Cultura

Una pericolosa rete di intrighi e l'ispettore Turner indaga

Da Tim Willocks, uno scrittore quasi italiano, una storia che lascia il segno imbastita su un omicidio nascosto fra le pieghe di una scomoda verità


24/12/2018

di Massimo Mistero


Basta guardarlo (lunghi capelli rossi riccioluti, efelidi, baffi e pizzetto da moschettiere, voce roca, volto segnato da mille battaglie) per rendersi conto che l’inglese Tim Willocks, all’anagrafe Timothy, non può passare inosservato. E anche il suo curriculum è di quelli che lasciano il segno, e per diversi motivi. In primis per via di quella laurea in Medicina conseguita presso l’University College di Londra (per alcuni anni ha lavorato nell’ambito della riabilitazione dei tossicodipendenti), quindi per la sua passione per le arti marziali (è cintura nera di secondo livello nel karate Shotokan), ma anche per il suo presunto flirt con la popstar Madonna nonché per la sua passione per il poker. 
Una penna raffinata che ha dato voce, all’insegna dell’adrenalina, a romanzi tradotti in una ventina di lingue; che ha lavorato come sceneggiatore e produttore con i più grandi registi di Hollywood (il suo libro d’esordio, Bad City Blues, uscito nel 1991, otto anni dopo è stato portato sul grande schermo per l’interpretazione di Dennis Hopper); che ha beneficiato di una cena alla Casa Bianca; che non nasconde il suo interesse per l’alchimia e l’esoterismo (“Si tratta paradossalmente - tiene a precisare - di discipline che sono alle radici della scienza moderna”). 
Insomma, un numero uno che - nato il 27 ottobre 1957 a Stalkybridge, nel Cheshire - aveva iniziato a scrivere racconti western quando aveva soltanto dieci anni, spinto dalla passione per i film girati da Sergio Leone. Lui che da alcuni anni vive a Roma con la moglie Valentina, “il suo amore e la sua ispirazione”, come peraltro professato nella dedica che precede il suo ultimo romanzo, Un caso complicato per l’ispettore Turner (Newton Compton, pagg. 332, euro 12,00, traduzione di Marialuisa Amodio). 
Un titolo vecchia maniera, di quelli che ci piacciono tanto, che si rifà a un autore che, nel dare voce alle sue storie, non manca di affondare il bisturi in tematiche che gli sono care: come quelle delle droghe e delle arti marziali. Lui che, dopo un avvio in sordina, era assurto alla notorietà internazionale nel 1995 con Green River Rising, una trama incentrata su una prigione immaginaria raccontata dal punto di vista di un detenuto in procinto di essere liberato. Proponendosi, in tal modo, come l’astro nascente del noir mondiale, sulla scia di maestri come James Ellroy e Michael Connelly. 
Che altro? Uno dei suoi romanzi più intriganti, Religion, risulta ambientato nel 1565 durante l’Assedio di Malta e fa da battistrada a una trilogia “interpretata” da Mattias Tannhauser, un giovane sassone del XVI secolo che, dopo l’uccisione della sua famiglia da parte dei turchi, vive sanguinose e romantiche avventure tra Ungheria, Impero Ottomano, Malta e Parigi. Non prima di essere stato rapito e addestrato per diventare un giannizzero nell’Impero ottomano. Il quale Mattias, dopo anni di servizio, lascia la vita militare per dedicarsi al commercio di armi e oppio. Per poi ritrovarlo in scena, nel secondo romanzo della trilogia (I dodici bambini di Parigi), in cerca della moglie Carla durante i fatti (storici) della Notte di San Bartolomeo. 
Con un interrogativo autoriale al seguito: è la religione in quanto tale a provocare la violenza o viene utilizzata come scusa per coprire le responsabilità politiche? Risposta: “Personalmente ritengo che se potessimo rimuovere la religione dalla Storia non avremmo meno violenza, ma probabilmente di più, perché le origini della violenza sono sempre e solo politiche. E questo vale anche per i nostri tempi”. E il terzo appuntamento della saga? È ancora in via di lenta lavorazione. 
A questo punto le dovute scuse ai lettori (ma riteniamo che questo personaggio meritasse uno sguardo allargato anche al suo privato) interessati soltanto alla trama di Un caso complicato per l’ispettore Turner, incentrato su una pericolosa rete di intrighi, in quel di Città del Capo, che nasconde la verità su uno strano omicidio. Cosa succede è presto detto. Nel corso di un weekend, una lussuosa Range Rover travolge e uccide una ragazza di strada. Un incidente stradale come tanti, se non fosse che al volante dell’auto c’è il figlio di Margot Le Roux, la donna che gestisce gran parte del business minerario dello Stato. E Margot, figura di spicco nell’influente élite di bianchi del Sudafrica, non è infatti disposta a lasciare che le ambizioni del figlio siano compromesse dalla morte di una ragazza senza nome, per giunta malata. 
Il ragazzo, dal canto suo, non ricorda nulla di quanto è accaduto: era troppo ubriaco per accorgersi dell’impatto, e gli amici che erano in macchina con lui hanno preferito abbandonare la vittima al proprio destino. Tutti sanno che da queste parti, con le giuste pressioni, qualunque legge può essere aggirata… 
Quando l’ispettore Turner viene incaricato di risolvere il caso, si trova a fare i conti con una fitta rete di intrighi e corruzione. E per fare luce sull’accaduto deciderà di raggiungere la remota città mineraria che Margot possiede. Ma la donna intende coprire suo figlio a qualunque costo. 
In buona sostanza - a fronte di una piacevole lettura - l’odissea di Turner per scoprire la verità è appena iniziata...

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