Di Giallo in Giallo

Una ragazzina scomparsa, un caso irrisolto e una verità che riemerge dal passato

Torna Donato Carrisi ed è subito un avvincente mistero della mente. Prove convincenti anche per Patrick Fogli e Barbara Taylor Sissel


05/02/2018

di Mauro Castelli


Torna sugli scaffali, con un nuovo intrigante protagonista, Donato Carrisi, scrittore, sceneggiatore, drammaturgo, giornalista e regista, nonché vincitore di  diversi premi, fra i quali il Bancarella. Un atteso ritorno dopo la collezione di successi incassata a partire da Il suggeritore, il suo romanzo d’esordio che, a detta di molti, ha cambiato le regole dei thriller e che è stato benedetto da due numeri uno della narrativa di settore quali Ken Follett e Michael Connelly. Un lavoro, come ha avuto modo di raccontarci lui stesso qualche tempo fa, imparentato con una sceneggiatura che nessuno voleva. 
“Successe che avendo imboccato la carriera di sceneggiatore inciampassi in un fortunato mezzo passo falso. Nel senso che un mio lavoro, che ritenevo ben fatto, venisse ignorato. Così decisi di trasformarlo in thriller, perché il mio sesto senso mi spingeva in questa direzione. Andò bene in quanto ebbi la fortuna di incrociare l’agente giusto, Luigi Bernabò, che credette nelle mie potenzialità e nel mio lavoro, ben presto supportato da Stefano Mauri, un numero uno nel campo dell’editoria che mi fece da padrino e che ho l’onore di considerare mio amico”. 
A quel punto, e siamo nel 2009, la strada narrativa di questo autore sarebbe stata costellata di altri successi internazionali, e precisamente: Il tribunale delle anime, Le donne dei fiori di carta, L’ipotesi del male, Il cacciatore del buio, Il maestro delle ombre e La ragazza nella nebbia (travasato in prima persona sul grande schermo con l’interpretazione di Toni Servillo, Alessio Boni e Jean Reno). Romanzi che hanno beneficiato di un interesse allargato a 26 Paesi, caso più unico che raro nel panorama della narrativa italiana. 
Carrisi, si diceva, che ora si ripropone vincente (siamo già alle ristampe) con L’uomo del labirinto (Longanesi, pagg. 390, euro 19,00), una nuova storia dark, raccontata alla stregua di un film, che cattura, angoscia e lascia senza fiato il lettore; una storia dove le forze oscure del male si percepiscono alla stregua di una entità astratta, comunque capace di condizionare la vita; una storia che si addentra, con raffinata cattiveria, fra le atrocità della mente umana, lasciando spazio a ciò che di mostruoso si può nascondere dietro una vita insignificante. Una storia peraltro imbastita e fatta lievitare sul recente aumento delle temperature. 
Ed è appunto una anomala ondata di caldo, che costringe la gente a lavorare e a muoversi di notte per poter sopravvivere, a tenere banco in questo nuovo canovaccio, dove ci troviamo a far di conto con una ragazza, Samantha Andretti, detta Sam, “riemersa dalle tenebre che l’avevano inghiottita”, in quanto l’uomo del labirinto - ora scomparso - l’ha tenuta prigioniera per quindici lunghi anni. Ma come mai non l’ha uccisa? Come mai se n’è preso cura giorno dopo giorno? E allora, per quale strano motivo l’aveva rapita? 
