Cultura

“Accendipensieri”: il libro capace di resuscitare le parole

Quanti squassapennacchi conoscete, quanti nubìvaghi, salamistri e coticoni? A spiegarceli un intrigante lavoro di Sabrina D’Alessandro dedicato a tutti, dai sette ai 120 anni


30/03/2021

di Ufficio Resurrezione Parole Smarrite


Gentilissimi, buongiorno. Questo non è una recensione ordinaria, ma un’ordinaria circolare dell’Urps: Ufficio Resurrezione Parole Smarrite. Ovvero «ente preposto al recupero di parole smarrite benché utilissime alla vita sulla terra». Questo Ufficio si occupa di riscoprire parole antiche e di inventare parole nuove. Avete mai sentito parlare della ciuffola o del torotella? Sembrano neologismi coniati da bambini, e forse lo sono, ma la cosa interessante è che si tratta di parole dimenticate, talmente antiche da risuonare nuove. 
Ci sono infatti bellissimi vocaboli che rimangono sepolti per anni nelle pagine di vecchi libri e voluminosi dizionari: nessuno li usa più, né si occupa di loro. L’Urps li cerca, li trova, li archivia e poi, quando viene il momento, li scuote dal torpore e li resuscita. I suoi protocolli prevedono che per resuscitare una parola non basta riesumarla, bisogna come minimo disegnarla, scolpirla, filmarla, dedicarle un memoriale, un libro, una stella, una galassia; occorre insomma farne un’opera d’arte. 
Come ai grandi generali si fan monumenti nelle piazze, così l’Urps fa il monumento alla ciuffola, al nubìvago e allo squassapennacchi. E come ogni istituzione anche l’Urps ha un organigramma e dirama le circolari, senza dimenticare i riti e gli apparati. 
C’è ad esempio un Dipartimento Oggettificazioni che trasforma le parole in sculture e installazioni, un Dipartimento Rinascita Psicovocale che le canta, una Divisione Mutoparlante che le mima e un Dipartimento Parole Imparavolate che le disegna, il Dipartimento dell’Urps dedicato ai più piccoli. 
Da questo Dipartimento è nato il libro Accendipensieri (Rizzoli Ragazzi, pagg. 216, euro 18,00, postfazione di Armando Massarenti), firmato da Sabrina D’Alessandro, nel quale si scoprono parole antiche e si inventano parole nuove. Un volume interamente illustrato con gli straordinari disegni di 71 bambini che fra il 2012 e il 2020 hanno partecipato ai laboratori dell’Urps, diventandone a tutti gli effetti funzionari. 
Qui si parla di cosa sono appunto le parole, di quante ne usiamo, di come nascono e muoiono e di quanto alcune, benché smarrite, siano sempre utilissime. Vocaboli come nubìvago (individuo con la testa tra le nuvole) o sbucciafatiche (pelandrone) dicono le cose con un altro nome e così facendo ci permettono di vederle meglio. L’Urps le chiama parole “occhialute”, nello stesso modo in cui hanno a che fare con i suoni e i concetti, hanno a che fare con la visione: ci aiutano a cogliere sfumature inaspettate. 
Questo non significa che debbano necessariamente rientrare nell’uso quotidiano, ma conoscerle, e quindi ri-conoscerle nel mondo che ci circonda, può arricchire il nostro sguardo sulla realtà e, non ultimo, ribaltare la nostra tendenza a prenderci troppo sul serio. Cosa che noi adulti fatichiamo a fare, ma che i bambini sanno fare benissimo. 
Ispirandosi alla creatività delle parole antiche diventa poi più facile inventare parole nuove. E qui entra in gioco il Reparto Neologismi (ultimo capitolo di Accendipensieri). Perché le parole antiche accendono idee nuove: basta ricombinare vocaboli composti come asciugamano e grattacielo per inventare oggetti poetici come l’asciugacielo (macchina per asciugare il cielo dopo che ha piovuto), contestatori come l’acchiappascuola (gancio che tira via la scuola quando è noiosa) o illuminanti come l’accendipensieri (che scocca idee invece di scintille). De Amicis diceva che certe idee non ci verrebbero nemmeno in mente se non avessimo le parole con cui esprimerle. 
Ben vengano quindi tutti gli aspiranuvoli, gli scendiboschie i lanciafarfalle inventati con i bambini. Se il loro sguardo si mantiene libero, alto e lieto, il futuro che li attende rimarrà entusiasmante e pieno di possibilità come lo vedono ora. 
Con l’augurio che così continuerà a essere. Buona resurrezione. Urps! 


Sabrina D’Alessandro è un’artista visiva e studiosa del linguaggio. La sua ricerca esplora il rapporto tra parola e immaginario, coniugando arte e linguistica. Nel 2009 fonda l’Urps (Ufficio Resurrezione Parole Smarrite)), “Ente preposto al recupero di parole smarrite benché utilissime alla vita sulla terra”. Il suo lavoro, segnalato dall’Enciclopedia Treccani, è stato esposto in luoghi pubblici e privati dell’arte e della cultura in Italia e all’estero ed edito, tra gli altri, da Rizzoli (Accendipensieri, 2021 e Il Libro delle Parole Altrimenti Smarrite, 2011), la Domenica del Sole24Ore (Dipartimento Parole Imparavolate, 2016-2017), Sky Arte (Divisione Mutoparlante, 2016) ed Expo 2015 (Parole Scilingue, 2015). Nel 2018 il 50º Premio Suzzara premia e produce le sue opere d’arte pubblica Parole al balcone e Fannònnola. 
Dal 2016 porta avanti un censimento sui difetti umani in forma di installazione itinerante, ospitata da varie città italiane ed europee tra cui San Pietroburgo in occasione della XVI Settimana della Lingua Italiana nel Mondo. Nel 2020 due sue opere entrano a far parte della Collezione Farnesina e il portale Treccani dedica uno speciale agli 11 anni dell’Ufficio Resurrezione. 

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