Cultura

Una promessa sposa assassinata, una misteriosa setta, un segreto mortale

Dalla mano calda di una giornalista della Bbc, la debuttante Claire Evans, un labirinto di misteri in una turbolenta Londra vittoriana


13/07/2020

di LUCIO MALRESTA


Capita raramente, ma capita, che la prima volta di uno scrittore (non proprio giovanissimo) si proponga vincente. Ma il fatto di poter beneficiare di una ventennale esperienza giornalistica (in questo caso presso la paludata Bbc), in altre parole di disporre di una penna collaudata, rappresenta certo un biglietto da visita di tutto rispetto. È il caso dell’inglese Claire Evans che nel 2017, con il suo romanzo d’esordio, The Fourteenth Letter - La quattordicesima lettera nella versione italiana edita da Neri Pozza e in libreria da pochi giorni (pagg. 444, euro 18,00, traduzione di Chiara Ujka) - abbia attirato l’attenzione sia del pubblico dei lettori che di quello della critica grazie a un intreccio narrativo ben orchestrato, una prosa brillante e una ricostruzione storica attenta quanto documentata. 
Una storia peraltro giocata, sin dalle prime battute, su un pirotecnico incipit che merita di essere riportato: “Phoebe Stanbury, rossa in volto, bella e quasi innamorata, salutò l’ultimo di quegli ospiti che conosceva a malapena e prese posto. Quando il quartetto iniziò a suonare, sentì le guance perdere colore e il cuore tornare a battere a un ritmo regolare; quel cuore che, nove minuti e quindici secondi più tardi, avrebbe riversato sul pavimento, sotto i suoi piedi, fino all’ultima goccia del suo sangue innocente”. 
Un colpo di scena iniziale sapientemente orchestrato, capace di mettere in uno stato d’allerta anche il lettore più smaliziato. Dando voce, in altre parole, a una storia ambientata in una Londra vittoriana - siamo infatti in una mite serata del giugno 1881 - piena di luci e di ombre, di voglia di vivere e di misteri, oltre che incentrata su un “ingegnoso rompicapo”. 
Il tutto a fronte di una dichiarazione dell’autrice improntata alla modestia che non può non meritare apprezzamento: “Non sono un’accademica e non posso aprire un dibattito sull’esattezza e l’integrità delle informazioni, ma l’aver potuto beneficiare del supporto della Rete mi ha aiutato molto. Consentendomi di muovermi attraverso la pieghe del passato e di verificarne i giusti collegamenti”. Il tutto rapportato con il ricordo di sua madre Margaret, “scomparsa ma mai dimenticata”, colei che le aveva sin da piccola fatto amare i racconti. 
Ma torniamo ai contenuti di questo canovaccio imbastito su una storia di rocambolesche fughe, una misteriosa setta disposta a tutto pur di realizzare i propri scopi e un terribile segreto che affonda le sue radici in un lontano passato. A partire dalla festa di fidanzamento della citata Phoebe che, mano nella mano di Benjamin Raycraft, il fidanzato appartenente a una delle famiglie più in vista della città, “accoglie gli invitati con un sorriso raggiante di gioia. È il suo momento, l’istante che suggella la sua appartenenza alla buona società londinese. Un istante purtroppo destinato a durare poco. Dalla folla accalcata attorno alla coppia si stacca infatti una sinistra figura, un uomo nudo, sporco di fango e col torace coperto da una griglia di tatuaggi, come un fiore gigante. L’uomo solleva il braccio verso Benjamin, facendo balenare la lama stretta nella mano: «Ho promesso che ti avrei salvato» dice, prima di avventarsi sull’ignara Phoebe e tagliarle la gola con un rapido gesto”. 
La mattina seguente, a pochi chilometri di distanza, “William Lamb, ventitré anni e l’ambizione di diventare socio dell’avvocato Bridge una volta completato il praticantato, fa visita a un cliente molto particolare, Ambrose Habborlain, sino a quel momento seguito esclusivamente dal suo responsabile. E si ritrova al cospetto di un uomo dai capelli bianchi e dallo sguardo smarrito che, in preda alla paura, gli consegna un misterioso messaggio: «Dite a Bridge che il Cercatore sa». Tornato allo studio, William spera di avere da Bridge delucidazioni sull’oscuro comportamento di Habborlain. Ma, contro ogni aspettativa, l’anziano avvocato viene colto anche lui dal terrore”. 
Poi con affanno apre l’ultimo cassetto della scrivania, estrae un piccolo cofanetto in legno sul cui coperchio sono intagliati sette cerchi all’interno di un ottavo, a formare un grande fiore, e lo affida a William con la raccomandazione di tenerlo al sicuro e non farne parola con nessuno. Ma quali segreti potevano contenere quei frammenti polverosi di pergamena e quei simboli antichi vergati con un inchiostro sbiadito? Di certo la “sere di risposte, risoluta e implacabile, gli si scavò nelle viscere”. 
Risultato? William finirà per vivere giorni turbolenti in una città pericolosa e fuorviante che, “come un gigantesco labirinto di misteri, custodisce antiche leggende e oscure macchinazioni, saperi secolari e nuovi pericolosi intrighi”. Insomma, una lettura da non perdere per chi ama le vecchie atmosfere e gli altrettanto vecchi quanto ambigui segreti…

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