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Vanno in scena gli ideologi del nuovo Credo: essere nemici, purtroppo giurati, del contante

Le giravolte contabili del nuovo Governo giallorosso? L'ennesimo tiro incrociato su lavoratori e pensionati


30/09/2019

di Sandro Vacchi


Una imprevedibile e surreale alleanza si diffonde nel mondo. Non ha confini né ideologici né geografici, non ha bandiere che non siano arcobaleno, non ha divinità riconosciute, ma una folla di messia disparati idolatrati da disperati: che lo siano per condizioni economiche, intellettuali oppure sociali, perfino psichiche. E’ l’alleanza dei pauperisti con i signori del pianeta, dei gretini di una ventriloqua adolescente con i satrapi dell’altissima finanza, dei trafficanti di esseri umani con i predicatori di pace, dei buonisti a ogni costo con gli schiavisti e i torturatori, della sinistra anticapitalista con gli imperatori del denaro e i produttori del Tutto, dei tassatori compulsivi con i più grandi evasori fiscali. 
Hanno rinverdito l’immagine medievale del denaro come sterco del diavolo, della ricchezza (altrui) come peccato da espiare, della vita terrena da trascorrere in pena, dell’agio come vizio e del benessere come supplizio, dell’uguaglianza diffusa purché sia nella povertà, o meglio ancora nella miseria. Predicatori alla Savonarola, giustizialisti alla Robespierre, golpisti nel più puro stile bolscevico, nazisti proiettati verso la soluzione finale, comunque tutti mascherati da benefattori, in nome di una “pace” mondiale e globale che contrasti i sovranisti, i populisti, gli xenofobi, tutto ciò che puzza di nazionalismo, quindi di fascismo, secondo la vulgata diffusa dai mass media. 
Gli ideologi del nuovo Credo sono questi: laicissimi presidenti democraticamente eletti e pontefici insediati dallo Spirito Santo; tiranni della mezzaluna islamica e finanziatori di migrazioni, fallimenti, guerre, tradimenti, colpi di Stato; intellettuali asserviti proprio al denaro che a parole combattono e schifati dai buoni sentimenti che predicano. 
L’ultima crociata è quella contro il denaro contante, lanciata in Italia appena un mese e mezzo dopo il salto mortale carpiato del Governo precedente, con quello attuale rimasto sotto il comando dello stesso presidente del Consiglio, peraltro del tutto sconosciuto fino a un anno e mezzo fa: cose possibili soltanto nel Paese dell’impossibile. 
Tassare chi userà il contante invece delle carte di credito e dei bancomat, cioè strumenti “tracciabili”? Tassare anche chi preleverà dal conto in banca più di 1.500 euro mensili, soldi suoi? Istigare, di fatto, i cittadini a farsi delatori del Fisco, essendo questo incapace di snidare gli evasori? Se non è comunismo allo stato puro questo, ditemi che cosa lo è. Persone sensate di quella stessa parte politica, come l’ex ministro prodiano Vincenzo Visco, dipinto come una sorta di Dracula che succhiava i risparmi, hanno detto pari pari che la trovata in discussione del mostro giallorosso sarebbe una immensa idiozia. Semplice. Se chi paga con la carta di credito avesse un beneficio, come si vocifera, del 2 per cento, allora chi deve ricevere i soldi basterebbe che facesse uno sconto del 3 per cento per averli in contanti e lo Stato sarebbe fregato. 
Ma questi qua ci sono o ci fanno? Sembra che fino a ieri abbiano venduto la cedrata sugli spalti di uno stadio, oppure no? La demagogia è, più che palese, pazzesca. Ci troviamo con un Fisco, vale a dire uno Stato, che non arriva a riscuotere 180 miliardi l’anno di euro di tributi e che da vent’anni, guarda caso da quando è stato introdotto l’euro che ci avrebbe dovuti rendere tutti più ricchi, non riesce a incassare 900 miliardi di cartelle esattoriali. In tutto fanno 4.500 miliardi, calcolati all’ingrosso, di soldi perduti. 
Che cosa ti va allora a escogitare il Governo strangolatore, giustizialista e manettaro che si spaccia come egualitario a fin di bene? Una campagna militare contro il denaro contante, poco controllabile, considerato il grande nemico dei controllori. Denaro che, attenzione, è in grandissima parte già stato tassato e se ne sta nei nostri conti correnti o nei nostri titoli di Stato: altri soldi prestati al micidiale Moloch che ci vuole infilare le mani nelle tasche. 
