Cultura

Una donna scomparsa, fra ricordi che tormentano e vecchi fantasmi

Il bolognese Massimo Fagnoni rimette in pista Galeazzo Trebbi, un ex poliziotto ancora segnato dai sensi di colpa per la morte - dodici anni prima - di un collega


11/01/2021

di CATONE ASSORI


Prosegue a ritmi intensi lo sbarco nelle librerie dei romanzi firmati da Massimo Fagnoni, un autore per certi versi fuori dalle righe, seppure con i piedi ben piantati per terra. Un tipo tosto, che non le manda a dire. Capace di rispondere a muso duro - ne abbiamo già accennato - alle critiche di un lettore a suo dire superficiale (“Mi sono rotto i coglioni di essere diplomatico”), oltre ad arrabbiarsi di brutto con quelli che lui definisce i “puristi della domenica”. E chi vuole intendere, intenda. 
Per la cronaca Fagnoni è nato a Bologna nel 1959, città dove si è laureato in Filosofia e dove per quasi vent’anni si è dato da fare nei servizi sociali e psichiatrici, mentre dal 2002 risulta in forza alla Polizia municipale. E proprio dalla collaborazione con le forze dell’ordine hanno tratto nutrimento le sue intriganti storie noir, spesso inquadrate in un contesto segnato dal degrado, dalla delinquenza, dallo spaccio di droga, oltre che dalle conseguenze in ambito politico e sociale della crisi che a partire dal 2008, e per un decennio, ha investito mezzo mondo (siamo quindi ancora fuori dal nuovo shock generato dalla pandemia legata al Covid-19). 
Massimo Fagnoni, si diceva, portatore di un debole dichiarato per Don Winslow, a partire da L’inverno di Frankie Machine, ma anche per il fantasy, con una predilezione rivolta a Tolkien e al suo Il signore degli anelli; una penna che aveva debuttato nella narrativa di settore nel 2010 con Bologna all’inferno (Giraldi), seguito a ruota da La ragazza del fiume (0111 edizioni) e quindi da Belva di città e Cielo d’agosto (entrambi editi da Eclissi), Solitario bolognese (Giraldi), Lupi neri su Bologna (Minerva). E poi eccolo accasarsi alla Fratelli Frilli, per la quale avrebbe pubblicato Il silenzio della Bassa, Il giallo di Caserme Rosse e Bologna non c’è più
A seguire, sia pure alternando gli editori, questo prolifico autore avrebbe dato alle stampe Il ghiaccio e la memoria, Il bibliotecario di Gorki, La consistenza del sangue, Ombre cinesi su Bologna, La confraternita dei Sikuri e, buon ultimo, Nelle viscere di Bologna (Fratelli Frilli, pagg. 196, euro 14,90) incentrato sulla settima indagine (se non andiamo errati) dell’ex poliziotto Galeazzo Trebbi. Un personaggio sul quale ama ironizzare affermando: “Alcuni mi chiedono se bisogna iniziare a leggere di Trebbi dal primo romanzo. E io rispondo che sarebbe meglio, anche se non è obbligatorio. L’importante è leggerli”.  
Ma chi è Trebbi? Un personaggio dai tratti umani, investigatore “non per amore e non per denaro”, per il quale il trionfo della verità, anche se pagato a caro prezzo, è la giusta ricompensa ai suoi sforzi. Una figura che non ama arrendersi alle difficoltà, che era entrato in scena negli anni del terrorismo per poi trovare una sua collocazione in “dolorose” quanto variegate vicende legate all’attualità. Lui abile come pochi altri nello scavare fra miseria ed emarginazione, ricchezza e privilegi, disinteresse e indifferenza. Peraltro capace di esplorare “luoghi oscuri sia virtuali che reali, nei quali domina la violenza e la sopraffazione”, avendo a che fare con persone che hanno perso la giusta direzione. 
Per contro, di cosa si nutre l’ultimo lavoro firmato da Fagnoni, appunto Nelle viscere di Bologna? Di un doloroso passato che cozza con il presente, di una vecchia storia che si porta al seguito rimorsi e sensi di colpa. Un passato che si rifà al 23 maggio 2005 quando a San Mauro Mare, durante un appostamento, Trebbi e il suo amico e collega Giorgio Vincenzi rimasero coinvolti in un conflitto a fuoco con alcuni criminali albanesi. Vincenzi purtroppo morì e Trebbi rimase gravemente ferito. 
Esattamente dodici anni dopo, siamo quindi al 23 maggio 2017, il nostro protagonista si reca alla Certosa di Bologna per l’anniversario della morte dell’amico e incontra gli ex colleghi che non gli hanno ancora perdonato la morte di Vincenzi ritenendolo almeno in parte responsabile. 
Inizia in questo modo la sua nuova indagine fra passato e presente, rimorsi e sensi di colpa. In altre parole il nostro investigatore accoglie la richiesta di un vecchio amico che gli chiede di rintracciare una sua conoscente scomparsa e, come spesso accade, le vicende finiscono per intrecciarsi. Sta di fatto che muovendosi in cerca della donna Trebbi si troverà ad affrontare vecchi fantasmi (Un ricordo impresso nella memoria è come una cicatrice cerebrale, una ferita che non riuscirà mai a rimarginarsi), ma avrà anche la possibilità di far pace con i propri demoni facendo luce sulle vere cause della morte di Giorgio Vincenzi. 
Che dire: una storia di piacevole leggibilità, condita di personaggi ben strutturati, alcuni dei quali fanno per la prima volta - e sia pure di sfuggita - la loro comparsa. Come Nilde, la moglie del protagonista prematuramente scomparsa, e la figlia Irene (trasformata in una disabile da una dose micidiale di eroina e cocaina). Una storia giocata su un calibrato alternarsi di piani temporali, oltre che su un continuo rincorrersi di complicate situazioni umane e professionali. Il tutto supportato da contaminazioni dialettali in bolognese (evidentemente Camilleri docet), con traduzioni a piè di pagina, in alcuni casi volte ad ammorbidire certi contesti narrativi. 
Senza peraltro farsi mancare - l’autore - appunti culinari, come quando spiega, per voce di Trebbi, come sono farcite le tigelle col pesto alla modenese, “una esplosione di gusto nel palato” giocata su un battuto di lardo, aglio e rosmarino arricchito da parmigiano reggiano grattugiato. 
In realtà, aggiungiamo noi, il vero nome delle tigelle è quello di crescentine, in quanto un tempo queste specie di piadine di maggiore spessore e minori dimensioni venivano cotte appunto fra tigelle di creta scaldate sul fuoco. Di certo una delizia per il palato, un cibo degli dei (non si direbbe, vero, visti gli ingredienti?) da provare e soprattutto da assaporare…

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