Di Giallo in Giallo

Una luce nera per il cuore, una luce che brilla sulle passioni davvero forti

Dalla penna del tedesco Gunnar Kaiser un thriller che incanta, alla ricerca del… libro perfetto. A sua volta Sarah A. Denzel si addentra fra i segreti di una figlia che non c’è più


14/04/2020

di Mauro Castelli


Una inaspettata sorpresa: quella legata alla penna del tedesco Gunnar Kaiser, nato a Colonia nel 1976 (città dove ha studiato filosofia e letteratura), capace di dare voce ai sentimenti più nascosti, di lacerare l’animo all’insegna delle passioni forti, di immedesimarsi nelle pulsioni di un ragazzo che, all’alba del suo ventesimo compleanno, inizia la sua caccia all’altro sesso in maniera delicatamente intrigante. A prima vista - Nella pelle (Rizzoli, pagg. 558, euro 22,00, traduzione di Madeira Giacci) - si propone alla stregua di un romanzo sui sentimenti, sulle prime pulsioni erotiche “alla ricerca del libro perfetto”. In realtà si tratta di un thriller che lascia il segno, come si scoprirà in seguito. 
All’inizio a tenere banco, come accennato, è una ricerca amorosa portata avanti all’insegna dell’inesperienza che fa parte del bagaglio personale del protagonista, che incontriamo mentre si muove a casaccio, armato della macchina fotografica che gli ha regalato il fratello, nei quartieri newyorkesi di Brooklyn, a sud di Houston Street. Scattando foto ai travestiti all’entrata delle bettole del Greenwich Village, alle mani di una coppietta di fumatori a una festa, al bucato che sventola sotto i tetti di un palazzo. 
Insomma, un giovanotto che cammina, osserva e va in cerca di ragazze Jonathan Rosen, un’anima candida che racconta in prima persona la sua estate del 1969. Ovvero il tempo delle passioni forti: i libri e le infinite storie che li abitano, i granulosi chiaroscuri della Grande Mela. E soprattutto le ragazze, al suo occhio tutte belle e bellissime, che guarda e fotografa, ma che non osa avvicinare. 
Ed è in un giorno come questi che incontra Eisenstein. “Quarant’anni, camicia bianca col colletto inamidato, l’uomo è seduto nel caffè dove Jonathan è entrato per spiare la giovane donna alla quale sta parlando di Emerson, il poeta. Quando i due se ne vanno, Jonathan li segue, fino a ritrovarsi sul pianerottolo della casa di Willow Street. Un luogo di iniziazione dove Eisenstein gli chiederà di incontrare le ragazze che insieme sedurranno per strada”. In altre parole vuole che faccia l’amore con loro e poi racconti, sensazione per sensazione, cosa ha provato. 
È così che trascorrerà l’estate di Jonathan, sino al giorno in cui, in quella casa dove sembrava di sentire il respiro dei libri, nessuno viene ad aprirgli. E poco tempo dopo, dalle acque dell’Hudson, cominceranno ad affiorare cadaveri di giovani donne: uccise e scuoiate dalle caviglie fino alla base del collo. 
Tirate le somme, serviranno decenni di “estremi” - sbarcando dapprima nella periferia berlinese di Spandau, per poi arrivare, nel 1990, in Israele (“Qui raccolgo i frutti del mio lavoro e li regalo, mi danno in cambio del denaro e vivo, no, esisto ancora…”) e quindi in Argentina - perché Jonathan trovi risposte a tutti i suoi dubbi, su quel che accadde in quella torrida estate newyorchese (oltre che vent’anni prima) e sulla vera identità di (Josef) Eisenstein. Svegliandosi da un sogno che era diventato la sua vita, un sogno peraltro costellato di scoperte e di conquiste. E di ragazze che sarebbero invecchiate… 
Ne uscirà così, come da note editoriali, “un profilo psicologico di impressionante profondità in abbinata a una ricerca di verità che attraversa la storia tedesca del Novecento. Abile nel mescolare le atmosfere noir con il grande racconto storico, Nella pelle si muove sulle stesse note emotive de Il profumo di Patrick Süskind e disseziona l’amore in tutte le sue parti, compresa quella, terribile, che trasfigura il più nobile dei sentimenti nella più perversa delle ossessioni”. 
Detto questo, che altro nel privato di questa penna - una luce nera per il cuore, ma anche una luce che brilla sulle passioni forti - destinata a occupare un posto di primo piano nella narrativa internazionale? All’attività di scrittore Gunnar Kaiser affianca quella di insegnante di tedesco e filosofia a Bonn e a Colonia, oltre a gestire il blog Philosophisch leben e a occuparsi del canale Youtube KaiserTV. Fermo restando che molti dei suoi racconti e delle sue poesie sono stati pubblicati su quotate riviste e antologie letterarie.

