Cultura

Un attentato, un telefono dall’aldilà, una vita sbagliata e uno scrittore con poche idee

Torna sui nostri scaffali, con quattro racconti lunghi, la genialità narrativa di Stephen King, un autore da 500 milioni di copie


01/06/2020

di MASSIMO MISTERO


“Mia madre e mia moglie mi hanno insegnato a essere un uomo. I miei figli mi hanno insegnato a essere libero”. E il fatto - nel nostro caso - di essere diventato scrittore? Beh, le motivazioni sono tante. “Un ricordo, una frase che ti colpisce, un cartellone pubblicitario, la visione di un film che ti ha segnato la giovinezza. Come nel caso di un horror prodotto dall’American International nel quale un tizio aveva così tanta paura di essere sepolto vivo che aveva fatto installare un telefono nella cripta. Già, un telefono che squilla nel regno dei morti… A volte tuttavia - tiene a precisare l’interessato - le storie hanno frullato nella mia mente per un sacco di anni”. 
Come nel caso di Se scorre il sangue (pagg. 502, euro 21,90, traduzione di Luca Briasco), il racconto che dà titolo il all’antologia firmata da quel geniaccio di Stephen King e pubblicata dalla Sperling & Kupfer, il suo editore italiano di riferimento con una novantina di titoli all’attivo. Lavori che gli sono valsi una infinità di riconoscimenti per meriti artistici: ad esempio - e tanto per citare - due anni fa ha ricevuto il Pen America Litrary Service Award, così come Barack Obama, quand’era ancora alla Casa Bianca, gli aveva conferito la National Medal of Arts. 
Stephen King, si diceva, un numero uno del terrore che sa come amalgamare inquietudine e odio, amore e morte, riscatto e passione. Giocando a rimpiattino con gli spettri notturni dei lettori. Una penna, unica nella storia della narrativa, ad aver venduto 500 milioni di copie a fronte di una lunga serie di bestseller che hanno ispirato registi del calibro di Stanley Kubrick, Brian De Palma, John Carpenter, David Cronenberg, Rob Reiner e Frank Darabont. Non a caso soltanto tre scrittori - William Shakespeare, Agatha Christie e Arthur Conan Doyle - possono vantare un numero paragonabile di adattamenti cinematografici, senza tener conto delle seguitissime serie televisive. 
A beneficio dei lettori ricordiamo che la storia che dà il titolo alla citata raccolta, composta da quattro racconti lunghi (tutti sorprendenti, fuori dagli schemi, forse anche fuori dal tempo), trae spunto da un modo di dire giornalistico. “Non è forse vero che quando succedono le peggiori tragedie (disastri aerei, stragi, attentati terroristici, morti di personaggi famosi) i reporter compaiono come mosche in quanto la notizia finirà nelle prime pagine dei quotidiani e dei notiziari televisivi? D’altra parte è risaputo: se scorre il sangue, si vende”. 
Nel nostro caso è una bomba alla Albert Macready Middle School a garantire i titoli cubitali delle prime pagine e le cruente immagini di apertura dei telegiornali. Tra i milioni di spettatori inorriditi davanti allo schermo, però, ce n’è una che coglie una nota stonata. Ovvero Holly Gibney, l’investigatrice che aveva già avuto esperienze ai confini della realtà con Mr Mercedes e l’Outsider. Ed è proprio lei che osserva la scena del crimine e si rende conto che qualcosa non va, che il primo inviato sul luogo della strage ha qualcosa di sbagliato. Inizia così Se scorre il sangue, “sequel indipendente” del bestseller The Outsider
Ma il lungo racconto dedicato alla detective preferita di King (come scrive lui stesso nella sua nota finale) è solo uno dei quattro - ne abbiamo già accennato fra le righe - che compongono la raccolta. Da Il telefono del signor Harrigan, dove vita e tecnologia si intrecciano in un modo inusuale, a La vita di Chuck, ispirato a un cartellone pubblicitario, fino a Ratto - che gioca con la natura stessa del talento di uno scrittore - le storie di questa antologia regalano al lettori spunti narrativi tipici di King. Capaci di catturare il lettore facendogli fare le ore piccole. Raccontati con finta semplicità, in quanto l’autore sa bene dove andare a parare. 
Per la cronaca ribadiamo che Stephen Edwin King - nato a Portland, nel Maine, il 21 settembre 1947 - si propone come uno dei più acclamati scrittori e sceneggiatori al mondo di letteratura fantastica (in particolare horror e gotico moderno). Lui che, dopo aver debuttato con Carrie, avrebbe dato alle stampe Le notti di Salem (Salem’s Lot) e soprattutto Shining, due romanzi che ancora oggi tengono banco al botteghino. Intraprendendo una strada lunga sempre costellata di successi a livello mondiale che lo hanno fatto diventare ricco, anzi, straricco. 
Lui che aveva dovuto confrontarsi con un’infanzia difficile, segnata dalla sparizione del padre quando aveva soltanto due anni, la qual cosa costrinse la madre a rimboccarsi le maniche per tirare avanti. Ferma restando una salute precaria, che lo aveva visto in prima elementare confrontarsi con diversi mesi di isolamento forzato, durante i quali imparò a leggere e soprattutto a scrivere. Una passione che negli anni lo avrebbe accompagnato, inizialmente senza risultati apprezzabili, tanto è vero che, per contribuire al menage familiare, si sarebbe adattato a lavorare come benzinaio, spazzino e addetto a una lavanderia. 
A complicare le cose nel 1971 - repetita iuvant - arrivò il matrimonio, fortunatamente felice, con una compagna di studi (Tabitha Jane Spruce, a sua volta scrittrice e poetessa, alla quale regolarmente - a margine dei suoi libri - non manca di dichiararle il suo amore), seguito a ruota dalla nascita dei figli. Di fatto, una vita complicata, resa ancora più difficile dalla sua dipendenza da alcol e droga. Ma nel 1974, dopo tre tentativi andati a vuoto, ingranò la marcia giusta e incassò i suoi primi 2.500 dollari dalla casa editrice Doubleday per la pubblicazione di Carrie, un romanzo passato inosservato nell’edizione rilegata ma che avrebbe riscosso un enorme successo in quella economica. 
A quel punto King, grazie anche alla cessione dei diritti per la trasposizione cinematografica, decise di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura, iniziando così una carriera costellata di premi e riconoscimenti, a un certo punto frenata (ma solo momentaneamente) da un bruttissimo incidente. Successe che il 19 giugno 1999, all’apice della fama, venisse travolto da un’auto mentre passeggiava (una consuetudine, la sua, di percorrere sei chilometri ogni giorno). Auto guidata da un quarantaduenne con una dozzina di altri incidenti al seguito, distratto dal suo rottweiler saltato sul sedile anteriore. 
Risultato? Se la cavò per un niente, superando una serie di gravi traumi fisici: polmone destro perforato, gamba destra con nove fratture, colonna vertebrale lesa in otto punti, quattro costole spezzate e lacerazione del cuoio capelluto. Sta di fatto che sarebbe uscito dall’ospedale - dopo ben sette operazioni chirurgiche - il 9 luglio, per poi dover affrontare un lunghissimo periodo di dolorosa riabilitazione. Insomma, ci sarebbe voluto un sacco di tempo per poter tornare alla sua routine, che ancora oggi lo vede ogni mattina scrivere ininterrottamente per quattro ore.

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