Cultura

Un corso di scrittura creativa, una donna segnata dalla vita, un originale giallo nel giallo. Con un finale a sorpresa

Torna sugli scaffali l’eclettica Rosa Mogliasso, autrice che sa raccontare e intrigare con ironia. Giocando a rimpiattino con una storia dai variegati e inaspettati risvolti


21/06/2021

di VALENTINA ZIRPOLI


È nata a Susa il 4 luglio 1960 ma vive a Torino, una città dove, a suo dire, c’è tutto per poter raccontare (“Basta ricamarci un po’ di rumore intorno e la magia della narrazione ha inizio”). Una penna laureata in Storia e critica del cinema che da diversi anni si dedica al teatro e alla scrittura, forte di un variegato vissuto (si è proposta, ad esempio, come agente immobiliare in Costa Azzurra, nonché come direttrice di un club sportivo al Sestriere). Che ama peraltro leggere e rileggere i classici, come Flaubert, Nabokov, Tolstoj, senza trascurare Philip Roth e soprattutto Fruttero e Lucentini (sarà per questo che qualcuno l’ha etichettata come la loro nipotina?). 
Di chi stiamo parlando è presto detto: dell’eclettica Rosa Mogliasso, che aveva debuttato undici anni fa nella narrativa gialla con L’assassino qualcosa lascia, entrato nella selezione del Bancarella e forte di sette ristampe, seguito a ruota da L’amore si nutre di amore (finalista del premio Scerbanenco) e quindi da La felicità è un muscolo involontario. Ferma restando la pubblicazione, nel 2013, del libro per bambini All’ombra dell’uomo montagna
A seguire il ritorno alle origini con Chi bacia e chi viene baciato (un noir impregnato di graffiante ironia) e 1791. Mozart e il violino di Lucifero, un lavoro scritto a quattro mani con il famoso regista d’opera Davide Livermore. 
Tutti libri editi da Salani che ora la ripropone - dopo una scappatella alla NN Editore con Bella era bella, morta era morta, semifinalista al Prix meilleur Polar Points selection e Prix Paul Valéry) - ne L’irresistibile simmetria della vendetta (pagg. 214, euro 15,00), “un mix originale - a detta del Corriere della Sera -  di noir, romanzo sociale e commedia”. 
Un lavoro, anche in questo caso, impregnato di irriverente sarcasmo, divertente e leggero, nel quale l’autrice dà voce a “un giallo che al suo interno ne contiene un altro. Non a caso, mentre ci mostra le regole per costruire il più infallibile dei congegni narrativi, al tempo stesso si diverte a sabotarlo. Sino all’immancabile colpo di scena finale”.  
Detto questo briciole di trama. A dispetto del suo nome di battesimo, nel cuore di Amanda c’è poco spazio per i buoni sentimenti. Sarà forse colpa dell’ex marito Andrea che l’ha resa madre di Anna che ora si è accasata a Londra, il quale l’ha lasciata, o sarà perché anche con l’attuale compagno (Luigi, con la fissa del tango argentino) le cose non funzionano granché, e a cinquant’anni è difficile rimettersi in gioco? O magari è per la sua carriera di scrittrice, che non è decollata come sperava? 
Fatto sta che Amanda (una donna perseguita da pensieri di vendetta che si risvegliano con lei e prendono forma in abbinata al primo caffè accompagnato dalla prima sigaretta) ha un conto aperto con l’universo e, mentre aspetta l’occasione giusta per riscattarsi, insegna in un corso serale di scrittura creativa che si tiene nella libreria di Agnese. Sotto la sua guida, un gruppetto di aspiranti bestselleristi si esercita nell’arte del delitto perfetto. Quello inventato, s’intende. 
Tra loro ci sono Rutger, l’aitante tennista; Vanessa, la milf pettinatissima dalla forte carica erotica; Giovanni, il romantico ottantenne, e Ludovica, la sua invadente agente letteraria. Senza dimenticarci di Eugenio, giovane promessa letteraria, dell’ingenua Anna Paola, della vegana Renata e di Olga, che “non parla e non scrive per quasi tutto il libro”. 
Naturalmente, vista la natura in giallo della storia, non manca l’investigatore privato (ovvero il maresciallo dei carabinieri in congedo Alfio Rubatto) e il politico di stampo populista Pier Agnello Credenza (affiancato dalla stagista e amante Erica nonché da sua poco soddisfatta moglie Gardenia). Con il corollario di un ex industriale, di una cantante lirica insoddisfatta, di un cameriere cileno e del comandante di una nave da crociera, personaggi peraltro ben tratteggiati e caratterizzati con si conviene.   
Sta di fatto che, capitolo dopo capitolo, maestra e allievi si addentreranno nei meccanismi intricati del loro romanzo, ma anche in quelli più insidiosi delle passioni, che li legano l’uno all’altro. Finendo per imbattersi e confrontarsi anche con le altre figure della storia. 
Che dire: un’ulteriore conferma delle talento narrativo di questa autrice, capace di intrappolare il lettore nelle sue divaganti, oltre che devianti storie. Una penna che - come ha sostenuto tempo fa Luciana Littizzetto - sa mordere e accarezzare, ma anche far ridere. Che non è da tutti.

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