Cultura

Una verità sepolta nel tempo e lo strano ritrovamento di ossa umane

Dalla penna di Angela Marsons, autrice da tre milioni di copie, un nuovo thriller imbastito sull’irrequieta figura della detective Kim Stone


20/01/2020

di Lucio Malresta


Una penna, quella dell’inglese Angela Marsons, che in una manciata d’anni si è conquistata simpatie in 26 Paesi (Italia in primis) a fronte di oltre tre milioni di copie vendute. Complice il suo azzeccato personaggio, la detective Kim Stone, una delle figure più innovative della narrativa internazionale. Ovvero l’agente che aveva debuttato nel thriller Urla nel silenzio, per poi riproporsi vincente ne Il gioco del male, La ragazza scomparsa, Una morte perfetta, Linea di sangue e che, ora, ritroviamo in scena ne Le verità sepolte (Newton Compton, pagg. 382, euro 9,90, traduzione di Nello Giugliano). 
Un adrenalinico lavoro che si rifà, appunto, a una verità sepolta nel tempo che alla fine viene a galla. Succede infatti che, durante uno scavo archeologico, vengano rinvenute delle ossa umane, e che uno sperduto campo della black country si trasformi improvvisamente nella complessa scena di un crimine sul quale dovrà indagare la nostra collaudata investigatrice. Un personaggio peraltro fuori dalle righe, “capace di catturare anche quei lettori che inizialmente non sembravano apprezzarla”. 
Si diceva del ritrovamento. Sta di fatto che non appena “le ossa vengono esaminate risulta chiaro che i resti appartengono a più di una vittima. E testimoniano un orrore inimmaginabile: ci sono infatti tracce di fori di proiettile e persino di tagliole da caccia”. 
Costretta a lavorare a fianco del detective Travis, “con il quale condivide un passato che preferirebbe dimenticare, Kim Stone comincia a investigare sulle famiglie proprietarie e affittuarie dei terreni del ritrovamento. E così, mentre si immerge in una delle indagini più complicate mai condotte, la sua squadra deve fare i conti con un’ondata di odio e di violenza”. In ogni caso Kim intende scoprire la verità, “ma quando la vita di una sua agente viene messa a rischio, si rende conto che dovrà chiudere in fretta il caso. Prima che sia troppo tardi”. 
Il giudizio? Un’altra brillante prova narrativa, questa volta incentrata su una serie di crimini all’apparenza scollegati (un suicidio e il citato ritrovamento di ossa), crimini che si nutrono di un comun denominatore rappresentato dall’odio, dalla paura del diverso (leggi razzismo e omofobia). Il tutto a fronte di una scrittura caratterizzata da frasi brevi, efficaci, a volte graffianti, in ogni caso mai banali, ma anche da un ben orchestrato finale. Come peraltro si conviene a un’autrice capace di giocare a rimpiattino con storie che hanno sempre un loro perché, puntando sul ritmo e sulla suspense, ma soprattutto scavando nelle radici del male. 
Detto questo, chi è Angela Marsons? Una intrigante penna di mezza età che ha faticato non poco a guadagnarsi le luci della ribalta. Una autrice che si dipinge determinata, assetata di giustizia, ma non particolarmente espansiva. Lei che aveva faticato, e non poco, prima di arrivare nelle librerie. Affrontando, a suo dire, “venticinque anni di rifiuti”. Ma forse “la colpa era in parte mia - tiene a precisare - in quanto insistevo a scrivere storie basate su luoghi di fantasia, nel creare personaggi sviluppati a beneficio del pubblico, nel dare voce a trame che ritenevo di facile accesso”. 
A un certo punto, fortunatamente, “decisi di voltare pagina, inventandomi la detective Kim Stone, una protagonista non sempre simpatica, cupa e umorale, diretta e a volte irritante”, messa in scena negli stessi luoghi (stiamo parlando della regione del Black Country, in Inghilterra) dove l’autrice vive in compagnia di un labrador, un pappagallo e una compagna. Ovvero Julie Forrest, “critica quanto basta, ma sempre pronta a concedermi la sua fiducia e il suo sostegno nei momenti difficili. E con lei, anche se in copertina compare soltanto il mio nome (ma questa volta il libro risulta a lei dedicato, aggiungiamo noi), faccio lavoro di squadra. Lei che non è soltanto il mio amore, ma anche la mia complice”. 
Il tutto - repetita iuvant - nel brutto ricordo di quando, a dodici anni, se la doveva vedere con il bullismo dei compagni di classe a causa della sua non facile situazione familiare. “Sono infatti cresciuta in una piccola casa a schiera con due sorelle, un fratello e un padre assente in quanto autista di camion sulle lunghe distanze. Per questo vivevo di umiliazioni, sentimenti che mi avrebbero segnata nel profondo. Il caso volle che un insegnante mi invogliasse a leggere portando dei libri in classe. E da allora sarei diventata una lettrice accanita, con un debole per autori come Val McDermid, Karin Slaughter e Carol O’Connel”. 
Che altro? Finita la scuola i primi lavori, ma sempre con il pallino della scrittura per la testa. “Ma non trovando editori disponibili decisi di auto-pubblicarmi un paio di romanzi rosa, che passarono inosservati. In seguito la musica sarebbe però cambiata, con un contratto in essere che prevede la scrittura di altri dieci libri, al ritmo di due all’anno, tutti incentrati su Kim Stone”. E non è da tutti.

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