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Vaccino anti-Covid: le aspettative a breve sono molte, ma quando realmente sarĂ  a diposizione degli italiani?


07/09/2020

In questi ultimi tempi, segnati da una brusca ripresa dei contagi da Covid-19, le voci sull’arrivo di un vaccino si stanno moltiplicando. Ognuno a raccontarla però alla propria maniera. Ogni Paese a millantare di essere in dirittura di arrivo: c’è chi parla di un paio di mesi, chi di sei e chi addirittura di un anno. In realtà di progressi ne sono stati fatti parecchi in questa spasmodica corsa contro il tempo per poter avviare la produzione, ma i tempi non sono ancora del tutto maturi. 
Si è saputo in questi giorni che il vaccino in Europa potrebbe addirittura arrivare a novembre (salvo un rallentamento legato a un test - in via di accertamenti - finito male). Ma sia chiaro: non sarà per tutti. A confermarlo fonti istituzionali, a partire dal nostro ministro della Salute, Roberto Speranza, il quale - allargando il range temporale - ha reso noto che le prime dosi potrebbero essere disponibili entro la fine dell’anno. 
Dello stesso avviso alcuni alti funzionari dell’Ue che hanno lavorato ai contratti con le case farmaceutiche e che adesso si sbilanciano, come accennato, sull’arrivo delle prime dosi a novembre. In tal senso sarebbe stato reso definitivo l’accordo tra la Commissione Europea e il colosso farmaceutico AstraZeneca relativamente al vaccino sviluppato all’Università di Oxford e nel quale l’Italia ha dato un contributo fondamentale grazie alla ricerca e produzione dei primi campioni da parte dell’Irbm di Pomezia e al ruolo della Catalent di Anagni, azienda che si occuperà dell’infialamento. 
A titolo di conoscenza ricordiamo che la Irbm, fondata nel 2009, opera nel settore della biotecnologia molecolare, della scienza biomedicale e della chimica organica. Una delle maggiori aree di ricerca dell'Istituto è però la scoperta di nuovi farmaci nelle aree terapeutiche della neurodegenerazione, dell’oncologia e delle malattie infettive e parassitarie. Nei suoi laboratori i ricercatori della società partecipata Advent avevano messo a punto il vaccino italiano anti-ebola, il cui brevetto era stato acquistato nel 2013 dalla società britannica Gsk. 
Ma torniamo al vaccino anti-Covid: si tratta di un prodotto per il quale alcuni Paesi (Germania, Francia, Italia e Paesi Bassi) si erano per così dire coalizzati nella “Inclusive Vaccine Alliance”, avviando negoziati durante le prime fasi della ricerca e ottenendo la precedenza per le prime forniture. 
Per questo prodotto la “Commissione europea ha firmato un contratto da 300 milioni di dosi, più altri 100 milioni da ridistribuire successivamente”. Ma altre trattative sono in corso con alcune grandi case farmaceutiche, come Big Pharma Sanofi, Johnson & Johnson, CureVac e Moderna, a loro volta in fase avanzata di sperimentazione. L’obiettivo? Creare scorte per 1,5 miliardi di dosi. 
Teniamo infine a ricordare che i primi quantitativi del vaccino saranno riservati ad alcune categorie alle prese con particolari condizioni di salute, oltre per chi opera a maggiore contatto con il pubblico, vale a dire le professioni in prima linea nella lotta contro il coronavirus. Stiamo parlando del personale sanitario, delle categorie a rischio per età o patologie (gli anziani e gli immuno-depressi), dei militari e delle forze dell’ordine.

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