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Trasporti eccezionali: grazie ad Aipe si vede la luce in fondo al tunnel

Burocrazia e incuria delle strade mettevano a rischio l’industria della caldareria, ma grazie al prezioso contributo offerto dall’Associazione presieduta da Luca Tosto


20/07/2020

Luca Tosto, Presidente di Aipe

Dopo l’emergenza sanitaria da Covid-19 l’Italia sta ora affrontando la ripresa. Ripartenza vuol dire soprattutto investire nelle aree più strategiche dell’economia italiana. Una di queste è certamente rappresentata dal settore della caldareria, un comparto importante per il nostro Paese, che vanta un giro d’affari di 25 miliardi (di cui il 90% generato dalle esportazioni) e un numero di addetti che sfiora le 45mila unità. Nonostante da tempo burocrazia e incuria abbiano messo a rischio i trasporti eccezionali su gomma, le prospettive future per le imprese appaiono positive. Questo grazie al sostegno offerto loro da Aipe (Associazione Italiana Pressure Equipment), realtà presieduta da Luca Tosto, amministratore delegato del Gruppo Tosto, che si è fatta portavoce delle loro necessità. 
L’Associazione già nel 2018 aveva presentato al Ministero dei Trasporti una soluzione provvisoria, atta a risolvere l’urgenza dei trasporti eccezionali, che puntava sulle autostrade fluviali. Inoltre, aveva proposto un progetto che prevedeva azioni di rinforzo sui ponti esistenti con il coinvolgimento del Genio Civile o del Genio Militare, parallelamente alla costruzione di nuovi ponti. Inoltre, da tempo Aipe sta dialogando con Anas per individuare alcune viabilità certificate dove le aziende potranno qualificarsi per determinati percorsi, in modo da snellire gli iter. 
Grazie all’insistenza di Aipe, qualcosa si sta finalmente muovendo. E’ di questi giorni l’interrogazione parlamentare del senatore abruzzese Luciano D’Alfonso, Capogruppo Pd della Commissione Finanze e Tesoro a Palazzo Madama, che si è fatto portavoce delle istanze del settore. L’interrogazione parlamentare, sottoscritta anche dai senatori D’Arienzo, Cirinnà, Fedeli, Ferrazzi, Giacobbe, Laus, Pinotti, Pittella, Rojc, Taricco e Verducci, mira a far sì che questo importante asset strategico dell’industria italiana possa ottenere autorizzazioni in maniera più flessibile e che ci siano percorsi alternativi che nell’immediato diano le possibilità di circolare in totale sicurezza e maggiore celerità, nonché la condivisione della normativa di settore con un coordinamento attivo tra Regioni, Province ed Enti gestori delle strade. La questione prioritaria e risolutiva risiede nel monitoraggio dello stato delle reti stradali, che comporta l’individuazione e la manutenzione in efficienza di itinerari abilitati al trasporto eccezionale. 
«Fino ad ora la concessione delle autorizzazioni era un’impresa ardua e alle volte impossibile - afferma Luca Tosto -. Alle aziende veniva richiesto di effettuare verifiche sulla stabilità e sulle condizioni dei ponti a proprie spese. Un ulteriore e pesante aggravio di costi, dal momento che le aziende pagavano già indennizzi per l’usura delle strade. Tali verifiche valevano per strade comunali, provinciali e statali con ponti e per tutti i sovrappassi autostradali». 
Luca Tosto poi spiega il lungo iter procedurale: «Una volta comunicato il percorso ed effettuate le verifiche, queste venivano sottoposte agli enti proprietari delle strade che impiegavano ulteriore tempo per effettuare i dovuti controlli (oltre 15 giorni). La mancanza di dati tecnici relativi ai manufatti stradali rendeva questo percorso molto complesso (i progetti originali, le relazioni di collaudo e altri documenti tecnici non erano quasi mai disponibili). Per rincarare la dose, l’incertezza normativa si sommava al timore degli enti e alla fine di questo lungo processo poteva anche capitare che il permesso non venisse rilasciato». 
La lungaggine delle procedure autorizzative causava ritardi nel trasporto dei manufatti, danneggiando le imprese della caldareria, che incorrevano anche in penali per i ritardi oltre alla perdita di competitività nei confronti delle imprese straniere. Il Presidente di Aipe sottolinea che gli operatori stranieri stavano cominciando ad abbandonare l’Italia, perché qui, viste le problematiche logistiche, era meglio non effettuare ordini per componenti di heavy industry. «Eravamo l’unico Stato al mondo che perdeva ordini a causa di una rete stradale non idonea: un paradosso per una nazione che ha sempre favorito il trasporto su gomma!», conferma Luca Tosto. 
La rete stradale è malmessa. Lo scenario delineato dal Presidente è drammatico: su 25.000 km di viabilità nazionale ci sono una decina di percorsi critici su cui transitano i trasporti eccezionali per arrivare al porto industriale più vicino. In questi tragitti troviamo circa 60 ponti che necessitano di interventi di manutenzione. «Ci auguriamo che il Governo con questo provvedimento ci metta nelle condizioni di non perdere i 25 miliardi di fatturato di questo importante settore», conclude Luca Tosto. 

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