Gli strumenti per indagare a tappeto non mancherebbero, inoltre. Chi di noi riceve ancora in contanti lo stipendio o la pensione da qualsiasi organismo pubblico o privato? A margine: la pensione è tassata due volte, la prima quando la si mette insieme, nel corso della vita lavorativa, la seconda quando la si incassa, una volta andati a riposo. Ed è tassata come reddito, anche al 50 per cento e più, anziché come rendita quale è, dovuta a un accumulo di denaro per la vecchiaia. Una forma di risparmio, insomma. Se il lavoratore dipendente potesse ricevere il reddito netto, anziché tassato, e mettersi da parte – oppure giocarsi al casinò – quanto invece gli trattiene lo Stato, potrebbe farsi un tesoretto, una rendita, una forma di risparmio. L’imposizione per gli interessi e i capital gain relativi ai titoli di Stato è del 12,5 per cento. Perché la pensione, che è risparmio quarantennale, viene massacrata come se fosse reddito? 
Domandatelo alle migliaia di pensionati che si sono rifugiati all’estero in questi anni, per sfuggire alle grinfie di uno Stato che li vorrebbe invece crocifiggere e, già che c’è, trasformare in sostituti dell’Agenzia delle entrate per scovare gli evasori, costringendoli a richiedere fatture e scontrini dietro la promessa di agevolazioni. La promessa contro lo sconto effettivo, più o meno grande, fatto dal commerciante se lo paghi “aum aum”. 
Non solo. I pensionati, ma anche i lavoratori italiani con residenza all’estero, pagano le tasse nel Paese in cui si trovano, però le loro case in Italia, e quasi tutti le hanno conservate, si sono trasformate in seconde case, dunque ci si paga sopra l’Imu al Comune. La metà delle spese di ristrutturazione e di miglioria delle abitazioni può essere detratta dalla dichiarazione dei redditi e l’importo non è tassato per dieci anni. Non vale, tuttavia, per chi risiede all'estero e quindi laggiù paga le tasse. Esempio. Spendo 40 mila euro per rifare il tetto di casa. Su ventimila euro (la metà della spesa), naturalmente dietro presentazione di un pacchetto di ricevute, fatture e fotocopie di assegni, non pagherò le tasse per i successivi dieci anni, vale a dire che duemila euro annui sono esenti da tasse. 
Un colpaccio, vero, risparmiare sui diecimila euro (se si ha un'aliquota fiscale del 50%) sui quarantamila totali? Intanto l’impresa, per fare la fattura, vi chiederà certo di più, o le Imposte si illudono del contrario? Non solo: questo beneficio sussiste, ripeto, solamente sulla prima casa, se è la seconda, ciccia. 
Il motivo? I 4.500 miliardi di cui sopra, sfuggiti al Fisco in questi ultimi vent’anni: noi dovremmo fare le veci di Fisco, Guardia di Finanza e ministero dell’Economia e preoccuparci di trasformare in un contribuente modello il titolare dell’impresa che ci ha rifatto il tetto. Bravi, hanno capito tutto dell’Italia. I soldi recuperati, poi, semmai serviranno a dare il reddito di cittadinanza a qualche grillino, sempre in nome del buonismo, dell’egualitarismo, dell’accoglienza e del vestire gli ignudi. 
Dicono i conti di Conte: prima si combatte il “nero” e poi si abbassano le imposte. Se continuiamo a importarne, di neri, vediamo poi come ci resteranno più denari in tasca, per non dire in banca. D’accordo, ho fatto della facile demagogia, ma andiamo a vedere di quanto sono diminuite le imposte negli ultimi dieci anni, in questo Paese dove vige la tassazione progressiva. Chi voleva una proporzionale con aliquota costante (flat tax) indipendentemente dalla base imponibile è stato infinocchiato con il più inaspettato giro di valzer della politica italiana e minaccia sfracelli dall’opposizione. 
