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Un ritorno in vista degli Ogm sulle tavole degli italiani?

Dopo i divieti degli ultimi 20 anni sembra che l’Ue sia disposta a discutere sulla possibilità di sperimentare alcune colture


13/01/2020

di Damiano Pignalosa


Sarà capitato a chiunque di frugare nell’armadio di un genitore o di un parente ritrovando giacche, vestiti, cravatte o borse che come d’incanto sembrano adattarsi perfettamente al proprio stile, complice il ritorno in auge di alcune linee che rendono quel tesoretto improvvisamente di moda e quindi sfruttabile nell’immediato. D’altronde si sa, ogni cosa prima o poi ritorna di moda, ma questo discorso non vale solo per quello che riguarda il rifacimento del proprio outfit, ma anche e soprattutto per il resto, che si parli di politica, investimenti, design o, come in questo caso, di agricoltura.
In particolare, si riaprono le discussioni riguardanti gli Ogm (organismi geneticamente modificati). Il tema è tornato di attualità con l’estensione dei divieti previsti dalla normativa europea alle nuove tecniche d’ingegneria genetica, che dall’esordio degli Ogm nel panorama agricolo mondiale oltre 20 anni fa si sono profondamente evolute. L’estensione del blocco alle sperimentazioni è stata stabilita da una sentenza della Corte di Giustizia Ue per colmare un vuoto normativo sull’ambito di applicazione delle nuove tecniche conosciute con il nome di “mutagenesi”. Una sentenza che ha fatto discutere il mondo scientifico e creato nuove divisioni in quello agricolo, perché rischia di bloccare l’innovazione e la ricerca del settore. Fino a costringere il Consiglio Ue, lo scorso novembre, a riconoscere la necessità di rivedere la direttiva europea sugli Ogm del 2001.
Come appurato in un’intervista rilasciata al Sole 24 Ore, per quanto riguarda l’Italia, questa resta un’ipotesi accolta favorevolmente da Confagricoltura. «Da sempre siamo a favore della scienza e della ricerca - sottolinea il presidente dell’organizzazione Massimiliano Giansanti – a maggior ragione oggi di fronte agli effetti del cambiamento climatico, in uno scenario che ci impone di produrre di più con meno, ma anche di tutelare i nostri agricoltori in una competizione globale sempre più agguerrita. In Italia ci sono già tutte le condizioni per applicare le nuove tecniche di ibridazione, che rispondono all’esigenza di aumentare la produzione salvaguardando allo stesso tempo la sostenibilità ambientale ed economica».
Secondo un studio condotto da Research Nester nel 2017, entro la fine del 2021 il mercato internazionale degli alimenti provenienti da organismi geneticamente modificati crescerà a un tasso annuo composto del 3,2%, con un aumento nella produzione che arriverà a toccare i 130 milioni di tonnellate. Per quanto riguarda gli investimenti che si stanno effettuando per la ricerca e i test sui prodotti Ogm, si calcola che arriveranno circa a 2,34 miliardi di dollari entro il 2022, nel tentativo di trovare la chiave produttiva che sia resistente ai parassiti e applicabile in diverse condizioni atmosferiche salvaguardando il fabbisogno globale.
L’altra faccia della medaglia è rappresentata da una parte di agricoltori del vecchio continente che, nonostante l’avanzamento tecnologico, si dicono contrari all’utilizzo degli Ogm. È un’opinione condivisa quella che intaccherebbero definitivamente l’originalità e la biodiversità delle colture attualmente esistenti, mettendo a serio rischio una grande quantità di prodotti e derivati dalle caratteristiche uniche e non replicabili.
L’Europa dal canto suo ha deciso di non produrre Ogm ma continua ad importarli, essendo largamente deficitaria soprattutto di soia (commodity chiave ormai quasi esclusivamente Ogm), aprendo ad un braccio di ferro che oggi, dopo vent’anni e rifacendosi a delle normative del 2001, vanno a stridere con le richieste del mercato e fanno i conti con un’epoca completamente diversa.
Agricoltori, regolamentatori, cambiamenti climatici e interessi economici, il valzer è servito con l’obiettivo e la speranza che vengano interpellati e valutati in egual misura tutti gli attori di questa partita. Se da una parte è vero che bisogna tutelare l’originalità delle nostre colture, dall’altra la richiesta produttiva sempre più elevata e gli enormi danni legati ai cambiamenti climatici ci pongono davanti ad un problema da dover affrontare il prima possibile. Non ci resta che guardare in faccia alle necessità di ogni tipo e in qualsiasi modo vada a finire auguriamo a voi tutti un buon appetito…

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