Cultura

Un famoso calciatore scomparso, un investigatore improvvisato, una Buenos Aires segnata dalla crisi. Ma siamo nel 1933

Dalla penna dell’argentino Martín Caparrós - noto giornalista, saggista e scrittore - un thriller storico “esplosivo e fuori dagli schemi”. Nel quale a tenere la scena è un poveraccio che non riesce mai a combinarne una giusta…


23/12/2019

di Valentina Zirpoli


Diciamolo subito: il titolo - Tutto per la patria (Einaudi, pagg. 266, euro 19,50, traduzione di Sara Cavarero) - non è di quelli che invogliano all’acquisto gli amanti dei thriller.  Purtroppo, verrebbe da dire, in quanto i contenuti del romanzo scritto dall’argentino Martín Caparrós - una mano calda del giornalismo (a suo dire la “cronaca non è solo un lusso narrativo, ma una posizione politica”) prestata con successo alla narrativa e alla saggistica - sono di livello. Sia per l’ambientazione, sia per la caratura dei personaggi, sia per una trama che si dipana fra i meandri della crisi che aveva investito Buenos Aires nel 1933: quasi una costante per questa città cosmopolita e avvolgente, ricca di mistero e di disperazione. Ed è forse in quest’ottica che trova una sua giustificazione il titolo originale, Todo por la patria appunto. 
Per contro i contenuti di questo lavoro storico “esplosivo e fuori dagli schemi” - come ha tenuto ad annotare la testata digitale La Izquierda Diario - sono da copertina. Con le parole a giocare, oltre che nella ricerca di un feroce assassino, “con un’idea che possa mettere d’accordo tutti: quella della patria”. Quella stessa patria che l’autore, strada facendo, ha vivisezionato in maniera spietata. Raccontando ad esempio del fallimento delle politiche del presidente Mauricio Macri e dello scenario pieno di incognite che si sta aprendo per la sua Argentina. 
La qual cosa non stupisce visti i trascorsi di Martín Caparrós, nato a Buenos Aires il 29 maggio 1957, il quale si era ben presto schierato contro la dittatura in atto nel suo Paese. Tanto da decidere, ancora giovanissimo, di accasarsi in Europa: prima a Parigi, dove si sarebbe laureato alla Sorbona, poi a Madrid, dove sarebbe diventato collaboratore del quotidiano El País
Tornato in Argentina dopo il ripristino della democrazia, avrebbe lavorato per diverse testate giornalistiche, radiofoniche e televisive, viaggiando in lungo e in largo per il mondo al fine di raccontare “la percezione del cambiamento e documentare le crescenti disuguaglianze sociali”. Fermo restando che, a suo dire, “le democrazie non garantiscono alcun tipo di uguaglianza”. Lui che in parallelo si sarebbe dedicato anche alla scrittura con cinque saggi e sei romanzi all’attivo, dei quali si sta facendo carico la Einaudi, che nel 2015 gli ha pubblicato La fame (premio Tiziano Terzani) e nel 2018 Amore e anarchia. La vita urgente di Soledad Rosas 1974-1998
Detto questo spazio alla sinossi di Tutto per la patria (una specie di omaggio alla sua Buenos Aires, una città vibrante di tifo, tango, impegno politico e passione), un romanzo ambientato, come accennato, nel 1933, quando la disperazione della gente trovava amaramente un po’ di conforto e consolazione soltanto nel calcio. Purtroppo succede che Bernabé Ferreyra, il giocatore più famoso d’Argentina, scompaia e che, nella sua ricerca, si faccia trascinare Andrés Rivarola, un poveraccio di trent’anni che sogna di scrivere testi per il tango. 
Investigatore improvvisato, Rivarola seguirà le piste più improbabili per ritrovare Ferreyra, sfoggiando sempre il suo miglior talento: quello di non combinarne mai una giusta. Non bastasse Andrés, detto Pibe, non solo è stato licenziato dal suo datore di lavoro, ma è stato anche lasciato dalla compagna che non gli permette di vedere la figlia Estelita. Trovandosi peraltro senza una casa è quindi costretto a dormire in una pensione fatiscente. 
Attanagliato dalla disperazione, Rivarola finisce per trascorrere un sacco di tempo con i suoi amici, tra fumose sale da biliardo e loschi bar del centro. E proprio durante una delle sue notti a perdere riceve una strana proposta dall’amico Gorrión, piccolo spacciatore in odore di guai: ritrovare il calciatore più famoso d’Argentina, appunto Bernabé Ferreyra. Secondo voci di corridoio, l’attaccante del River Plate si sarebbe nascosto (ma forse non è proprio così) nel suo paesello nella pampa per fare un dispetto al suo club che non lo pagherebbe in maniera adeguata. Andrés accetta pertanto di improvvisarsi investigatore, convinto che in fondo si tratti solo del capriccio di un ragazzino accecato dal successo. 
Ma se “Rivarola avesse un olfatto più acuto fiuterebbe che la faccenda è marcia, non foss’altro per l’ingerenza del viscido Manuel Cuitiño, dirigente del River Plate, ma soprattutto boss del mercato della carne e non solo. Fortuna vuole che Andrés possa almeno contare su una specie di fedele… Watson: Raquel Gleizer, una donna dai capelli (e dal carattere) rosso acceso, che si veste da uomo, rifiuta le convenzioni sociali e frequenta gli ambienti delle avanguardie letterarie”. Una gran femmina che gli ha fatto perdere la testa, anche se, di lui, non ne vuole sapere. Tanto più che sono in tanti a farle la corte. A partire da Jorge Luis Borges, un poetastro ridicolo e sfortunato. 
Sta di fatto che “dopo i primi giorni trascorsi sulle tracce del fuoriclasse, a Rivarola sembra già di nuotare in un mare di guai, ma quando scopre che Mercedes, figlia di un leader della destra ultranazionalista e fidanzata segreta di Bernabé, è stata sgozzata, quel mare diventa un oceano in cui rischia di annegare…”. 
Come da note editoriali, sullo sfondo di una Buenos Aires assediata dalla crisi, fra scontri politici e ferventi ambienti culturali, Martín Caparrós ricostruisce, “con allegra meraviglia, un’epoca in cui già si delineava l’Argentina di oggi”.

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