Cultura

Una scelta sbagliata? A volte può fare la differenza fra la vita e la morte

Un romanzo trascinante, come le rapide di un fiume, incentrato su un’amicizia che si perde per strada. Una storia appassionante, a cavallo fra avventura e thriller, firmata dall’americano Peter Heller


29/07/2019

di Valentina Zirpoli


“Una storia appassionante tra avventura e thriller, in cui i protagonisti scopriranno tragicamente come un’esitazione, una scelta sbagliata, un errore di valutazione possano fare la differenza tra la vita e la morte”. Così, come da note editoriali, viene presentato Il fiume (pagg. 246, euro 17,00, traduzione di Francesco Graziosi), un romanzo controcorrente proposto per i tipi della Solferino. Un lavoro che si nutre di una scrittura pacata e avvolgente al tempo stesso, a fronte di un racconto, come ha avuto modo di annotare il New York Times, “che conquista per la sua drammaticità, il suo ritmo, il suo lirismo”. 
L’autore? L’americano Peter Heller, nato a New York nel 1959 e ora di stanza a Denver, in Colorado; un giornalista che da tempo lavora per la National Public Radio (Npr) oltre a collaborare per diverse testate, come Outside Magazine, Men’s Journal, National Geographic Adventure e Bloomberg Businessweek
Per la cronaca Il fiume è il suo quarto romanzo, dopo The Painter (finalista del Los Angeles Times Book Prize e vincitore del Reading the West Book Award), Celine e Le stelle del cane, bestseller internazionale con traduzioni in più di venti lingue. Un lavoro, edito in Italia nel 2013 dalla Rizzoli, impregnato di fantasia e incentrato su una certezza: che “nel mondo alla fine del mondo non ci sono certezze. Perché si può perdere in una notte anche il poco che si possiede”. Ferma restando la scoperta di un Eden accogliente abitato da due sole persone che… 
Heller, si diceva, portatore di un master of Fine Arts dell’Iowa Writers’ Workshop in Poetry and Fiction, il quale - come scrittore - ha pubblicato anche alcuni memoir, fra cui Kook: What Surfing Taught Me About Love e Life, and Catching the Perfect Wave, lavoro con il quale nel 2010 aveva vinto il National Outdoor Book Award for Literature. 
Ma veniamo al dunque, ovvero al romanzo che stiamo proponendo che, come da titolo, vede protagonista un fiume e le tensioni che via via sfilacciano un’antica solida amicizia. Quella che lega Jack e Wynn, il primo laureando in Ingegneria, il secondo in Lettere. Un rapporto peraltro all’insegna di due caratteri diversissimi che, a volte succede, rappresentano il collante di una magica sintonia. Anche perché entrambi amano le avventure e il contatto con la natura. Loro che, durante le escursioni, non fanno altro che parlare di letteratura. Citando i classici, certo, ma anche quei romanzi che scorrono via senza pretese, come gli onesti western a tinte fosche da leggere accanto al fuoco, la sera, mentre arrostiscono le trote. 
Loro che, quando partono per risalire in canoa il fiume Maskwa, nel nord del Canada, pregustano giornate all’aperto, pagaiando e pescando, ma anche nottate sotto le stelle, accampati sulla riva a leggere e a dimenticare le delusioni amorose. Ma il diavolo ci mette la coda e le cose prendono una piega del tutto diversa, trasformando un luogo idilliaco in un inferno. Inferno preannunciato da un inquietante odore di fumo (e qui siamo alle battute iniziali del libro), anticipatore di un incendio che si avvicina minacciosamente costringendoli a una fuga precipitosa punteggiata da sinistri incontri: due texani, JD e Brent, pescatori ubriaconi dal grilletto facile, nonché Pierre e Maia, una coppia che evidentemente ha molto da nascondere. 
Costretti a circostanze estreme, Jack e Wynn - giocoforza - dovranno fare i conti soltanto con loro stessi e sull’amicizia che li unisce per far fronte alla violenza di una natura improvvisamente ostile e alle imprevedibili reazioni degli uomini. Ma con diverse visioni delle cose. 
Risultato? Un canovaccio ad altissima tensione, raccontato con mano felice, “affollato di citazioni esplicite o sommerse (Jack London, tra tutti), dotato di una forza descrittiva rara”. E proprio il carattere di ciascuno di loro sarà l’ingrediente - come tiene a precisare Ida Bozzi sul Corriere della Sera - che contribuirà al disastro, perché di disastro si tratterà”. 
A dare la mano al lettore una mappa del territorio, che troviamo a pagina otto; una mappa a prima vista insignificante, segnata semplicemente dal fiume e dai nomi dei luoghi che lo costeggiano. Ma che strada facendo rappresenteranno un punto di riferimento per i fatti che accadranno e per gli incontri che avverranno (segnati dal dubbio e dall’incertezza), che ovviamente rappresentano il filo conduttore della storia. A fronte di diversi interrogativi: il fuoco sarà bloccato dal fiume? Il campo base, chiamiamolo così, è stato distrutto da un orso oppure da chi? Perché delle due voci sentite nella nebbia soltanto una, quella dell’uomo, si materializzerà? E ancora: sarà il caso di fidarsi di quanto viene loro detto oppure di mettersi a cercare la donna? 
Sta di fatto che, mentre i due giovani - cresciuti fra le biblioteche del college e le fattorie dei loro genitori - rispondono in maniera diversa a questa raffica di dubbi, il vento della catastrofe si farà impetuoso. Sin troppo…

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