Cultura

Una donna in dialogo perpetuo con se stessa e con il mondo. Con l’amore, certo, ma anche con le sue ossessioni e le sue nevrosi

Penna aspra e al tempo stesso intrigante quella di Daniela Ranieri, capace di avvincere e al tempo stesso convincere. Complice lo Stradario aggiornato di tutti suoi baci. Uno "stradario" che induce alla curiosità


12/07/2021

di ALESSANDRA PINZI


Daniela Ranieri, nata il 5 novembre 1977, studi di Antropologia culturale e un dottorato in Teoria e ricerca sociale, giornalista pubblicista dal febbraio 2015 (scrive di politica e di cultura sul Fatto Quotidiano, martellando più a destra che a manca) oltre che autrice dalle indubbie qualità. Ha infatti fra l’altro scritto Tutto cospira a tacere di noi (2012), AristoDem. Discorso sui nuovi radical chic (2013) e Mille esempi di cani smarriti (2015) per i tipi di Ponte alle Grazie, editrice con la quale è tornata ora sugli scaffali con Stradario aggiornato di tutti i miei baci (pagg. 690, euro 19,80). Un lavoro forte di un titolo ancora una volta ammiccante e fuori dalle righe che induce alla curiosità. 
Una penna, quella della Ranieri, capace di avvincere e intrigare il lettore attraverso le sue giravolte narrative, giocando sugli impervi crinali delle nostre vite. Una autrice peraltro con il dono dell’ironia (“Non ho ricevuto denaro o regali dalle case profumiere nominate nel testo. Tuttavia se vogliono mandarmi i loro profumi come ringraziamento, facciano pure”). 
Lei capace, con le parole, di abbracciare la clava. Tanto da precisare in una postilla finale: “Qualsiasi riferimento a fatti, luoghi e persone realmente esistenti è casuale. Del resto sfido chiunque a risentirsi: i personaggi sono stati in molti casi migliorati per esigenze di verosimiglianza. Tranne infatti qualche eccezione, non avrei potuto rappresentarli peggiori di come sono: ci sarebbe voluto, credo, un talento che non possiedo”. E se tanto mi dà tanto… 
Lei così dolce nel disincanto e feroce nella tenerezza (parola di Maurizio Crosetti); lei camaleontica, labirintica e al tempo stesso tenera; lei capace di avviluppare il lettore nel suo mondo, seppure reale, deformato e stravagante (“Sono nata in mezzo al Tevere, sulla barca-vongola di pietra tra le due anse che abbracciano l’Isola Tiberina: la testa rivolta a ovest, verso il tramonto invernale di Fiumicino, i piedi puntati verso l’Adriatico…”): lei che non le manda a dire (“Oggi Roma è una città post-nucleare. I bagni pubblici sono sporchi, rotti; rigurgitano miasmi e materia fecale. Ogni architettura sociale, lasciata a se stessa, ci comunica che siamo gli ultimi esemplari dell’umanità, indegni di rispetto. Ogni cosa che usiamo trasuda il disprezzo per noi stessi e per il nostro tempo…”. 
Per poi dire la sua anche sulla pandemia: “Come agnellini abituati alla promessa di massacro, abbiamo ubbidito alle prescrizioni. Una maglia di burocrazia ci ha invischiato al ricatto della salvezza biologica. E presagendo ventate di virus pestilenziale appena fuori l’uscio, mi sono placidamente murata in casa…”. 
Il tutto a fronte del dialogo di una donna con se stessa e con il mondo, volto a disegnare una mappa delle sue ossessioni, del suo rapporto con l’amore e con il corpo, serbatoio di ipocondrie e nevrosi. Di fatto una specie di diario lucido e iperrealistico, in cui ogni dettaglio, ogni sussulto di vita interiore è trattato allo stesso tempo come dato scientifico e ferita dell’anima. Dalla pandemia di Covid-19 alla vita quotidiana di Roma - come accennato - tutto viene fatto oggetto di narrazione ironica e burrascosa. In primis le relazioni amorose: non a caso le tante sfaccettature di Eros - l’incontro, il flirt, il piacere, le convivenze sbagliate, la violenza, l’idealizzazione, la dipendenza, l’amore puro - vengono sviscerate nello stile impareggiabile dell’autrice, un misto di strazio, risentimento, ironia impastati con la grande letteratura europea (e non solo). 
E forse è proprio la lingua di Daniela Ranieri il vero protagonista di questo Stradario aggiornato di tutti i miei baci, una lingua - per dirla alla Vito Mancuso - ricchissima di echi gaddiani, di irritazioni à la Thomas Bernhard, di citazioni, e allo stesso tempo inquietantemente diretta e inaudita, una lingua la cui capacità di nominare e avvicinare le cose è pari soltanto alla sua potenza nel distruggerle. 
Come da note editoriali Lo Stradario di Daniela Ranieri non è solo un romanzo: ha la sostanza di un corpo vivente che abita nel mondo, di una voce che avvince e persuade con la forza della grande letteratura. A fronte di una scrittura curata nei dettagli e che certo non si lascia configurare come un semplice flusso di libere associazioni. 
E il nostro giudizio? Un lavoro ben raccontato, capace di irretire il lettore attraverso il “ritratto lirico e ironico di una donna e di un’epoca”; una storia divagante che ti scuote all’insegna degli alti e bassi degli innamoramenti, e che appunto per questo non può lasciare indifferenti. Ma con un appunto al seguito. La capacità di questa autrice di mettere in crisi il lettore con capoversi che arrivano alle tre, quattro e passa pagine filate. Costringendolo a una devastante attenzione, in quanto una narrativa avara di pause a volte finisce - almeno a nostro giudizio, che però conta meno di niente - per prendere a schiaffoni l’interesse di chi legge. Ma in fondo, a voler essere onesti, questo è soltanto un peccato veniale…

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