Cultura

Un suicidio sospetto, una investigatrice fuori dalle righe, un carlino erotomane (informato sui fatti) che - come non essere dalla sua parte? - non vuole essere castrato

Dalla penna irriverente e deliziosa di Sarah Savioli la seconda indagine di Anna Melissari, una donna divertente e stralunata che a seguito di un piccolo ematoma cerebrale sa comunicare con gli animali


21/06/2021

di LUCIO MALRESTA


Se volete confrontarvi con un giallo fuori dalle righe, divertente e al tempo stesso irriverente, dovete affidarvi alla deliziosa scrittura di Sarah Savioli, che aveva esordito nella narrativa gialla lo scorso anno con Gli insospettabili, dando voce a una investigatrice insolita, divertente e stralunata, ma dal talento unico quanto singolare: quello di parlare con gli animali e con le piante… Ovvero la quarantenne Anna Melissari, sposata con un bimbo, ma anche con un gatto, qualche tartaruga e un ficus al seguito a un certo punto in rotta fra loro. 
La quale Anna, a seguito di un piccolo ematoma cerebrale, si è trovata nella condizione, appunto, di poter meravigliosamente comunicare con piante e animali. Una straordinaria capacità che, oltre a offrirle un nuovo sguardo sul mondo, le ha regalato anche un inaspettato impiego: quello di collaboratrice dell’Agenzia investigativa privata creata dal burbero Cantoni, con il quale litiga in continuazione, insieme a quel “quintale d’uomo” di Tonino e all’alano arlecchino Otto, goloso di dolci e incline alla flatulenza. 
Risultato? Irresistibili effetti comici e imprevedibili svolte nelle indagini. Il tutto a fronte di una scrittura frizzante e briosa, propria della migliore tradizione della commedia gialla all’italiana. Scrittura peraltro mai campata in aria, in quanto supportata dalla lunga esperienza dell’autrice come perito tecnico-scientifico forense. 
Per la cronaca Sarah Savioli è nata nel 1974 in Sardegna; si è laureata a Parma in Scienze naturali; ha conseguito un master in Scienze forensi e uno in Chimica analitica; ha svolto per più di dieci anni attività di perito tecnico-scientifico forense in collaborazione con il dipartimento di Fisica dell’Università di Parma e con il Ris dei Carabinieri, per poi dedicarsi alla libera professione. Lasciato il lavoro per motivi personali, ha riscoperto la scrittura, arrivando per due volte finalista nel concorso “Romanzi in cerca d’autore” indetto da Kobo e Mondadori. 
E ora eccola nuovamente deliziare i lettori con una seconda storia fuori dal mondo, intrigante e coinvolgente, nella quale dà voce a pagine spassose quanto ricche di ben costruiti rompicapi. Tutto questo e molto altro ne Il testimone chiave (Feltrinelli, pagg. 304, euro 16,00), dove il testimone in questione altro non è che un cane informato sui fatti, in quanto sa tutto su un suicidio che in realtà è un omicidio. Un carlino peraltro in fuga dopo aver fiutato che i suoi nuovi padroni intendevano castrarlo... 
Una brutta storia sulla quale torna a indagare la citata Anna Melissari, un personaggio che ha per amica la sua ex analista “ad alta criticità”, che potrebbe diventare protagonista di una serie televisiva attualmente “in corso di sviluppo”. 
Cosa succede in questo nuovo caso è presto detto. Anna, Cantoni e Tonino vengono ingaggiati dai figli di un anziano suicida, Luigi Barani, per investigare su una possibile truffa testamentaria. Barani, industriale vedovo molto benvoluto, ha disposto infatti un lascito in denaro a favore della collaboratrice domestica e i due figli sono convinti che la donna abbia manipolato il padre a suo favore. 
Grazie al suo talento molto speciale, Anna trova ben presto il modo di interrogare il cane di Barani - un carlino con l’idea fissa in testa del sesso - scoprendo che la domestica è innocente, ma soprattutto che qualcosa di ben più grave si nasconde dietro quella morte. In effetti la sera del presunto suicidio il vecchio industriale non era solo in casa: una persona lo aveva raggiunto e i due avevano avuto una breve conversazione: poche parole, dopo le quali Barani si era impiccato come eseguendo un ordine. 
La polizia, però, non intende riaprire il caso: Cantoni non può certo dire che il suo testimone chiave è un cane, e per di più il suicidio di un anziano solo non sembra stupire nessuno... L’Agenzia si ritrova quindi a proseguire in solitaria le indagini su incarico della collaboratrice domestica, che non ha mai creduto all’ipotesi del suicidio, mentre il carlino, fiutando che i figli del suo ex padrone hanno intenzione - come accennato - di castrarlo, fugge prima di svelare ad Anna alcune informazioni decisive per la risoluzione del caso. 
Oltre all’indagine e all’indaffarato tran-tran casalingo con il marito Alessandro, il piccolo Luca e il gatto Banzai, Anna deve fare i conti con il padre, che si è ammalato e ha quindi bisogno di lei. Padre con il quale ci sono vecchie ferite da ricucire e nuove forme di comunicazione da costruire. Per fortuna che, sia nella vita privata che sul lavoro, Anna possa avvalersi dello sguardo non convenzionale degli animali di sempre e di quelli incontrati lungo la risoluzione di questo difficile caso: appunto il cane carlino erotomane, una gatta junghiana frustrata dalla convivenza con una psicologa freudiana, una lucertola che si interroga sull’evoluzione del genere umano, un gruppo di pipistrelli che passa da un rave all’altro... 
Che dire: una intrigante chicca narrativa, mai sopra le righe. Da leggere per distrarsi un po’. In quanto, con i chiari di luna che stiamo ancora attraversando, ce n’è davvero bisogno.

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