Per tornare all’isteria collettiva dei rossi rosi dall’invidia e dei gialli vittime della gelosia per chi ha combinato qualcosa nella vita. Lo intuisce non un professore di economia, non un suo studente, ma basta un licenziato dalla terza media, ad esempio Valeria Fedeli, per capire che tasse più elevate fanno diminuire il Pil, togliendo fiato all’economia, che già decresce. Di conseguenza cala il gettito fiscale (se lavoro meno pago meno tasse), aumenta l’evasione e peggiorano i servizi. E’ esattamente quanto accade da anni in Italia a causa di politiche di austerity promosse e benedette dai nostri signori padroni, i commissari dell’Unione Europea. 
E proprio in Europa vorrei soffermarmi un po’. Secondo i geni buoni e gentili che lavorano fino a tardi per il nostro bene e per renderci piccoli sostituti d’imposta che costringono a pagare il fio al Fisco chi lavora in nero, farci pagare per i prelievi in banca sarebbe positivo per rendere palesi anche le nostre spese: dimenticatevi quindi l’amante che vi è tanto cara. Costringere anche mia suocera semianalfabeta a usare la carta di credito e il bancomat salverebbe i conti di Banca Etruria, Monte Paschi e compagnia cantante, altroché il contante! La lotta al contante serve dunque a nient’altro che a regalarci nuove imposte. E “imposte” derivano da imporre, nella più insana tradizione illiberale: ci arriveremo. 
Dicevo dell’Europa. In questa magnifica famiglia dove tutti si amano e adorano i capifamiglia che stanno lassù in cielo, fra Bruxelles e Strasburgo, esistono Stati confratelli che non ci pensano nemmeno a tassare bancomat e prelievi, a imporre l’uso di carte di credito anche per un chilo di zucchine e a infierire su chi rispetta la legge, pretendendo anzi di trasformarlo in una spia occhiuta del suo idraulico, del giardiniere e dell’elettricista. 
Sono stato di recente in un Paese dell’Unione Europea fra i più europeisti, dove tutti i fondi comunitari vengono impiegati fino all’ultimo euro, un Paese governato – parrà strano – dalla sinistra. Ebbene, in banca potete versare quello che volete, e vi fanno ponti d’oro; potete prelevare quello che credete, e nessuno solleva un sopracciglio. Quanto ai bancomat e alle Visa, la metà dei negozi, dei ristoranti, perfino dei commercialisti, non ne vuole sentir parlare, ci sono tanto di cartelli sulle vetrine. Accanto ci sono però altri cartelli, una selva di carta, per la ricerca di commesse, impiegati, camerieri. Come in Italia, vero? 
L’Italia dove il conto in banca rende meno di zero, dove gli interessi dei titoli di Stato sono soffi di vento, dove rischieranno di essere detraibili soltanto le spese mediche regolate con carta di credito o bancomat, mentre non potremo prelevare di nascosto quei duemila euro che ci servirebbero per portare tre giorni a Positano Ludmilla, una russa che ci piace da matti. 
Lo potremo fare, forse, fra qualche anno pagando in Bitcoin, in criptovalute, che rischiano seriamente di diventare la moneta del futuro. Il denaro elettronico, la carta di credito, infatti, a causa di commissioni, costi e annessi vari si deprezza anziché incrementarsi, arrivando in teoria all’azzeramento. E allora Da svidania Ludmilla. 
Potremo consolarci dando tutta la colpa ai suoi connazionali bolscevichi. Insegnava Ludwig von Mises, mostro sacro della scuola di economia austriaca, che motore del comunismo è l’invidia: «E’ screditato da chi ha dimestichezza con la teoria economica e trova terreno fertile nella gigantesca maggioranza di persone ignoranti guidate esclusivamente dalle passioni umane più potenti: l’invidia e l’odio». 
Non ditelo a Greta Thunberg, che ci insulta per averle tolto i sogni e si fa ricevere da quei fessi dei politici che insulta a più non posso. Non ditelo a Carola Rackete, marinaia speronatrice in nome dell’accoglienza indiscriminata. Non ditelo a Giggino Di Maio, ministro degli Esteri come io sono un astronauta, e massima esemplificazione del principio di Peter, secondo il quale si tende a salire di grado fino al proprio livello di incompetenza. 
Ditelo, però, ad Anna Ascani, piddina ma non renzista, la quale, per non farsi mancare niente, ha fondato un nuovo movimento, Energia Democratica, che toglierà un’altra manciata di voti al PD. Chi dice che le nascite sono in tracollo? Nella sinistrata ala rosata del Parlamento le mamme dei cretini sono sempre gravide.

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