In buona sostanza è su questa complessa filigrana che l’autore gioca a rimpiattino con il lettore, in un contesto dove nulla è quello che sembra, dove i colpi di scena si sprecano, dove il racconto si nutre di una realtà ruvida quando aspra che non lascia presagire il lieto fine. A fronte di una caccia al mostro che non ha più nulla da perdere, un mostro che finisce accovacciato nei meandri della mente, perché è lì che si è annidata la vera prigione di Samantha. 
Come da sinossi a tenere la scena è appunto Sam, una tredicenne rapita e a lungo tenuta prigioniera, che traumatizzata e ferita troviamo ricoverata in una stanza d’ospedale. “Accanto a lei il dottor Green, un profiler fuori dal comune. Green infatti non va a caccia di mostri nel mondo esterno, bensì di quelli che si annidano nella mente delle vittime. Perché è dentro ai ricordi della ragazza che si celano gli indizi in grado di condurre alla cattura del suo carceriere: appunto l’uomo del labirinto. Ma il dottor Green non è l’unico a inseguire il mostro. Là fuori c’è anche Bruno Genko, un investigatore privato con un insospettabile talento”. 
Per lui, quello di Samantha, “potrebbe essere l’ultimo caso di cui potrà occuparsi, perché non gli resta molto da vivere. Anzi: il suo tempo è già scaduto, e ogni giorno che passa si domanda quale sia il senso della sua vita regalata, o forse soltanto presa in prestito. Ma uno scopo c’è: risolvere un ultimo mistero. La scomparsa di Sam è infatti un suo vecchio caso, un incarico che ­Bruno non era riuscito a portare a termine… E questa è l’occasione per rimediare, no­no­stante sia trascorso tanto tempo. Perché quello che Samantha non sa è che…”. 
Detto del libro, spazio al vissuto dell’autore, nato il 25 marzo 1973 a Martina Franca, in provincia di Taranto. Un personaggio fuori dalle righe disposto a ironizzare su se stesso (“Sono misantropo, cinico e mi vanto del mio caratteraccio. Anche se in realtà ho un ottimo rapporto con la gente”). Lui accanito viaggiatore, pronto a sbandierare la sua avversione per il collezionismo (“Le raccolte mi spaventano”); lui che della sua specializzazione in Criminologia e Scienza del comportamento, oltre che della laurea in Giurisprudenza con una tesi sul “Mostro di Foligno” Luigi Chiatti, ha sempre fatto spallucce; lui che, dopo il precoce debutto legato al teatro (“Avevo 19 anni quando scrissi la mia prima commedia, Molly, Morthy e Morgan, per il Gruppo Teatrale Vivarte fondato insieme a Vito Lo Re”) sarebbe entrato sette anni dopo nel mondo della fiction grazie ad Achille Manzotti (Carrisi è infatti un abile sceneggiatore, oltre che firma del Corriere della Sera, seppure a fronte di articoli “non legati alla cronaca stretta”). 
Che altro? Un geniale intrattenitore - repetita iuvant - che si porta al seguito un doppio dono: quello della modestia e del saper raccontare (“Sin dai tempi dell’oratorio inventavo storie macabre, peraltro punzecchiato da una suora, la quale continuava a ripetermi che, mariuolo com’ero, a proteggermi dovevo avere un angelo custode”). Un uomo di successo che non si è mai montato la testa, tanto da aver fatto incorniciare una delle prime stroncature ricevute: “Per ricordarmi che pedalare è un obbligo, in quanto la scivolata ti può attendere dietro l’angolo”. Ma anche una penna fuori dal coro pronta a sostenere che “il male è una regola, mentre il bene è solo un’eccezione”.