Dalla Germania all’Inghilterra, narrativamente parlando, il passo è breve. E è appunto nella storica contea dello Yorkshire che Sarah A. Denzil vive, “godendosi la campagna, ma anche il tempo imprevedibile”. E in questa terra - contrassegnata dalla rosa bianca, emblema del Casato di York - l’autrice dà sfogo alla sua creatività, regalando contenuti, in questo caso sotto pseudonimo, a libri per ragazzi, oltre a dimostrare una indubbia abilità nel dare voce a brucianti storie di suspense psicologica familiare. 
Lei che si era imposta all’attenzione della critica e del pubblico internazionale con Il bambino silenzioso, storia imbastita sul rapimento di un ragazzino di sei anni che torna traumatizzato un decennio dopo, senza riuscire a rispondere alle tante domande che gli vengono rivolte, in quanto ci sono “cose indicibili da non poter essere pronunciate ad alta voce”. Libro portato in Italia dalla Newton Compton, che a seguire avrebbe dato alle stampe April è scomparsa (incentrato su un castello di bugie in abbinata a un oscuro passato che ha lasciato cicatrici profonde) e, ora, La figlia silenziosa (pagg. 349, euro 9,90, traduzione di Beatrice Messineo). 
Un thriller incentrato su una madre (Kat Cavamaugh) che ama profondamente la figlia che non c’è più e che vorrebbe giustizia per lei. Ovviamente, a reggere il filo conduttore del racconto, c’è anche questa ragazza, che si chiama Grace e sembra essersi tolta la vita. Anzi, sarà proprio lei il personaggio chiave della storia, sia pure interpretato per interposta persona. 
In effetti è Kat a raccontarsi, riannodando i fili della sua vita. Partendo da quando aveva sposato un uomo molto più anziano di lei per via di una gravidanza voluta. Lo scopo? Quello di lasciarsi alle spalle le amarezze di una casa sbagliata, condizionata dal brutto rapporto con la madre. Una donna che le stava rovinando la vita, facendola sentire come una specie di mostro, incapace di regalare amore e tenerezza alla sua bambina. Al contrario, diventata adulta, Kat non avrebbe fatto mancare nulla alla sua Grace, cresciuta beneficiando anche dell’affetto del padre Charles. 
Una ragazza di appena diciassette anni che Kat credeva perfetta e che invece si è suicidata. Ma lei è convinta che non si sia tolta la vita, nonostante quel suo ultimo, estremo messaggio. Purtroppo certi elementi, che emergeranno via via, la costringeranno a confrontarsi con una realtà che certamente non conosceva: quella di una ragazza che si era messa nei guai, che aveva avuto a che fare con non pochi problemi, che non era proprio quella che pensava. 
Tuttavia Kat non vuole arrendersi nemmeno di fronte all’evidenza, perché in cuor suo sa di avere ragione. Neppure quando le viene mostrata la grafia della figlia sul biglietto inequivocabile che ha lasciato: Mamma e papà, mi dispiace tanto. Ma è diventato tutto troppo insostenibile. Non ce la faccio ad andare avanti. Nemmeno un addio, nessuna dichiarazione d’affetto, nessuna spiegazione, niente di niente. E poi aveva un mucchio di ragioni per continuare a vivere… 
Affatto convinta, si mette a frugare nella sua cameretta in cerca di eventuali indizi o segreti, rifiutando di accettare quell’ipotesi. Ma è proprio cercando fra le sue cose che Kat - una donna forte, segnata dalla vita, che non riesce a versare nemmeno una lacrima, benché furiosamente si interroghi come potrà essere la sua vita senza di lei - si renderà conto di averla conosciuta troppo poco. E, mentre prova a ricostruire ogni dettaglio della notte in cui è morta si troverà costretta a far di conto anche con il proprio oscuro passato. E più si avvicina alla verità, più risulta ossessionata da un interrogativo: avrebbe potuto proteggere meglio la sua bambina? 
Che dire: una storia focalizzata sul fatto che, spesso, i genitori - per quanto attenti al quotidiano dei loro figli - non ne conoscono le angolature segrete. Fermo restando che a volte non basta un affetto superficiale per farsi sentire amati. E certi dettagli in superficie insignificanti, a volte - scavando nel profondo - possono riservare brutte sorprese. Il tutto supportato da un paio di inquietanti interrogativi: conosciamo davvero i nostri figli? E possiamo sbagliare anche quando crediamo di fare le cose per bene? 
Tematiche che l’autrice, pagina dopo pagina, riuscirà a portare in superficie. Peraltro condivise, c’è da ritenere, da suo marito, che non solo legge ogni singolo libro che scrive, ma - tiene a precisare l’interessata - “ascolta pazientemente le preoccupazioni e le frustrazioni che mi prendono durante il tragitto”.

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