Cultura

Un quadro misterioso del Rinascimento finito in mani naziste e una donna disposta a tutto pur di…

Dalla penna di Laura Morelli un romanzo avvincente, dove a tenere banco è La dama con l’ermellino di Leonardo da Vinci. A fronte di una storia, raccontata su due diversi piani temporali, che si dipana fra la Milano di Ludovico il Moro e le crepe ancora vive della Seconda guerra mondiale


15/02/2021

di VALENTINA ZIRPOLI


Un quadro misterioso del Rinascimento e una donna disposta a tutto pur di salvare l’arte dalla barbarie nazista. È questa la tematica che tiene banco ne Il ritratto notturno (Piemme, pagg. 396, euro 19,90, traduzione di Elena Cantoni) firmato da Laura Morelli, autrice di diversi romanzi storici accolti favorevolmente sia dalla critica che dal pubblico dei lettori. 
Una penna - che ha scritto in inglese questo lavoro (The Night Portrait il titolo originale) - capace di addentrarsi con il dovuto garbo fra le pieghe del passato giocando a rimpiattino con il singolare potere dell’arte, dando voce a una vicenda di “coraggio e di amore, di speranza e redenzione”. Intrecciando le vicende di due donne legate, a cinquecento anni di distanza, dallo stesso quadro. 
Infondendo, in tale ambito, la sua profonda conoscenza dell’arte rinascimentale in un romanzo storico avvincente, palpitante e ricco come i dipinti che descrive. Dando voce e respiro, dalla Milano di Leonardo da Vinci e Ludovico il Moro alla Germania nazista e alla Polonia invasa, all’incredibile destino di un capolavoro che ha resistito alle intemperie della Storia. 
“E dire - tiene a precisare l’autrice - che non avrei mai immaginato di scrivere un libro ambientato durante la Seconda guerra mondiale, un conflitto dal quale in passato mi ero sempre tenuta alla larga, in quanto le sue atrocità mi lasciavano addosso un terribile senso di impotenza. Persino per una storica un evento come l’Olocausto resta infatti impossibile da spiegare”. 
Almeno sin quando “mio figlio Max, ancora adolescente, invitò me e mio marito Mark - padre anche di Giulia, Anna e Leonardo - a guardare un documentario del 2015 su Hans Frank, il Macellaio della Polonia… Con una complicità al seguito: un’intervista a Niklas, figlio di Hans, il quale ebbe a raccontare della Dama con l’ermellino di Leonardo appesa nella sua casa d’infanzia in Baviera. Una notizia che mi lasciò senza fiato. Ma come diamine era potuto accadere?”. 
Da qui la curiosità della studiosa che la condusse a indagare in diverse direzioni, finché “la vicenda emerse chiara nella mia mente. E da quel momento in poi il libro mi uscì di getto. Cercando di aderire nel miglior modo possibile alla realtà storica legata sia al XV che al XX secolo. Cercando inoltre di rispettare i dettagli biografici relativi a personaggi realmente vissuti e da me raccontati in questo lavoro”. 
Un lavoro raccontato su due piani temporali alternati, per cercare di dare un senso a eventi molto distanti fra loro, ma portatori di un unico comun denominatore. Così i capitoli si alternano fra la Firenze del 1476 e la Milano del 1490 e gli eventi che avrebbero segnato indelebilmente gli anni fra il 1939 e il 1947. 
Veniamo allora alla trama. Cecilia Gallerani (la Dama in questione) è solo una sedicenne alla corte di Ludovico il Moro quando l’amore di quest'ultimo e il genio del suo pittore di corte, Leonardo da Vinci, congiurano per farla passare alla Storia. Immortalata per sempre, cinquecento anni dopo sarà ancora lì, a stringere il suo ermellino candido, in uno dei ritratti più famosi dell'arte. Ma lei questo non poteva immaginarlo: quel che le interessava era l’amore di Ludovico e l’ambizione di diventare, un giorno, la signora di Milano, nonostante la presenza della moglie Beatrice d’Este. 
Ben altre passioni - e qui ci trasferiamo nella città di Monaco del 1939 - agitano Edith, curatrice museale nella Germania nazista. Inconsapevolmente, si ritrova infatti coinvolta nell’espropriazione sistematica delle collezioni d’arte dei mercanti ebrei a opera dei nazisti. Finché, un giorno, si rende conto che obbedire agli ordini vuol dire macchiarsi dello stesso crimine dei suoi superiori. 
Per questo comincia, clandestinamente, a prendere nota di tutto ciò che viene rubato e trasferito nelle ville dei gerarchi nazisti. Fino a quando, proprio uno di loro, Hans Frank, il “Macellaio della Polonia”, la sceglie come sua collaboratrice personale. Hans che nel suo ufficio tiene in bella mostra il meraviglioso quadro che ritrae la giovane Cecilia, appunto la Dama con l’ermellino, di cui ben presto si perderanno le tracce. 
In sintesi: una storia che avvince e intriga, scritta in maniera furbescamente semplice, capace di indurre anche alla riflessione. In altre parole accendendo i riflettori, a distanza di quasi ottant’anni, sul trafugamento da parte del regime nazista di circa 2.500 opere (si va da Michelangelo a Tiziano, da Raffaello a Canaletto) su ordine di Hitler e del suo luogotenente Goering. Una razzia che ha privato diverse nazioni di patrimoni artistici unici. E se alcune di quelle opere sono state ritrovate, di molte altre si sono purtroppo perse le tracce… 
Per la cronaca Laura Morelli, dopo aver conseguito un dottorato in storia dell’arte presso la Yale University, ha collaborato con riviste e quotidiani di peso, come il National Geographic Traveler e Usa Today, oltre a produrre seguitissime lezioni su Ted-Ed.

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