Proseguiamo. Del colore degli incubi, pronti a incrociare il rumore della verità, si nutre anche la scrittura di Patrick Fogli, nato a Bologna, città dove peraltro vive a corrente alternata, il 15 aprile 1971. Un autore che aveva esordito nel 2006 con Lentamente prima di morire, un romanzo apprezzato sia dalla critica (originale, intenso e avvincente secondo Carlo Lucarelli) che dal pubblico. Un lavoro incentrato sulla paura nei confronti di un uomo misterioso che nessuno ha mai visto ma che da anni, in silenzio, semina una lunga scia di morte. Ed è in buona sostanza questo il filo conduttore (“Anche se le storie non nascono tutte allo stesso modo, semmai è il caso ad assecondarle”) che tiene banco nei suoi variegati lavori, l’ultimo dei quali - A chi appartiene la notte (Baldini+Castoldi, pagg. 476, euro 18,00) - è da poco arrivato sugli scaffali. 
Un giallo nel quale, annota l’autore, “ancora una volta cerco di riportare quello che vedo ma che non sento raccontare, il mondo in cui vivo e quello in cui potrei vivere in un futuro vicino”. Lui che ha comunque scritto della strage di Bologna e della morte di Paolo Borsellino; di traffico di bambini, di pedofilia e di amianto. Cercando, sempre a suo dire, di addentrarsi nella “zona grigia a metà fra il desiderio e la possibilità, la volontà e il rimpianto, il passato che non si racconta. Forse perché troppo presi da un presente che non riusciamo a decifrare”. 
Di fatto - secondo quanto ci ha assicurato un numero uno del calibro di Loriano Macchiavelli, che peraltro lo conosce bene - ci troviamo di fronte a “uno scrittore serio, che non rincorre il facile successo e che non ha incassato i riconoscimenti che invece si meriterebbe. Un uomo caratterialmente chiuso, che vive appartato, che parla molto soltanto quando si rende conto di essere veramente ascoltato. In ogni caso un autore che non dà nulla per scontato e, appunto per questo, non manca di documentarsi come si conviene”.   
Ma torniamo A chi appartiene la notte, un romanzo “che non sarebbe mai nato - tiene a precisare Fogli - se molti anni fa non avessi trasferito una parte della mia vita sull’Appennino reggiano. Perché nelle trame, oltre alle parole, sono anche i luoghi a tenere banco”. Ed è appunto sulle colline a ridosso di Reggio Emilia che incontriamo Irene Fontana, “una giornalista d’inchiesta messa fuori gioco dalla sua ostinazione a svelare corruzioni e a tutelare i diritti dei cittadini. La Contessa è invece la casa di sua nonna, quella delle sue vacanze quand’era bambina. E lei, ora, è tornata a vivere lì dopo che il suo mondo era crollato in meno di un mese e in quello che restava non c’era nulla che le interessasse. Così, in questo luogo circondato dal verde, ha deciso di ricominciare da capo”. 
Ed è appunto qui, dove non succede mai nulla, che invece succede qualcosa. Di brutto. E che riguarda Filippo, un ragazzo che perde la vita buttandosi, non si sa perché, dalla Pietra di Bismantova (“Un trampolino sulla luce del mondo”, ma anche “un trampolino sul nulla”). Secondo logica narrativa la nostra protagonista si trova sul posto mentre viene rimosso il suo corpo. E succede anche che la madre di Filippo non creda al suicidio del figlio e le chieda aiuto. 
Così Irene si mette in pista, partendo dalla vita del ragazzo, scavando nei rapporti con i suoi amici, approfondendo le sue frequentazioni. Finendo per scoprire un locale, lo Snoopy, dove nel giorno di chiusura si organizzano festini non proprio legali. Inoltre incontrerà “un uomo, il Pittore, che vive isolato in una casa-museo in compagnia della sue sculture da incubo”. Ma questa è soltanto la parte di un quadro ben più complesso che parte da lontano. “Un patto fondato nel dopoguerra per garantire prosperità. Cinque famiglie, in cinque frazioni diverse dell’Appennino, giovani vite in cambio di un futuro più saldo. Uno per generazione, perché il patto si trasmette e si eredita. Una vita per la vita di tutti. Ma bisogna prenderli giovani, quando hanno tutta la vita davanti e, quindi, il potenziale integro”. 
A questo punto, per Irene, inseguire la vita di Filippo “si trasformerà in una discesa all’inferno. Ma ciò che appartiene alla notte, appartiene alla notte, mentre le illusioni durano un istante e quando se ne vanno non sono mai esistite. Come i sogni, i miraggi, i miracoli, i demoni”. 
Che dire: un romanzo convincente, ben raccontato, che si addentra fra le pieghe del quotidiano e soprattutto dell’orrore. Giocando a rimpiattino con il colore degli incubi, che è anche “il sordo rumore della verità, il primo da imparare a distinguere”. Di fatto una storia di fantasia, anche se - come annota nell’incipit l’autore - “ogni storia inventata contiene una storia vera. Tutte, senza eccezioni. Chi scrive lo sa, e lo sa anche chi legge”.

