incentrate sulla figura di Coco Pinchard. “Un personaggio - repetita iuvant - che avrebbe voluto strangolare sua suocera Ethel e farla franca. Ma purtroppo in questi libri non c’erano morti ammazzati…”. Da qui la decisione di puntare su romanzi forti, assaporando le luci della ribalta con il citato il thriller d’esordio La donna di ghiaccio. 
Per la cronaca questo autore fuori dalle righe vive attualmente, “dopo lunghi soggiorni a Londra e in America”, in Slovacchia con il marito Ján, assicurando di essere comunque “sempre orgoglioso delle sue origini”. E qui ogni mattina (“Abitiamo di fronte a un fiume in una città ricca di splendidi edifici”) porta a spasso i suoi due cani Ricky e Lola. Beneficiando peraltro della presenza della suocera Vierka, il sostegno culinario della famiglia che, con le sue prelibatezze, lo sprona a darsi da fare (narrativamente parlando, s’intende). 
Perché di sola scrittura si nutre il quotidiano di Bryndza (“Ho desiderato di fare lo scrittore sin da piccolo, non immaginando mai di potermi mantenere con questo mestiere”), ma con un distinguo al seguito: “Mentre duemila parole di una commedia mi lasciano lunatico e irritabile, dopo una giornata di omicidi - ironizza - mi sento più ottimista”. 
Ma veniamo al dunque. Bryndza - che a vent’anni aveva frequentato una scuola di recitazione con l’intento di fare l’attore - è tornato in questi giorni sugli scaffali italiani, sempre per i tipi della Newton Compton, con I cinque cadaveri (pagg. 376, euro 9,90, traduzione di Giulio Silvano), un thriller “interpretato”, questa volta, dalla detective Kathe Marshall, una donna “che ha chiuso con il passato, anche se il passato non ha chiuso con lei”. Un romanzo forte, che cattura e intriga, incentrato appunto su cinque persone barbaramente uccise e un nuovo misterioso ammiratore dell’assassino in carcere che usa le stesse modalità per far fuori le sue vittime. 
A questo punto spazio alla sinossi de I cinque cadaveri, un lavoro imbastito su una trama per la verità non nuovissima, ma gestita con la consueta, piacevole personalità. 
“Sono passati quindici anni da quando Kate Marshall, una giovane e ambiziosa detective, fermò il famigerato cannibale di Nine Elms, a Londra (che uccideva ragazze lasciandole nude, con segni di morsi sul corpo e un sacchetto di plastica infilato in testa). L’arresto, invece di un trionfo, si tramutò però in un incubo. Tradita da tutti, umiliata, presa d’assalto dai media per le scioccanti verità rivelate dall’assassino, la sua promettente carriera in polizia finì con uno scandalo. Da allora i fantasmi del passato hanno continuato a ossessionare Kate che, nonostante il tempo trascorso, non è mai riuscita a lasciarsi quell’esperienza alle spalle”. Nonostante, per disfarsi del passato, sia andata via da Londra e si sia trasferita in una piccola città costiera, dove cerca con tutte le sue forze di dimenticare. 
“Ma un ammiratore del serial killer di Nine Elms ha deciso di seguire le orme del suo idolo, e Kate sa che non può restare a guardare senza intervenire. Fermare l’assassino potrebbe infatti essere la sua unica occasione di riscatto, e non solo. Se infatti quindici anni prima lei aveva rischiato di diventare la quinta vittima del Cannibale, adesso il nuovo mostro ha intenzione di finire il lavoro del suo predecessore…”. 
E questo è quanto, anzi no, a fronte di un interrogativo: cosa riserverà il futuro narrativo di questo scrittore? Diverse sorprese: Bryndza assicura infatti di avere già pronte altre tre storie imbastiste su Erika Foster, di stare lavorando a un secondo romanzo dedicato a Kate Marshall e di nutrire altre idee su Coco Pinchard. In quanto scrivere, per lui, rappresenta “una ragione di vita”. 
Piacere che abbina a quello della lettura. Con un debole dichiarato per Lynda La Plante, Thomas Harris, Robert Galbraith nonché per la “genialità comica” (in abbinata a note di critica sociale) della rimpianta Sue Townsend. Per non parlare degli stimoli che prova nel seguire la serie televisiva Prime Suspect

(riproduzione riservata)