Cultura

Un detective in crisi che decide di mollare, una rapina macchiata di sangue, un grande ritorno sulla scena del crimine

Feltrinelli propone una voce dal passato, quella dell’indimenticato Charles Willeford, che ha la freschezza narrativa del presente. Giocando sulla scena del thriller all’insegna del sorriso


28/01/2019

di Massimo Mistero


Una rapina seriale finita nel sangue in quel di Los Angeles; un sergente investigativo della polizia di Miami, Hoke Moseley, che ha deciso di tirare i remi in barca; una storia dura e cruda che gioca però a rimpiattino con il sorriso. E poi un editore, Feltrinelli, che ha deciso di riportare sugli scaffali (anche) un lavoro del 1987 che, per la sua freschezza narrativa, sembra essere stato scritto ieri. Il tutto supportato dalla gratificante bravura dell’indimenticata penna di Charles Willeford (scrittore, ovviamente, ma anche poeta, critico d’arte e artista visivo), nato nell’Arkansas il 2 gennaio 1919 e morto il 27 marzo 1988 a Miami. Esattamente un anno dopo aver dato alle stampe Sideswipe, un noir che era stato pubblicato in Italia nel 2005 dalla Marcos Y Marcos e che ora torna sui nostri scaffali come Tiro mancino (pagg. 304, euro 17,00, traduzione di Luca Conti). 
Si tratta del terzo lavoro della quadrilogia noir dedicata appunto al detective Moseley, alle prese - in quel di Miami - con la criminalità legata all’immigrazione ispanica e alla speculazione turistica. Quadrilogia alla quale Willeford aveva lavorato nei suoi ultimi quattro anni di vita: ovvero Miami Blues, Tempi d’oro per i morti, Tiro mancino e Come si muore oggi. Polizieschi ai quali si sommano altri 22 romanzi di diversa estrazione, come Nato per uccidere, ambientato nel mondo dei combattimenti di galli (dal quale Monte Hellman ha tratto un film), e Il quadro eretico, anomala crime-novel il cui protagonista è un critico d’arte contemporanea che deve intervistare un misconosciuto artista che in vita ha realizzato soltanto una cornice vuota. 
Segnato da un’infanzia difficile (dopo essere rimasto orfano a otto anni, si era trasferito a Los Angeles da una nonna), il giovane Charles avrebbe trascorso l’adolescenza vagabondando per l’America sui treni merci per poi arruolarsi nell’esercito a soli sedici anni, ovviamente mentendo sull’età. E come soldato avrebbe partecipato alla Seconda guerra mondiale, guadagnandosi - nel ruolo di comandante della Decima Divisione corazzata - diverse onorificenze. Di fatto, da queste sue devastanti esperienze, avrebbe tratto lo spunto per dare vita ad alcuni graffianti protagonisti dei suoi romanzi. Opere spesso travasate sul grande schermo e che hanno anche ispirato Quentin Tarantino per Pulp Fiction
Che altro? Un eclettico personaggio che strada facendo aveva fatto di tutto e di più: ad esempio l’allenatore di cavalli da corsa, il pugile, lo speaker radiofonico e il pittore. Oltre a studiare arte in Francia e in Perù, ma anche l’inglese presso l’Università di Miami. Un futuro numero uno che a 36 anni si era proposto come autore di una soap opera, quindi aveva dato voce a una raccolta di poesie, per poi arrivare sugli scaffali nel 1953 con il suo primo romanzo breve, High Priest of California, uscito in formato tascabile. 
Ma veniamo a Tiro Mancino, salutato dalla critica come un capolavoro. Tanto è vero che l’anticipo pagato dall’editore americano per il quarto romanzo della saga sarebbe risultato stellare. Romanzo del quale Willeford avrebbe fatto in tempo a firmarne qualche copia, morendo - ironia della sorte - proprio il giorno della sua uscita in libreria. 
Tiro mancino, si diceva, nel quale incontriamo un Hoke Moseley intenzionato a mollare tutto e tutti. È infatti stanco “di lottare contro gli alimenti da pagare alla ex moglie, le figlie teenager, la collega sempre più incinta e sempre più single, nonché la misera paga come detective della squadra omicidi di Miami. Per questo decide di trasferirsi a Singer Island, dov’era cresciuto, e di non fare più ritorno sulla terraferma”. 
Intanto, sulle strade del crimine, “il carismatico psicopatico Troy Louden sta covando i suoi piani criminali da perpetrare con la sua gang, che comprende una pornostar con il volto ridotto in polpette da un manager troppo geloso, un artista non rappresentativo incapace di tenere in mano un pennello e Stanley, un povero pensionato sprovveduto. Ma quando la loro rapina finisce in un crudele bagno di sangue, Hoke ricorda prontamente di essere un poliziotto” e si rigetta con nuova energia nel mondo che aveva deciso di abbandonare. 
Che dire: una storia che avvince e convince; che si rapporta con una crisi di mezza età che ha lasciato il segno nel suo protagonista, e anche nei lettori; che si confronta con un duplice omicidio in una bottiglieria di liquori da parte di un uomo di alta statura che indossava un cappello grigio da cowboy. Ma siamo soltanto all’inizio… Poteva, allora, far finta di niente il nostro battagliero Moseley?

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