Cultura

Un rapimento "caldo" negli Anni di Piombo e il colonnello Ascoli indaga

Da un autore che se ne intende, ovvero il colonnello dei carabinieri Roberto Riccardi, un nuovo intrigante romanzo


02/10/2017

di Massimo Mistero


Un romanzo che cattura, intriga e fa riflettere quello scritto da Roberto Riccardi e ambientato a Roma nel 1974: ovvero La notte della rabbia (Einaudi, pagg. 318, euro 18,00). Un lavoro che si snoda sullo sfondo degli Anni di Piombo e che vede in scena un eroe fuori dalle righe, il colonnello dei carabinieri Leone Ascoli, un uomo di poche parole che bada all’essenziale. La qual cosa non deve stupire in quanto l’autore, nato a Bari il 21 gennaio 1966, ricopre lo stesso ruolo nell’Arma, che lo ha visto sino al mese di settembre 2014 direttore responsabile della rivista Il Carabiniere.
Laureato in Giurisprudenza e Scienze della sicurezza, Riccardi aveva abbracciato in ancor giovane età la carriera militare, dapprima come allievo della Nunziatella di Napoli e poi dell’Accademia di Modena, sino a frequentare la Scuola ufficiali carabinieri. Per la cronaca, prima e dopo la direzione della rivista dell’Arma, ha svolto per diversi anni mansioni operative in Sicilia, Calabria, Lazio, Toscana e nei Balcani.
Di fatto un militare con il pallino della scrittura, Riccardi, che aveva debuttato nel noir otto anni fa con Legame di sangue (Premio Tedeschi) seguito da I condannati (incentrato sulla misteriosa scomparsa dei due figli di un pastore in Sicilia), Undercover. Niente è come sembra (imperniato sulle gesta di infiltrati che combattono il narcotraffico), Venga pure la fine (che tocca il conflitto avvenuto in Bosnia alla fine del ventesimo secolo) e La firma del puparo (con in scena un tenente dei carabinieri alle prese con un pentito di mafia).
Ma anche di altro si è occupata la sua penna, a partire dai tre libri sulla Shoah: Sono stato un numero (storia di Alberto Sed, un ebreo romano sopravvissuto alla tragedia di Auschwitz), La foto sulla spiaggia (nel quale si racconta di una bambina bionda morta ad Auschwitz, mentre il padre…) e La farfalla impazzita (scritto a quattro mani con Giulia Spizzichino e che ricostruisce le vicende della persecuzione ebraica a Roma dal 16 ottobre 1943 al caso Priebke). Mentre dello scorso anno è il saggio Il prezzo della fedeltà, dedicato al sacrificio del brigadiere Giuseppe Giangrande, ferito davanti a Palazzo Chigi in occasione dell’insediamento del nuovo Governo.
Insomma, un autore dalla collaudata scrittura (equilibrata seppure incalzante, fluida quanto stimolante), che sa trattare come si conviene storie che si dipanano su canovacci diversificati, sempre graffiando e inducendo alla riflessione. Come nel caso dei suoi saggi, ma anche come nel caso de La notte della rabbia, un noir che lascia il segno - per le tematiche trattate - non solo nei lettori più anziani ma anche nelle nuove leve.
Detto questo, spazio alla sinossi. «I terroristi delle Sap hanno rapito il professor Marcelli, astro nascente della politica nazionale. Le indagini che il colonnello dell’Arma, Leone Ascoli, avvia insieme al giudice Tramontano si presentano subito complesse. L’unico appiglio è la presenza di una testimone. Come se non bastasse, alla porta dell'ufficiale bussa Bepi, un ex partigiano che gli ha salvato la vita ad Auschwitz: l’uomo gli comunica che l’aguzzino del campo si trova in città sotto falso nome e gli chiede di consegnarglielo. Il problema è che l’ex SS è diventato un agente doppio, in bilico fra le due anime di una Germania divisa dalla conferenza di Yalta. Intanto le Sap lanciano un ultimatum: o lo Stato libera il loro capo, o Marcelli verrà giustiziato». Nemmeno a dirlo, per Ascoli sono ore drammatiche. «Nella sua mente passato e presente infatti si rincorrono, e sono molte le cose con le quali si trova a fare i conti: prima fra tutte la sua coscienza».
Che dire. Un’altra prova vincente per Riccardi, che si conferma ai primi posti della graduatoria degli scrittori italiani più interessanti. Lui quanto mai abile nel raccontare, con innata abilità, storie di fantasia che sembrano vere. In quanto, almeno nella narrativa di genere, attinge a piene mani dalle sue esperienze di militare, che lo hanno visto far parte dei contingenti di stabilizzazione in Bosnia e in Kosovo.

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