Cultura

Un brutale omicidio seguito da uno strano incidente: e Lolita Lobosco, la commissaria dai tacchi a spillo, indaga

Torna in scena, per l’ottava volta, la più bella poliziotta del Mediterraneo, uscita dalla fantasiosa penna di Gabriella Genisi. Un’autrice capace di lasciare il segno tirando in ballo, con ironica leggerezza, anche tematiche scottanti


14/04/2020

di Mauro Castelli


E otto. Stiamo parlando delle indagini - l’ultima delle quali intitolata I quattro cantoni (Sonzogno, pagg. 270, euro 15,00) - che vede protagonista la commissaria Lolita Lobosco (anche se in quest’ultimo testo ogni tanto ci scappa qualche “commissario”, con nostro piacere personale ma con grande dispiacere, ci viene da pensare, per Laura Boldrini che tanto ha battagliato per la parità di genere), la intrigante poliziotta nata dalla fantasiosa penna di Gabriella Genisi. Lolita che peraltro sarà protagonista di una serie televisiva per Rai Uno interpretata da Luisa Ranieri (composta da quattro puntate della durata di 100 minuti ciascuna) e diretta da Luca Miniero. Fiction che dovrebbero essere girate nei prossimi mesi, Coronavirus permettendo, fra le città di Roma e di Bari. 
Gabriella Genisi, si diceva. Che sin dalle elementari aveva in testa di diventare scrittrice (“Volevo fare la Fallaci e mi sentivo già importante armeggiando con la Olivetti di papà”) e che tale sarebbe diventata utilizzando una lingua vivace, dagli influssi volutamente dialettali, e mischiando casi giudiziari a intrecci amorosi e incursioni culinarie (a fine romanzo tengono ad esempio banco le invitanti ricette di Lolì, ovvero la sua commissaria). Una penna ironica che ha il dono di saper raccontare all’insegna della semplicità, seppure a fronte - come lei ama definirla - “di una scrittura a spirale, avvolgente”. 
Lei che è ha assaporato le luci della ribalta appunto con Lolita Lobosco, “la poliziotta più sexy del Mediterraneo”, che dopo essere stata protagonista delle prime sette storie era stata lasciata in panchina, lo scorso anno, per dare voce, in Pizzica Amara, a una nuova eroina, Chicca Lopez: “Due donne agli antipodi anche se, incontrandosi, potrebbero diventare amiche”. 
Ma siccome la lingua batte dove il dente duole, eccola farla tornare in pista, per una nuova indagine, la sua Lolita dai tacchi a spillo. “Una donna - tiene a precisare l’autrice - come ce ne sono tante, moderna e tradizionalista, tosta sul lavoro quanto romantica nel privato. Non è bellissima, seppure non passi inosservata, e succede che i fidanzati la lascino come accade a tante donne”. 
Non a caso, proprio nelle prime battute de I quattro cantoni, la troviamo alle prese - lei che, come al solito, si racconta in prima persona - con un ritorno di fiamma. Quello con Giancarlo Caruso, il vicequestore con il quale aveva vissuto una mezza storia durante il mandato a Padova e che l’ha raggiunta in Puglia con Buck (il cane che tanto gli assomiglia), prendendo in affitto una casetta di pescatori in una frazione a ridosso di Polignano a Mare, in quel di Bari. 
Abitazione dove ben presto troverà alloggerà anche Penelope, un gatta nera piccolina e semicieca, capace di ingraziarsi subito la nostra Lolita. Ma non divaghiamo, in quanto basterà poco a entrare in scena un cadavere: quello del cinquantenne Nanni De Carne, il cui corpo gonfio e livido viene trovato appeso a un gancio (“Alla stregua - annota amaramente Lolita - di quei quarti di bue che penzolavano nelle macellerie quand’ero bambina”). 
Succede infatti a inizio di dicembre, quando mancano pochi giorni alla festa di San Nicola, che nella vicina Torre a Mare un uomo venga ammazzato nella sua villetta dopo essere stato brutalmente seviziato. La sera dopo, una Mercedes scura cerca di sfuggire a un posto di blocco e si schianta contro un muro: due uomini di etnia rom, padre e figlio, muoiono sul colpo. Quando si scopre che il Dna di uno dei due era anche sulla scena del crimine, il caso sembra chiuso. Ma l’origine etnica dei presunti assassini non fa che soffiare sul fuoco di un clima di odio e razzismo strisciante. 
Solo Lolita - che continua a dividere le sue passioni tra amori complicati, cucina del Sud e dedizione alla giustizia - non è convinta dell’esito delle indagini. In quanto, secondo lei, alcuni dettagli non quadrano. Tanto più che inspiegabili delitti, nelle settimane seguenti, cominceranno a insanguinare la città. Tutti casi che sembrano essere legati a un unico filo conduttore. Un filo invisibile per tutti, meno che per lei, la bella commissaria, che cercherà di dipanarlo a rischio non solo della sua carriera, ma anche della sua stessa vita. 
Che dire: una commedia noir all’italiana che intriga, cattura e al tempo stesso diverte. A fronte della brillante capacità della Genisi nel giocare a rimpiattino con il lettore, dando vita - con studiata leggerezza - a vicende e personaggi che lasciano il segno. Ma anche tirando in ballo problemi scottanti che non possono non indurre alla riflessione, oltre a giocare sul modo di concepire la vita dei baresi: gente semplice che ha sempre saputo che la vita è come una ruota. Che prima o poi gira e la fortuna torna. 
Per la cronaca Gabriella Genisi è nata a Bari l’8 giugno 1965 in una famiglia di professionisti (“Mio padre e mio nonno avvocati, mia madre insegnante”). Di fatto una signora controcorrente - con studi classici e laurea al seguito - che vive con il marito Agostino e i figli Giuseppe e Serena a Mola, a pochi chilometri dal capoluogo, anche se sono frequenti le sue puntate a Parigi dove, a suo dire, trova la giusta ispirazione per scrivere all’insegna dell’isolamento. 
Un’autrice che quando racconta sa di cosa sta parlando, in quanto non manca di documentarsi nel miglior modo possibile. Come peraltro dimostrato nei suoi precedenti romanzi: a partire dal suo debutto nel 2010 (“In realtà avevo già esordito con altri due libri di narrativa, Come quando fuori piove e Sino a quando le stelle sulla tematica dell’Alzheimer, editi dalla salentina Manni) con La circonferenza delle arance, seguito da Giallo ciliegia, Uva noir, Gioco pericoloso, Spaghetti all’Assassina, Mare nero e Dopo tanta nebbia e ora con I quattro cantoni. Tutti editi da Sonzogno, salvo la citata divagazione con Rizzoli ambientata nel Salento, una terra a suo dire magica...

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