Cultura

Una lunga striscia di racconti gialli per raccontare come sta cambiando la Svizzera

Stiamo parlando di 85 storie firmate dallo svizzero Andrea Fazioli, che mette in scena una strana coppia: un ex commissario e la sua badante tunisina


07/09/2020

di VALENTINA ZIRPOLI


È un autore svizzero che scrive in italiano (è infatti nato a Bellinzona il 15 maggio 1978 e abita a Corvesco, un paesino di mezza montagna da quelle parti dove ama fare lunghe passeggiate nei boschi per fotografare le volpi), figlio di Michele, giornalista ticinese della Rsi. Il quale, seguendo le orme paterne, è a sua volta diventato cronista per il quotidiano locale Il Giornale del Popolo, nonché giornalista e presentatore di programmi radiofonici e televisivi per la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana. Inoltre, forte di una laurea in Lingua e letteratura italiana e francese all’Università di Zurigo con una tesi su Mario Luzi, si è dato da fare come assistente universitario di Letteratura francese nonché come insegnante di italiano alle scuole medie e al liceo. Anche se ha forse dato il suo meglio come narratore, tanto da beneficiare dei complimenti di Andrea Camilleri e Marco Vichi. 
Il suo nome? Andrea Fazioli, che a vent’anni aveva vinto il Premio Chiara giovani con il racconto L’importante è partire, per poi arrivare sugli scaffali - dopo aver scritto con Marco Pagani la sceneggiatura di Notte noir, web-serie diretta da Fabio Pellegrinelli, e aver dato voce all’opera teatrale Teoria e pratica della rapina in banca - con il romanzo Chi muore si rivede pubblicato dall’editore svizzero Dadò. Un giallo incentrato sull'investigatore privato Elia Contini, protagonista di un’altra decina di lavori. 
“Autentico narratore del giallo italiano” (a sostenerlo è stato Gianni Biondillo) Fazioli si sarebbe ben presto fatto conoscere nel nostro Paese, accasandosi presso la Guanda, la sua editrice di riferimento, con la quale ha fra l’altro pubblicato L’uomo senza casa (vincitore del Premio Stresa e finalista del Comisso), Come rapinare una banca svizzeraLa sparizioneL’arte del fallimento, Gli svizzeri muoiono felici e ora una raccolta di 85 racconti intitolata Il commissario e la badante (pagg. 304, euro 16,50). 
Un’antologia che ha una sua storia, come peraltro racconta l’autore in una nota. “Qualche anno fa la rivista Cooperazione mi propose di scrivere una serie di racconti brevi, indipendenti l’uno dall’altro, ma con uno o più protagonisti fissi a fare da filo conduttore. Era una bella sfida, in quanto le storie avrebbero dovuto uscire ogni settimana per almeno un anno (anche se il traguardo sarebbe stato quasi doppiato). E per dare un senso a quella lunga serie di racconti mi vennero in mente due personaggi che, in apparenza, non avevano molto in comune. Ma cosa li poteva unire? Due diversi punti di vista dai quali osservare il mondo”. 
Sta di fatto che in questa antologia, che raccoglie soltanto una parte dei lavori pubblicati (“Naturalmente li ho rivisti e modificati, se non addirittura riscritti da cima a fondo”), l’autore ha dato voce a due intriganti figure: quella di un ex commissario e della sua badante, una strana coppia di investigatori che si muove in una Svizzera multietnica e toccata dai venti della crisi. 
Stiamo parlando di Giorgio Robbiani, della Polizia cantonale ticinese (C’è chi fa il poliziotto e chi è un poliziotto. Chi appartiene alla prima categoria un giorno cambierà lavoro, andrà in pensione o si troverà un passatempo; chi è invece un poliziotto lo rimarrà per sempre) e della tunisina Zaynab Ammar. 
Robbiani, in pensione e ancora addolorato per la scomparsa della moglie, spesso viene contattato per piccoli problemi, furti, sparizioni, litigi, ­visto il suo fiuto da poliziotto affinato dal­l’esperienza. A sua volta Zaynab, giovane donna segnata dalla fatica e dalla solitudine dopo la morte del marito nel Centro per richiedenti asilo di Chiasso, con la sua vivace intelligenza si rivela un’ottima assistente per le micro-indagini del commissario. 
Una strana coppia, davvero, in quanto non potrebbero essere più diversi: lui un anziano un po’ ­disilluso, benestante e agnostico; lei una musulmana timorosa e alquanto diffidente, anche se curiosa del nuovo. Eppure si completano a vicenda, anzi, sono la prova che solo la conoscenza reciproca consente uno sguardo adeguato sulla complessità del mondo. Sta di fatto che mentre imparano a fidarsi l’uno dell’altra, il commissario e la badante risolveranno i casi piccoli e grandi che si susseguono in questa lunga striscia di racconti. 
Che altro di Andrea Fazioli? Come abbiamo già avuto modo di riportare su queste stesse colonne, abbiamo a che fare con un uomo fuori dalle righe, che mente - forse per darsi un tono - sul fatto di non amare la musica e la letteratura, anche se poi finisce per confessare di avere un debole per gli chansonnier (“Fra i cantautori italiani il mio preferito è Paolo Conte e fra quelli francesi Georges Brassens”), per Guerra e pace di Lev Tolstoj (“Unico nel dare un senso grandioso della narrazione, infarcendola di personaggi difficili da dimenticare”) e per la Divina Commedia di Dante Alighieri. 
In realtà la vita di Fazioli è stata tutta un rincorrersi di letture. Tanto da fargli ammettere di essere stato influenzato da chissà quanti autori. Così si va da Simenon a Chandler, da Rendell a James, da Mankell a Mc Bain, da Rex Stout a Michael Connelly. E poi ancora, allargando le sue preferenze a libri che “gialli non sono o quanto meno non sembrano”, ecco spuntare i nomi di Stendhal, Dostojevskj, Cechov, Manzoni, Guareschi, Goldoni, Asimov, Hemingway, Stevenson, Verne, Balzac, Dumas, Dickens, Collins, De Marchi, Pavese, Salgari, Leopardi e persino Omero. 
Già, Fazioli. Che ama attingere le trame delle sue storie da una passione di vecchia data, “quella di collezionare ritagli di giornali delle truffe più eclatanti”. Dalle quali attingere storie così ben raccontate da fare la gioia dei lettori non solo italiani e svizzeri, ma anche di diversi altri Paesi.

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