Cultura

“Che cosa hai fatto, Lizzie Borden?”: storia di un cold case datato 1892

Prendendo spunto da un feroce duplice omicidio a stelle e strisce, l’australiana Sarah Schmidt dà voce a un avvincente romanzo


02/03/2020

di Catone Assori


“Una storia feroce e piena di misteri, deliziosamente inquietante” legata al cold case più famoso della storia americana datato 4 agosto 1892. A trasformarlo in romanzo, e che romanzo, è stata l’australiana Sarah Schmidt, nata a Melbourne, città dove vive e lavora come bibliotecaria. Complice il caso. “Stavo muovendomi fra scaffali zeppi di libri usati quando ho incontrato Lizzie. Nel senso che un opuscolo sul caso Borden mi cadde sui piedi e distrattamente mi misi a sfogliarlo, rimanendone letteralmente ipnotizzata, tanto da volerlo trasformare in una storia”. 
E per farlo “mi sarei dedicata ad approfondite ricerche, raccogliendo informazioni da chi aveva dedicato tempo e fatica a questo caso così affascinante”, finendo addirittura per “dormire diverse notti nella casa dei Borden in Massachusetts, che oggi è un bed & breakfast a tema. Risultato? Cosa hai fatto, Lizzie Borden? (Piemme, pagg. 342, euro 19,50, traduzione di Monica Nastasi), un lavoro che ha comportato diversi anni di impegno e che si è proposto fra le novità più interessanti degli ultimi tempi, apprezzato sia dalla critica che dalla platea dei lettori (è stato infatti tradotto in diversi Paesi). 
Sarah Schnidt, si diceva. Appassionata di Stephen King e di storie di fantasmi, un cassetto pieno di appunti (“Idee che non ho mai avuto la forza di sviluppare, ma si tratta di piccoli mattoni che un giorno potrebbero formare la parete laterale di una casa di carta e inchiostro”), un’idea chiara sulla creatività (È il prodotto di ciò che si realizza, di ciò che ci si rifiuta di realizzare, nonché dell’accettazione delle idee che vanno e vengono. Idee che volte ritornano indossando una nuova maschera”). 
E ancora: una figura curiosamente portatrice di un difficile rapporto con l’estate (È la stagione che amo di meno”), ma anche ironica nel raccontare una sua trasferta in Francia (“A Parigi ho mangiato e bevuto di tutto e di più, leccandomi persino le dita, visto che nessuno mi conosceva e nessuno si aspettava nulla da me. Comportamento che mio padre non avrebbe certo approvato”). Lei talmente brava, a detta di Paula Hawkins (autrice de La ragazza del treno), da “rendere impossibile staccarsi dalla lettura di questa storia terribile e piena di misteri”. A fronte, come ha tenuto a sua volta a ribadire Usa Today, di “un resoconto agghiacciante e perfetto della distruzione di una famiglia”. 
Detto questo spazio alla trama di Che cosa hai fatto, Lizzie Borden?, una prova narrativa di livello, capace di mettere a nudo il ruolo della donna nel Ventesimo secolo, quand’era ingabbiata senza vie d’uscita nelle strette maglie familiari e in una posizione di inferiorità nei confronti dell’uomo. Secolo peraltro “segnato” dal movimento femminista volto a conseguire eguaglianza politica, sociale ed economica tra i due sessi (diritto all’istruzione, diritto al lavoro, diritto di voto, libertà sessuale). 
La vicenda, come accennato, risale alla mattina del 4 agosto 1892 quando a Fall River, nello Stato del Massachusetts, “un urlo squarcia l’aria immobile: proviene da una delle case a due piani che si affacciano sulla strada, dove Lizzie Borden ha appena scoperto che qualcuno ha ucciso suo padre, a colpi di ascia, frantumandogli il cranio. Poco dopo scopre che anche la moglie, ovvero la sua matrigna, è stata freddata nello stesso modo nella stanza accanto. Nessuno può sospettare di Lizzie: figlia devota, dedita a opere di bene, come peraltro la sorella maggiore Emma, che quel giorno era però fuori casa. Eppure, chi altri può essere stato?”. 
Mentre comincia un processo che porterà più domande che risposte, “le voci di Lizzie e di quelli che le stanno accanto costruiscono il quadro di una famiglia senza amore, con un padre violento, taccagno e retrivo, una matrigna odiosa e due sorelle che, unite più che mai, disperatamente sognano la libertà. Assolta dall’accusa di omicidio, per mancanza di prove evidenti sebbene in assenza di altri possibili sospettati, Lizzie rimane un’assassina per tutta l’America, dove il duplice omicidio fece scalpore tanto da restare vivo ancora oggi nei racconti popolari e nelle filastrocche”. 
Insomma, uno dei cold case più affascinanti della storia a stelle e strisce, quello di Lizzie Borden, che non ha mai smesso di far parlare di sé. Sta di fatto che il mistero di questa donna - un mostro, una strega o soltanto una ragazza che ha cercato di appropriarsi della sua libertà? - resta ancora aperto. “E questo romanzo ne propone tutta la sua straordinaria complessità”. 
Detto ciò, cosa riserverà il domani narrativo di Sarah Schmidt? “Sto lavorando - tiene a precisare - a una storia legata a un’idea di vecchia data. Come See What I Have Done (questo il titolo originale del libro del quale abbiamo appena parlato) anche la mia nuova prova si rifà al caso, e più in particolare a un sogno: quello di una donna che guida la sua auto verso una montagna. E in quella macchina c’è un bambino. Ma niente è ciò che potrebbe sembrare...”.

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