Di tutt’altra farina risulta invece impastato La finestra sul parco (Newton Compton, pagg. 330, euro 10,00, traduzione di Marco Bisanti e Tessa Bernardi), un thriller imbastito su un canovaccio a prima vista semplice: due famiglie legate da un segreto, oltre che da una rete di bugie e tradimenti. Il tutto supportato da una scrittura di peso, che si addentra con studiata perfidia nei meandri di una quotidianità che può sfociare nella violenza, magari macchiata dal comportamento dei figli e dal ruolo materno per salvarli. Con due madri rivali pronte a diventare improbabili alleate pur di difenderli. 
Insomma una tematica, quella trattata, di robusto impatto e segnata dalla suspense, che non mancherà di indurre alla riflessione e all’approfondimento. Il tutto supportato da una scrittura che lascia il segno: ovvero quella di Barbara Taylor Sissel, nata a Honolulu, nelle Hawaii, ma cresciuta in diverse località del Midwest. Abitando per un certo periodo nelle vicinanze di un carcere, il che le ha consentito di venire in contatto sia con i detenuti che con i loro familiari. 
Logico quindi che questa esperienza l’abbia segnata, portandola a raffrontarsi con il dolore e la rabbia con i quali le famiglie possono reagire nei confronti di una inaspettata tragedia criminale. E anche se oggi vive in una tranquilla fattoria ridosso di Austin, in Texas, dove si occupa - oltre che dei due figli e del marito (“La mia paziente controparte, che a suon di sorrisi mi regala commenti illuminanti”) - di giardinaggio e, ci mancherebbe, di scrittura. Con il successo legato a Una fredda mattina d’inverno (già pubblicato dalla Newton Compton), un bestseller tradotto in diversi Paesi. Con sèguiti vincenti (se non andiamo errati siamo arrivati a quota otto), come appunto nel caso de La finestra sul parco, romanzo incentrato su una perfetta tempesta emotiva che trascinerà il lettore a fare le ore piccole. A fronte di una esplosiva miscela di suspense, mistero, dramma familiare, amore e angolature morali che non mancheranno di far discutere. 
Ma veniamo alla sinossi: la vita di Lily Isley sembra perfetta: un marito ricco, una cerchia di amici dell’alta società di Dallas e un figlio esemplare, Axel, “marine pluridecorato che sta per sposare l’amore della sua vita, Shea. Ma quando una damigella d’onore viene uccisa proprio nell’appartamento di Axel e il giovanotto risulta introvabile, tutto il mondo le crolla addosso e i segreti di famiglia, a lungo taciuti, rischiano di uscire allo scoperto”. 
Dal canto suo “Dru Gallagher ha avuto una vita completamente diversa. Dopo che suo marito, colpito da sindrome da stress post-traumatico, ha minacciato di uccidere lei e sua figlia Shea, è stata costretta a lasciarsi alle spalle il matrimonio e a rifarsi una vita altrove, solo con le proprie forze. La rabbia che vede negli occhi del citato Axel è tristemente familiare e le fa temere per sua figlia… Soprattutto ora che la migliore amica di Shea è stata trovata morta. Con un killer a piede libero, Lily e Dru, due donne molto diverse tra loro, hanno lo stesso obiettivo: salvare i propri figli dallo scandalo, ma soprattutto dalla morte. Ma la protezione di una madre sarà sufficiente o i segreti rivelati saranno sconvolgenti al punto da distruggere qualunque speranza?”.

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