Prima pagina

Vaccinazioni da Covid-19: agli attuali ritmi l’immunità di gregge sarebbe raggiunta soltanto nel settembre 2024


22/02/2021

di FRANCO MOLINARI


Le promesse non contano, a contare sono i fatti. O, meglio ancora, i dati sull’andamento della pandemia da Covid-19: quelli che ci portano a riflettere sulla capacità organizzativa delle autorità nazionali, regionali e locali per la vaccinazione alla popolazione. 
Dal 31 dicembre 2020 al 20 febbraio scorso sono state consegnate ai centri preposti per le vaccinazioni (stiamo parlando di 52 giorni) 4.692.460 dosi, delle quali ne sono state somministrate solo 3.439.703, pari al 73,3 per cento. In altre parole, 1.252.757 (26,7%), pur essendo in giacenza nei centri preposti, non sono state somministrate in quanto riservate ai “richiami”. 
Va inoltre sottolineato che le somministrazioni rispetto alle consegne risultano notevolmente differenti da Regione a Regione.  Si va infatti dal 58,62% della Calabria al 95,48% della Valle d’Aosta. Passando dall’89 per cento della provincia autonoma di Bolzano all’82,36 della Toscana, dal 77,54 della Campania al 75 e rotti del Friuli e dell’Emilia-Romagna. Poco al di sotto, con il 73,32%, si colloca invece la Lombardia, la Regione che si rapporta però con un sesto dell’intera popolazione nazionale. 
Altro dato interessante. Sono stati vaccinati sia con la prima dose che con il richiamo 1.327.332 cittadini (38,6% delle somministrazioni) mentre hanno ricevuto solo la prima dose 2.112.371 di italiani. Calcolando il tasso di somministrazione giornaliera sono stati sinora vaccinati soltanto 25.526 cittadini sia con la prima dose che con il richiamo. 
Per arrivare all’immunità di gregge sarà necessario, secondo gli esperti, vaccinare il 70% della popolazione e per farlo, a questi ritmi, occorrerebbero circa 1.300 giorni: come dire che si arriverebbe alla metà di settembre del 2024. 
Altra questione che dovrebbe interessare le autorità preposte all’approvvigionamento dei vaccini è che, sempre secondo gli esperti, la vaccinazione dovrebbe essere ripetuta annualmente (come del resto si fa con l’antinfluenzale) e quindi il 70% della popolazione dovrebbe essere vaccinata entro l’anno. Questo comporta un “ritmo” di somministrazioni giornaliere assai elevato. In altri termini, in 313 giorni dovrebbero essere vaccinati con due dosi 220.856 cittadini al giorno, sabati, domeniche e festività comprese. 
Se i dati riportati risultassero corretti, bisognerebbe predisporre una organizzazione molto complessa e articolata, coinvolgendo tutte le figure professionali attualmente disponibili (medici di base, pediatri di libera scelta, medici militari, farmacisti pubblici e privati, infermieri) nonché le strutture logistiche di distribuzione (ad esempio grossisti di medicinali). Cosa non semplice da concretizzare. 
Altro dato interessante è la percentuale di cittadini vaccinati sul totale della popolazione suddivisa per fasce d’età. Allo scorso 20 febbraio soltanto il 5,71% degli italiani era stato sottoposto al vaccino. Percentuale attestata al 20,36% per gli ultranovantenni, mentre per la fascia di età da 80 a 89 anni risultava del 9,17 per cento. Insomma, di strada da percorrere ce n’è ancora tanta. E il tempo stringe. Anche per evitare una temuta terza ondata di questa maledetta pandemia. 

(riproduzione riservata)