Cultura

Una “stanza degli ospiti” ricca di segreti e qualche mistero di troppo

La penna dell’inglese Dreda Say Mitchell cavalca con maestria una trama all’apparenza semplice e al tempo stesso psicologicamente inquietante. Giocando a rimpiattino fra passato e presente, suspense e tensione


30/03/2020

di Valentina Zirpoli


Per chi non la conosce, narrativamente parlando, sarà una piacevole sorpresa l’inglese Dreda Say Mitchell, all’anagrafe Louise Emma Joseph, della quale la Newton Compton ha proposto in questi giorni La stanza degli ospiti (pagg. 349, euro 9,90, traduzione di Laura Miccoli), “il thriller - a detta di quel geniaccio di Lee Child - più spaventoso, entusiasmante e più bello del 1919”. E a rincarare la dose ci hanno pensato anche Peter James (“Una voce davvero originale”), il Sunday Express (“Da brividi. Il libro dell’anno”) e il Sun (“Una storia avvincente firmata da una scrittrice di talento”). 
A titolo di cronaca ricordiamo che questa autrice è nata nel 1965 - da genitori originari dell’isola caraibica di Grenada - nel West End di Londra. Città dove tuttora vive e lavora, proponendosi come autrice di numerosi libri (è stata la prima donna di colore ad aggiudicarsi nel 2005 il The John Creasey Dagger, indetto dalla Crime Writers Association), conduttrice radiofonica e televisiva, giornalista (ha scritto per testate come il Guardian, l’Indipendent e l’Observer), nonché attivista politica (ad esempio, ha preso ferma posizione a favore della Brexit nel referendum del 2016). 
Che altro? Studi presso la Bishop Challoner Girls School, un Bachelor in Storia africana e un master in studi sulla formazione presso la London Metropolitan University che l’avrebbero portata a lavorare per 25 anni come insegnante e consulente nella City, oltre a dare voce “alla comunità della classe operaia in cui è cresciuta”. Senza dimenticarci di un corso di scrittura creativa che l’avrebbe portata in libreria a partire dal 2004. 
Tornando al dunque, di cosa si nutre questo romanzo che ha tenuto banco per sei mesi nelle classifiche d’oltre Manica dei libri più venduti e sta riscuotendo successo a livello internazionale? Come per altri romanzi dati alle stampe, protagonista de La stanza degli ospiti è una donna forte, benché piena di dubbi, anche se la tematica trattata risulta particolare. Una tematica che si riallaccia, come da titolo, a uno strano messaggio trovato in una stanza sino ad allora “ufficialmente” mai abitata. 
Eppure, come lascia intendere un prologo che per la suspense e la tensione ti si strozza in gola, in quella stanza potrebbe essere successo qualcosa.  E in effetti l’autrice gioca a rimpiattino con qualcuno che, pur avendo deciso di togliersi la vita (“Stavolta faceva sul serio”), in realtà non ne ha il coraggio, oppure - lui debole e patetico - non ne è realmente convinto. Così, in preda agli effetti dell’alcol e ancor più della disperazione, lo troviamo mentre si stringe, dubbioso, un cappio attorno al collo, mentre si trova in bilico su una sedia. Ma succede che a un certo punto si sbilanci, perda l’equilibrio, cerchi disperatamente di afferrare la corda sopra la sua testa… Ma è troppo tardi: di lui sarebbe rimasto “soltanto il nulla”. 
La storia vera e propria inizia però con un annuncio: l’offerta in affitto di una splendida stanza matrimoniale, nella zona settentrionale di Londra, a una persona che, come i proprietari della casa, la sappia amare quanto loro. Ed ecco la persona giusta: una giovane donna di nome Lisa. Una ragazza con un passato da dimenticare, che non riesce a credere alla propria fortuna: l’aver trovato quella bellissima stanza in affitto in una altrettanto splendida abitazione. 
Ma chi sono i proprietari con i quali andrà a coabitare in questa accogliente casa dall’aria vittoriana (risale infatti al 1878), maestosa se non addirittura solenne? Martha e Jack, una coppia gentile e premurosa, alla mano. La copia carbone - le viene da pensare - dei suoi genitori ogni volta che decide di andare a trovarli. Insomma, è un sogno che si sta per realizzare, perché quella stanza degli ospiti sembra fatta apposta per lei. Almeno sino al giorno in cui trova, nascosto da qualche parte, il biglietto di un uomo che annunciava il suo suicidio. Alla richiesta di spiegazioni Martha e Jack, come peraltro le avevano già anticipato, negano però che la stanza sia mai stata occupata da qualcuno prima del suo arrivo. 
“Di fronte a tanta sicurezza, Lisa comincia a dubitare di se stessa… Tanto più che le viene vietato l’accesso al giardino, perché è lo “spazio privato” della coppia. Inoltre, a seguire, strani eventi inizieranno ad accadere. E più crescerà il suo desiderio di scoprire la verità, più sarà chiaro che c’è qualcuno disposto a tutto pur di metterla a tacere. Così, mentre le mura della casa diventano sempre più opprimenti, Lisa si ritroverà intrappolata in una fitta rete di segreti dai quali risulta impossibile uscirne. 
Potrebbe essere - visto che il problema del passato è che talvolta ha la brutta abitudine di piombare a capofitto nel presente - che la stanza in cui si è appena trasferita “fosse abitata da un uomo svanito nel nulla?”. 
Diabolicamente costruito, questo thriller beneficerà di un finale mozzafiato, con i segreti che hanno accompagnato e irretito il lettore a dipanarsi uno per uno. “Beh - annota Lisa che si racconta in prima persona - almeno quelli che mi riguardano…”.

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