Cultura

Viaggio nell’Italia che apre il cuore ai meni fortunati

Mario Marazziti racconta le esperienze di accoglienza dei migranti di diverse comunità che costituiscono esempi virtuosi di una convivenza possibile che supera muri e steccati


14/04/2020

di Giambattista Pepi


Aprire il proprio cuore, non solo la mente e le porte, all’accoglienza del prossimo. Del prossimo che fugge dalla guerra, dalle persecuzioni, dalla morte, dalla miseria e dalla fame. Con il carico delle ansie, della paura, della disperazione di chi, costretto a lasciare, forse per sempre, i paesi dov’è nato, raggiunge i nostri confini, e ci chiede aiuto. Bussa alle nostre porte, interpella le nostre coscienze di uomini liberi, che vivono in pace, forti dei loro diritti, del loro benessere. 
C’è chi ha paura che i migranti che arrivano in Italia possano creare disordini, attentare alla sicurezza, sottrarre posti di lavoro, ottenere servizi che andrebbero primariamente riconosciuti ai cittadini, e non li vogliono, li respingono, restano sordi al loro grido di dolore, di protezione, di sicurezza. E c’è, invece, chi non li teme, ed è disposto ad accoglierli perché possano ricostruire, attraverso il loro aiuto disinteressato, un’esistenza libera e dignitosa nel nostro Paese. Come ha dimostrato di saper fare in questi anni la rete dei Corridori Umanitari promossi dalla Comunità di Sant’Egidio, dalla Federazione delle Chiese Evangeliche e dalla Conferenza Episcopale Italiana diventata un modello concreto e praticabile di vera integrazione. 
Nel libro Porte aperte. Viaggio nell’Italia che non ha paura (Piemme, pagg. 382, euro 19,90) Mario Marazziti racconta le esperienze di un tipo di accoglienza diffusa che funziona e non richiede finanziamenti pubblici e che, mentre offre una nuova vita ai profughi, fa rinascere anche le comunità locali intorno ad un progetto comune. 
Storie diverse, di sofferenza e di riscatto, pervase tutte dallo spirito della fraternità e della solidarietà umana che promanano dalle persone che, vincendo l’iniziale diffidenza verso chi non si conosce, dischiudono le porte della casa, del borgo, della comunità, per accogliere coloro che non hanno più radici, né mezzi per mantenersi. 
L’autore (giornalista e scrittore ha collaborato tra l’altro con Il Corriere della Sera, l’Avvenire, Famiglia Cristiana e Huffington Post, portavoce della Comunità di Sant’Egidio. E’ stato inoltre proponente e primo firmatario della legge di cittadinanza ai bambini immigrati: jus soli e jus culturae), nel suo viaggio itinerante attraverso l’intero Paese, da Treviso a Palermo, dà voce all’Italia che non cede alla paura, non distoglie lo sguardo dalle sofferenze degli altri, a cittadini che, a partire dalle ragioni della solidarietà e di un umanesimo profondo, hanno dato l’avvio ad una significativa trasformazione sociale. 
Un libro che, al di là delle belle storie narrate, ci permette di scoprire l’altra dimensione del nostro Paese, una dimensione che non ti aspetteresti, lontana dai soliti cliché che ripetono fino alla noia, che gli italiani sono razzisti e pieni di pregiudizi. Ma non è così. La maggior parte sono brava gente dal cuore grande come una capanna. 
In questo libro, dunque, Marazziti rende testimonianza a un’Italia diversa: il Paese dell’umanità, della solidarietà, della carità, che permette di bypassare i muri ed i porti chiusi, a dispetto di chi li invoca, per scoprire nell’altro noi stessi e condividere un progetto di vita che rende la nostra comunità nazionale più ricca e più forte.

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