Cultura

Un giornalista scomodo ridotto in fin di vita, un passato che ritorna, una indagine complessa

Torna in scena il commissario Berté, il riuscito personaggio uscito dalla penna di Emilio Martini, alias le sorelle milanesi Elena e Michela Martignoni


31/08/2020

di CATONE ASSORI


Torna sugli scaffali, a fronte di una indagine “molto personale”, il commissario Luigi Berté, detto Gigi, l’intrigante personaggio uscito dalla penna di Emilio Martini, nom de plume di due prolifiche sorelle milanesi con un debole dichiarato per la Liguria: ovvero Elena e Michela Martignoni. Per contro, dietro a Bertè, si nasconde un vicequestore aggiunto in carne e ossa, che opera in un commissariato italiano e con il quale le due scrittrici risultano in più che buoni rapporti. 
E chissà - viene da chiedersi - se il profilo tracciato in un recente passato dalle due autrici rappresenti un suo vero e proprio identikit: un uomo dalla taglia (troppo) large, dal pensiero sottile, dall’intelligenza spessa, dalla gelosia calabra e dalla puntualità lombarda. Un ex fumatore con un debole per le donne e per la buona tavola, insofferente ai locali affollati e ad andare per negozi. Lui soprannominato Aroldo Bellachioma per via della sua chioma brizzolata, con coda da batterista rock, alto come un vichingo ma che non tradisce le sue origini sudiste; lui che ha il dono di sapersi ridere addosso, ma con parsimonia; lui che tutto sommato ha una visione positiva della vita; lui che si propone alla stregua di un antieroe scanzonato e dissacrante, spesso in polemica con se stesso; lui che è soddisfatto di quel che fa, seppure conscio che non riuscirà mai a cambiare la società né a catturare tutti i malviventi, ma a rendere loro la vita dura questo sì. 
Che altro? Un poliziotto che nel privato si rapporta con uno stile a doppia interpretazione, almeno stando alle due femmine che ruotano attorno alla sua vita: antiquato secondo la Patty (la sua ex, conosciuta dai lettori in un recente passato e che non voleva però saperne di essere una ex) e classico secondo la Marzia (l’attuale compagna per la quale stravede). Marzia che nonostante tutto, ne Il caso Mariuz (Corbaccio, pagg. 234, euro 14,90), lo sostiene e rappresenta un porto sicuro nel mare in tempesta della sua esistenza. Tanto da costringerlo a “guardarsi dentro e ad affrontare i suoi antichi fantasmi. Anche quello che gli era costato il trasferimento a Lungariva”. Un paese (immaginario) a un passo da Portofino, dove vive, pur rimpiangendo Milano, la sua città di adozione. 
Elena e Michela Martignoni, si diceva, che insieme hanno scritto (firmandoli con i loro veri nomi) i romanzi storici Requiem per il giovane Borgia, Vortice d’inganni, Autunno rosso porpora e Il duca che non poteva amare, oltre ad aver dato voce a una lunga serie di gialli che hanno per protagonista il citato commissario Berté, fra i quali ricordiamo Il ritorno del Marinero, La regina del catrame, Farfalla nera, Chiodo fisso, Doppio delitto al Grand Hotel Miramare, Il mistero della gazza ladra,  Invito a Capri con delitto, nonché le raccolte I racconti neri del commissario Berté, Talent Show Ciak: si uccide. 
Detto questo spazio alla trama de Il caso Mariuz. “Non è un sereno ritorno quello che attende Gigi Berté dopo una vacanza in Valcamonica: Renzo Costa, un inaffidabile cronista di nera con cui aveva spesso avuto contrasti, viene trovato in fin di vita, sulle colline intorno a Lungariva”, in seguito a un grave pestaggio di cui non si conoscono i responsabili né le motivazioni (aveva infastidito qualcuno sino all’esasperazione, com’era solito fare, o si era eroicamente ribellato a un misterioso aggressore?). 
Per vederci chiaro Berté inizia quindi a indagare nella vita del giornalista, tra i suoi colleghi di lavoro e sulle ipotesi relative a un possibile scoop sul quale Costa stava lavorando, senza tralasciare comunque i componenti della sua famiglia, fra cui Pierino Serra, “il cognato dalle frequentazioni ambigue e pericolose”: un elettricista di cinquant’anni, pieno di complessi e di illusioni, innamorato di una prostituta. Accertando in tal modo che il cronista, proprio la sera dell’aggressione, era stato a trovare la citata escort per invitarla a lasciare in pace il cognato. Rendendosi peraltro conto che aveva a che fare con un protettore palestrato e violento. 
Ma mentre il caso sembra arrivare al capolinea (alcune indagini fatte ripetere a un suo superficiale agente, Fausto Sabatini, consentiranno di scoprire i veri colpevoli del tentato omicidio), il commissario - un uomo irrequieto e problematico - si troverà a far di conto con tre lettere anonime, “invadenti e minacciose”, recapitate in rapida sequenza nella cassetta della posta della cosiddetta “casa gialla”. Lettere in busta rossa che mettono in dubbio la dinamica dell’incidente automobilistico nel quale, vent’anni prima, erano rimasti uccisi i suoi genitori (il padre Toni, per la cronaca, era un ispettore di polizia). 
Non senza fatica il nostro commissario era riuscito lasciarsi alle spalle quel capitolo buio, ma ora si ritroverà alle prese con l’antico dolore, soprattutto quando l’autrice delle lettere, che gli dà appuntamento in un bar, si farà viva di persona. 
Si tratta di Lucia Mariuz, che per un omicidio mai commesso aveva scontato vent’anni. Tutti gli indizi erano contro di lei, e solo l’ispettore Toni Berté credeva nella sua innocenza, ma non aveva potuto provarla. Perché quell’incidente, una manna dal cielo per i veri assassini, glielo aveva impedito. Sta di fatto che, pur non avendo prove né testimoni, il nostro poliziotto sente di dover credere alle parole della donna. Risultato? Berté junior si troverà coinvolto in un drammatico cold case intrecciato con il proprio passato, che “sconvolgerà i suoi ricordi e farà riemergere la figura paterna in abbinata a mai sopiti rimorsi”. 
La vicenda, di piacevole leggibilità e orchestrata con il giusto garbo, si nutre - oltre che della presenza del cane Bernardo, un cucciolo con la stazza del peso massimo (un po’ di colore non guasta) - di una pletora di variegati personaggi: poliziotti, giornalisti, fotografi, prostitute, protettori, volontari, informatori, ex carcerati e anche malavitosi e non. Figure gradevoli, ben tratteggiate, pronte a inserirsi a pieno titolo nella storia. Una storia che i nutre di una garbata ironia e che riteniamo possa lasciare la bocca buona anche ai lettori più esigenti.

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