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Uno scambio "impossibile": Romano Prodi al Quirinale e Berlusconi senatore a vita

Lo scopo di fondo? Tenere lontano dal potere i sovranisti come Matteo Salvini e Giorgia Meloni


13/07/2020

di SANDRO VACCHI


Per un quarto di secolo la politica italiana, particolarmente quella della sinistra ex (ma non tanto) comunista, è ruotata attorno a un unico tema: Silvio Berlusconi. Incastrarlo in tutti i modi, compagni, alle elezioni semmai, ma non era obbligatorio: ci avrebbero altrimenti pensato i giudici. In queste settimane lo hanno confermato gli stessi magistrati. 
Il Cavaliere Nero era il male supremo, per molti anni il leader più amato dagli italiani, un “ganassa” milanese quanto volete, barzellettiere che con l'aria da cumenda” corteggiava tutte le femmine del circondario e collezionava Olgettine, nipoti di Mubarak ed esperte di bunga bunga: insopportabile per i sepolcri imbiancati del Pci e i suoi eredi, più moralisti di Maria Goretti, ai quali toglieva voti su voti, e fette di potere sempre più grosse. 
Impotenti di fronte al Caimano di Arcore, i Migliori, quali da sempre si ritengono, non trovarono di meglio che ingaggiare il nemico di un tempo. Non un democristiano qualsiasi, ma un autentico pretone di quelli di una volta, boiardo di Stato con tanto di quel pelo sullo stomaco da poterci imbottire un materasso a due piazze. Parliamo del professor Romano Prodi, lanciato nell'agone politico nel 1995 dalla vera mente del centro-sinistra, ergo dei catto-comunisti, il suo maestro Beniamino Andreatta, cervello e accademico di prestigio largamente superiore al suo. 
L'operazione ebbe talmente successo che il falso pacioso, in realtà cinico come pochi, professore reggiano, si prese il lusso di sconfiggere per ben due volte l'imbattibile Nemico Giurato delle sinistre. 
Volete che l'ex Pci, sconfitto dalla storia e dai popoli che i partiti suoi confratelli avevano sottomesso per 75 anni, non lo considerasse una sorta di Piccolo Padre? Non alla stregua di pietre miliari come Stalin e Togliatti, ma quantomeno come uno dei padri nobilissimi della rinascita dopo le batoste e le lacrime subite dalla Gioiosa Macchina da Guerra di Achille Ochetto? 
Prodi è da anni nell'Olimpo cattocomunista, punto di riferimento del pensiero sinistro, dopo che il PD si è giocato il Quarto stato operaio dedicandosi piuttosto al Terzo sesso (copyright di Marcello Veneziani). Non c'è convegno, pensatoio, dibattito, intervista orientata a sinistra in cui Mortadella non sia presente, nonostante la sua avventura politica vera e propria sia terminata da molti anni e benché l'età si approssimi agli 81 anni. 
Il prossimo 9 agosto potrebbe essere per lui un ottimo compleanno. 
Perché Romano Prodi è uno che non ci pensa neppure a fare il nonno e ormai il bisnonno (i suoi due figli viaggiano verso la cinquantina), nonostante asserisca sempre il contrario. E gli sembra anche una “diminutio” godersi le principesche pensioni da parlamentare, da ex presidente dell'Iri e da ex presidente della Commissione Europea. Ha piazzato un po' di suoi centurioni in posti che a nessuno di noi farebbero schifo, altri li ha ignorati come se nulla fosse, ma per sé ha da sempre in serbo un sogno. 
Per la gente normale sarebbe che la propria squadra vincesse la Coppa dei Campioni? Oppure far perdere la testa alla Bellucci? O diventare socio di Bezos in Amazon? Al Nostro non è mai importato niente del calcio, delle donne e nemmeno del denaro. L'anziano traghettatore dell'Italia nell'euro, con la sempiterna maledizione degli italiani tutti, che a causa di quell'operazione sono diventati dei pezzenti, ha un sogno neanche tanto nel cassetto che si chiama Quirinale. 
Con un simile precedente, obietteranno gli ingenui, conquistare il Colle sarebbe tanto facile come vedere Hitler rabbino capo di Roma, ma Prodi non è mica un Adolfo qualsiasi. Lui ha amici dappertutto, assolutamente dappertutto, in Italia e all'estero, in Vaticano, in paradiso e un po' anche all'inferno. 
Così, che cosa è andato a pensare? Nel 2022, quando Sergio Mattarella lascerà il Quirinale, avrà 83 anni, uno più di Sandro Pertini quando fu eletto. Perciò, o stavolta o mai più. 
Come si fa a diventare presidente della Repubblica in Italia? Vattelapesca! Con giochi di palazzo indecifrabili per noi mortali, con alchimie di potere da prestigiatori espertissimi, con manovre da scacchisti in cui i nemici diventano nemici e i nemici amici. 
Chi è il più feroce nemico di Prodi? Berlusconi, risponderete. No, lui lo era. Oggi il peggior nemico della Mortadella è il Mojito di Salvini, il sovranismo, l'antieuropeismo, l'opposizione all'immigrazione libera spesso portatrice di Coronavirus. E Berlusconi, anzi, è diventato un amico. 
Al punto che il furbissimo Romano ha pensato questo. Visto che lui e io siamo immortali, e che l'età porta saggezza (l'ha proprio dichiarato), non sarebbe il caso di andare un po' d'accordo? Non per farsi una partita a briscola ogni tanto al Circolo Arci, quella è roba da vecchietti, ma per sedersi invece su due rinomatissime poltrone: quella di presidente della Repubblica il prof Prodi, quella di senatore a vita il Cav Berlusconi. 
Un “do un des” che, se i piddini avessero l'onore dei giapponesi, sarebbe da karakiri domani mattina. Ma cosa volete che gliene freghi, a gente che fino all'agosto dell'anno scorso faceva a pezzi Giuseppe Conte e che oggi governa con lui? A lui, a loro, a Prodi, importa una sola cosa: comandare. 
Il professore, diventato saggio in vecchiaia (ipse dixit), ha lanciato l'idea che il tanto amato nemico Berlusca, con la sua Forza Italia, sostenga la traballante maggioranza giallorossa. Lo scopo? Raccattare i voti azzurri per portare l'anziano ma vispo prof Prodi al Quirinale. 
E in cambio? Il Caimano mica è fesso: mi fate senatore a vita ed è pari e patta. 
Ora, i senatori a vita dovrebbero essere figure eminenti che hanno illustrato le arti, la scienza, la politica, e naturalmente gli ex presidente della Repubblica. Berlusconi è qualcosa di ciò? L'uomo più processato d'Italia? Il più spernacchiato dai giornali che contano? Irriso senza vergogna dalla Merkel e da Sarkozy? Mandato a imboccare i vecchietti in un ospizio quando fu affidato ai servizi sociali? Sfegatato tifoso della fregna anche in età avanzata (lui, non la fregna, che gli piace giustamente giovane)? Oppure, dopo avergli rimproverato tutto, i compagnucci della parrocchietta sono disposti a dire: “Contrordine, ci siamo sbagliati: Silvio è un santo”? 
La riabilitazione a sinistra del Caimano sarebbe come riabilitare Mussolini. Non esagero. I toni, le armi, i mezzi, gli scritti, le azioni (comprese statuette in faccia) usati contro di lui, non hanno paragoni se non con il duce appeso a Piazzale Loreto: cosa, peraltro, più di una volta auspicata davvero dai compagni più facinorosi. Nominarlo senatore a vita non sarebbe il salto della quaglia, ma l'aperta ammissione che per 25 anni su di lui sono state dette soltanto calunnie, che è una vittima del sistema, un santo dipinto come diavolo, un innocente dato in pasto ai giudici amici del Pci e derivati. 
Una figura di merda? Esattamente. Per il Pd, per Prodi e per Berlusconi stesso. Il quale, se accettasse davvero uno scambio del genere, dimostrerebbe di avere tanti altarini da nascondere che la metà basterebbero. 
Se qualcuno si domandava come mai si fosse da mesi ritirato in Costa Azzurra, lasciando il partito in coma al povero Tajani, adesso ha una risposta. Soprattutto, se qualcuno si domandasse come mai il Cavaliere non si sia mai opposto fieramente al Mes (Meccanismo europeo di salvaguardia), anzi, lo abbia apertamente sollecitato, avrebbe un'altra risposta. Se qualcuno si domandasse come mai Eugenio Scalfari, altro vegliardo di 96 anni, nella sua enciclica domenicale su “La Repubblica”, abbia parlato di “ottima rappresentanza” con Prodi al Quirinale, Mario Monti a Palazzo Chigi e Giuseppe Conte in Europa, risolverebbe alcuni perché della politica italiana di questi anni e dei prossimi, riassumibili con una sola parola: schifezza. 
Lo scopo di fondo è tenere il più possibile lontani dalle leve del potere i sovranisti come Salvini e Giorgia Meloni, Dipinti come antieuropeisti al cubo quando in realtà non lo sono: la loro opposizione è a questa Unione Europea, a questo dirigismo di Bruxelles, a queste catene comunitarie che impastoiano l'economia italiana. Lontani loro, Lor signori liberi di comandare. 
E poi l'ingenuo Salvini, in gioventù esponente dei Comunisti Padani, negli stessi giorni si appropria del palazzo delle Botteghe Oscure, storica sede del Pci, e si richiama ai valori di Enrico Berlinguer. Ma come? Stanno per farti uno sgambetto da cui non ti rialzerai mai più, e ti commuovi (o fingi di farlo)? Sai quanto importa ai tuoi elettori dei valori di Berlinguer? Valori monetari, forse, l'oro del Cremlino sempre accettato da un segretario grigio come una fotocopia di Breznev, fautore di un Eurocomunismo mai nato in opposizione a un socialismo moderno predicato da Bettino Craxi, pur con tutte le sue magagne. E i vecchi compagni non hanno niente da ridire sul padano razzista-fascista-xenofobo che gli entra in casa? Macchè! La politica italiana è questa, cari lettori, un peto lanciato nel nulla morale e intellettuale in nome di valori più falsi dei Protocolli di Sion e della Donazione di Costantino. Falsi come la fasulla Italia “democratica” in cui viviamo sempre peggio: protagonisti di questo articolo esclusi.

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